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Era sotto gli occhi di tutti ormai che un sentimento stava nascendo tra i due, con grande dolore di Fausto, un loro collega da sempre innamorato di lei, che vedeva assottigliare ogni sua residua possibilità giorno dopo giorno.

Imma e Aldo sembravano due ragazzetti innamorati che scoprono un’emozione nuova, che si faceva sempre più forte ma che non avevano sufficiente esperienza per poter gestire appieno, tanto era diversa da tutto quello provato fino a quel momento.

Occhiatine dolci, risatine imbarazzate e il primo bacio, una sera nell’ufficio di lei, davanti al monitor di un computer guardone; adesso ad Aldo sembrava che nulla potesse frapporsi tra il loro amore.

Arrivò anche il periodo delle feste.

Aldo e Imma avevano deciso di passare insieme la vigilia di Natale, poi lei sarebbe partita per raggiungere la sua famiglia e trascorrere con loro le feste, mentre lui aveva in programma di restarsene a casa in panciolle.

Al massimo un fine settimana a casa della sorella che lo aveva invitato numerose volte, pochi giorni soli poi lui l’avrebbe raggiunta e avrebbero festeggiato congiuntamente l’ultimo giorno di un anno che, cominciato in maniera pessima, aveva presentato negli ultimi mesi un risvolto piacevolmente differente.

Così, una sera di dicembre decise di uscire prima dal lavoro e di recarsi in centro; avrebbe cercato un regalo da donare a Imma per rendere del tutto manifesto l’amore che provava per lei.

Aveva sentito parlare alcune colleghe di una gioielleria particolarmente famosa e fornita della città, e decise di andarci.

Posteggiò la vettura distante, visto che i parcheggi erano tutti occupati, e quindi dovette fare a piedi l’intero percorso che lo divideva dalla sua meta. Vagando su di un lungo tratto dell’ampio viale principale, notò con piacere che era pieno zeppo di negozi, le cui vetrine erano completamente addobbate per le imminenti festività, ormai era scesa la sera e il lungo viale era totalmente sovrastato da luminarie che spandevano nel buio circostante caldi toni di luce rossa, bianca oppure azzurra.

Le forme erano tra le più varie ma ovviamente tutte avevano un forte richiamo con il Natale ormai alle porte; alcune raffiguravano la stella cometa, altre fiocchi di neve stilizzati e addobbi per l’albero, altre ancora invece componevano contro il cielo di un profondo blu notte, i lineamenti di santa Claus.

Aldo si sentiva tornare bambino, quando accompagnava in quei giorni sua madre a fare le ultime spese, si sentiva bene, era felice, anche se non capiva se era colpa dell’atmosfera oppure dell’amore che si stava sviluppando in lui.

Fu facile trovare il negozio di gioie, si avvicinò alla vetrina piena di anelli, catene, bracciali e orologi di ogni genere, ognuno sopra il proprio espositore col cartellino del prezzo in bella vista.

Lo sguardo gli cadde su di un solitario in oro bianco con un diamante che pareva godere di vita propria, da quanta luce rimandava allo sguardo di chi lo ammirava.

Gli cadde l’occhio sul cartellino del prezzo.

“Caspita!” Pensò tra sé e sé, “Sono quasi tremila euro.”

La scelta era già stata fatta, pensò quello splendido gioiello al dito della sua Imma, alla felicità e alla sorpresa nel suo sguardo quando avrebbe aperto la piccola custodia in velluto blu.

Sapeva bene anche che un simile oggetto era il simbolo della più puro della richiesta fra due innamorati, il coronamento di un sogno d’amore che, si sperava, sarebbe durato tutta la vita; sì, perché nel momento in cui glielo avrebbe donato le avrebbe chiesto di diventare la sua fidanzata.

Era conscio che la richiesta sarebbe potuta sembrare prematura a Imma, ma l’avrebbe convinta del suo amore e del fatto che davanti a esso, sarebbe stato inutile aspettare ulteriormente; così entrò nella oreficeria e lo acquistò.

Uscì poco dopo con l’anello avvolto in un elegante pacchetto in carta dorata riposto nella sua tasca, non si sentiva più così da anni, gli pareva di essere un ragazzotto che porta alla sua prima fidanzatina il “pegno di amore eterno”, era talmente felice che non si accorse neppure di essere arrivato alla macchina.

