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19