Giunto sul pianerottolo di casa, seduta sull’ultimo gradino, avvolta in un pesante cappotto vide Claudia ad attenderlo; dava l’impressione di essere lì da qualche tempo.

Quando la vide si bloccò, stupito e allo stesso tempo, infastidito.

Lei allargò i suoi grandi occhi neri, un sorriso le si dipinse in volto, era contenta di vederlo ma la sua felicità durò poco, la durezza dell’espressione di lui la gelò.

“Cosa ci fai tu qui?” Chiese Aldo seccamente.

“Sono settimane, anzi mesi che cerco di mettermi in contatto con te, attraverso le e-mail o il cellulare ma tu non ti sei mai degnato di rispondermi, così sono venuta di persona.”

“Chi ti ha dato il mio nuovo indirizzo?”

Lei abbassò gli occhi e con un filo di voce rispose “Paolo.”

Una vampata di ira si impadronì di lui, si trattenne a stento dall’urlarle contro tutte le peggiori parole che riusciva a ricordare in quel momento e di sparire per sempre dalla sua vita.

Paolo, il collega e l’amico del cuore, colui con il quale l’aveva tradito.

La sua mente si infiammò nuovamente di pensieri e ricordò l’attimo in cui li scoprì nudi e raggomitolati l’uno nell’altra proprio nel loro talamo nuziale, credeva in tutto questo tempo di avere rimosso quell’episodio, seppellito sotto la sua attuale routine quotidiana.

Con rammarico si rese conto che non era così.

“Vai via, lo dico per il tuo bene.” Esplose lui, col corpo che vibrava per la rabbia, contratto allo spasimo nel tentativo di mantenere ancora una parvenza di controllo, “Vattene!”

Lei si sedette nuovamente sul gradino guardando fisso quegli occhi iniettati di sangue, quasi a volerlo sfidare.

“NO!” Disse con un inappropriato tono risoluto.

“Vattene ti prego, non credo che riuscirò a trattenermi ancora per molto.”

“Cosa vuoi fare, picchiarmi, farmi del male? Non me ne potrai mai fare più di quanto tu me ne abbia già fatto.”.

L’ira di colpo lasciò il posto a un incredulo stupore.

“Cosa ti ho fatto io? Se non sbaglio a rotolarti nel letto col mio ex amico e concederti a lui, sei stata tu.

TU! Mi hai spezzato il cuore, hai fatto di me uno straccio, non tentare quindi, quantunque ne detti accorto, di rigirare la frittata, tu hai fatto la puttana, non io!”.

L’accento che portò volutamente sull’ultimo tratto della frase era intinto nell’aceto, per provocarle quanto più dolore possibile, per dimostrare il profondo disprezzo che nutriva verso di lei.

Claudia parve assorbire bene il colpo senza battere ciglio.

Lui avrebbe voluto tanto che lei si alzasse e, offesa, gli mollasse un ceffone perché questo avrebbe dato la stura a una sua reazione, le avrebbe restituito con gli interessi il dolore che aveva patito ma le avrebbe anche spiegato l’orrore che gli provocava il trovarsela di fronte.

Ma lei non si mosse, tutto dava l’impressione che ciò che lei era venuta a dire fosse troppo importante per essere inquinato da ulteriori parole, di cui poi entrambi si sarebbero pentiti.

“Non ti consentirò di rovinarmi ancora la vita.” Disse l’uomo girando su sé stesso e cominciando a percorrere le scale in discesa.

“Aldo!” Implorò lei “Ascoltami, ti prego, sopporta la mia presenza una volta ancora poi, se vorrai sparire del tutto non ti darò più fastidio.”

“E’ una promessa?” Disse lui continuando a scendere, “Vedi di non esser qui quando tornerò, altrimenti ti mostrerò un lato di me che ancora non conosci!”

Uscì in stato di trance, l’unica cosa che gli aveva dato la forza di non lasciarsi andare era stato il volto di Imma, che aveva in qualche modo anestetizzato le pulsioni più dure verso la sua ex consorte.

Decise che, per darle più tempo per andarsene, sarebbe restato fuori di casa almeno un’ora, così si diresse a piedi verso un bar poco distante dal suo appartamento.

Ora che la rabbia e il rancore stavano passando, si pentì di non aver ascoltato Claudia, forse aveva qualcosa di davvero importante da dire, diversamente non si spiegava perché si fosse tanto umiliata davanti a lui, ma ormai il dado era tratto, era convinto che dopo quella sera non l’avrebbe più rivista e questo cosa non sapeva se gli faceva piacere o meno.

Tra una birra e un caffè l’ora passò abbondantemente, scese dall’alto sgabello del bar e si avviò verso casa, era ancora pensieroso, la visita di Claudia l’aveva scosso ben di più di quello che avrebbe immaginato, però ormai quella parentesi sofferta della sua vita si era conclusa, qualcosa di nuovo l’aspettava con Imma, qualcosa di meraviglioso.

Dischiuse il portone in vetro antisfondamento dell’ingresso del suo palazzo e salì le scale, con timore girò la curva dell’ultima rampa, quella dove aveva incontrato poco prima l’ex moglie.

Lei non c’era più.

Rasserenato si avviò verso la porta del suo appartamento e la aprì.

Con sorpresa per terra vide una busta gialla, si chinò e la raccolse, evidentemente era stata infilata sotto la fessura da Claudia prima di andarsene, infatti, aveva scritto il suo nome con un pennarello nero.

Senza aprirla la buttò sulla piccola console dell’entrata, vicino al vuotatasche e all’apparecchio telefonico, poi si avviò in cucina.

Non aveva fame ma si sforzò di masticare qualche boccone di pizza che era avanzata dalla sera precedente, era turbato dall’arrivo di Claudia ma anche da qualcosa d’altro che non riusciva a comprendere, alcune frasi della donna gli risuonavano in testa e non era capace di cacciarle.

Voleva con tutte le sue forze mettere la parola “fine” a tutto, quindi si alzò, prese la busta e la aprì stracciando di netto il bordo.

Conteneva un unico foglio bianco fittamente cosparso di parole scritte con una calligrafia che conosceva bene:

“Caro Aldo, come hai visto me ne sono andata, ma le cose che ho da dirti sono troppo importanti per essere lasciate in sospeso.

Ho sbagliato, lo so e non voglio certo negare il male che ti ho fatto, ma volevo che anche tu sapessi quello che tu hai fatto a me.

Vivevamo in una bella casa e non mi mancava nulla ma il prezzo di tutto questo era la tua indifferenza, lavoravi molto per farci stare meglio, questo è vero e io te ne sono sempre stata grata, ma soprattutto negli ultimi anni tu mi hai dato troppo per scontata, per te io ero…”.

Stracciò la lettera in due, ancora non riusciva a darsi pace, era ancora convinta che lui ci sarebbe caduto? Era davvero certa che quello che era successo non fosse stata una sua unica colpa? Forse quella era stata davvero l’unica volta in cui l’aveva tradito, non ne dubitava, ma farlo a casa loro, nel loro letto aveva trasformato l’atto in un palese sfregio non solo nei suoi confronti, ma soprattutto in quello che avevano creato insieme.

Era furibondo, girava per la sala da pranzo come una tigre in gabbia.

“Il mio lavoro è stato la causa di questo?” Pensò incredulo. “Forse che io mi divertivo a lavorare dodici ore il giorno? A perdere corposi brandelli della mia vita che mai mi sarebbero stati resi? Per cosa poi, per una casa migliore, per dimostrare agli altri il suo tenore di vita?

Per comprare a Claudia il gioiello o la pelliccia con la quale andare in giro per farsene vanto con le amiche?”.

Offeso e anche umiliato si rimise il cappotto, aveva nuovamente voglia di uscire dall’oppressione di quelle quattro mura, che lei era riuscita nuovamente ad appestare con la sua fetida presenza.

Odiava Claudia, anzi in quel momento odiava tutte le donne.

In corridoio la rabbia però si trasformò in qualcosa di più pregnante, più intenso, più necessario, tolse dalla tasca della sua elegante giacca in lana una piccola scarsella in velluto nero su cui erano stampigliati alcuni caratteri color oro GIOIELLERIA MOMENTI PREZIOSI, la liberò dal legaccio in cordoncino che la costringeva e ne aprì le capaci fauci estraendo una piccola custodia a forma di scrigno.

La schiuse, consentendo al costoso prisma ialino imprigionato al suo interno di catturare un raggio di luce proveniente dal lampadario e di renderglielo scomposto nei colori dell’iride che si irraggiarono tutti intorno, danzando come colorate silfidi sui muri di quella umile casa impreziosendola col loro balletto che era un inno al suo amore per Imma.

È vero questo sentimento” pensò “oppure è solo un effimero fuoco fatuo, un momentaneo trasporto che il tempo scolorirà e spegnerà come fa un dispettoso refolo con la fiamma di un cerino?”

Lo sconforto lo colse, il dubbio gli avvinghiò il cuore, non voleva perdere Imma ma non poteva più fidarsi di nessuna donna.

Loro sapevano solo ferire e cospargere di sale le lacerazioni ancora aperte.

Era lì, in piedi davanti alla porta di casa a riflettere, in uno stato di torpore catatonico, quando il campanello squillò.

Aldo non sapeva se aprire o no quel guscio che lo riparava dal mondo esterno; fosse stata nuovamente Claudia non era in grado di conoscere a priori la reazione che avrebbe avuto, forse non violenta ma probabilmente sgradevole.

Guardò dallo spioncino, il bellissimo viso di Imma appariva delizioso, anche se leggermente deformato dalla convessità della piccola lente; mise nuovamente al sicuro l’anello e aprì, accettando l’ineluttabilità di quell’assurdo destino che crea le sue trame senza minimamente curarsi dei sentimenti umani.

“Non dovevi essere dai tuoi genitori?” Chiese.

 “Non sei contento di vedermi?” Rispose lei con tono allegro “Ho voluto farti una sorpresa, non volevo che tu passassi da solo il Natale”.

Aldo la guardò fisso negli occhi, lei rispose al suo sguardo con una dolcezza che lo intenerì e sciolse tutta la rabbia che gli galleggiava nel cuore.

Adesso sapeva cosa doveva fare, concedere all’amore e a sé stesso una seconda possibilità, schiudere il suo guscio lasciando che il mondo potesse nutrirsi della succulenta polpa della sua anima.

Rischiare nuovamente era l’unica alternativa a una grigia esistenza, fatta di rimorsi e di rimpianti.

Inacidito nel cuore e nella mente si vedeva vecchio e stanco ancora in quell’appartamento, pulito ma sterile.

Non attese neppure che lei chiudesse il portoncino, infilò la mano nella tasca ed estrasse la scatola, davanti allo sguardo divertito della donna si inginocchiò, non senza alcuna fatica, e porgendola verso di lei ne alzò il coperchio rivelandone il contenuto e tutto di un fiato, come se non avesse voluto darle il tempo di riflettere, declamò la classica frase:

“Imma, mi vuoi sposare?”

Lo sguardo della donna in pochi istanti passò dal divertito al sorpreso, dal meravigliato all’incredulo e dallo strabiliato all’emozionato, ben sapendo cosa questo volesse dire per lui, quale immane passo aveva compiuto, o stava per compiere, per amor suo.

Le parole le si strozzarono in gola, il riverbero della pietra altro non era che il fuoco del suo amore, sentì il viso farsi rovente e il cuore battere così velocemente che, dubitava esistesse al mondo uno strumento adatto a misurarlo.

“Sì!” Urlò sottovoce “Lo voglio”.

Aldo si alzò, prese l’anello dal gancetto in velluto e lo mise al dito di Imma che, come un’adolescente, perdeva dagli occhi enormi gocce di felicità.

“Ti sta benissimo”. Aggiunse rimirandone la mano.

“Ti amo!” Disse lei con un filo di voce, poi permise al suo uomo di stringerla fortemente a sé ed esplose di gioia quando le loro due labbra si unirono in un afflato di passione.

Il mondo, per un istante, ruotò intorno alle loro due figure avvinghiate.

Si staccarono, a fatica, e in quel momento Aldo si rese conto che finalmente il passato, con i suoi ricordi tristi, non aveva più alcun potere su di lui.

 

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Alcano
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Cinquantasette anni e un sacco di e-book all'attivo, scrivo solo per passione e per appassionare, per dimostrare che si è sempre giovani per scrivere.

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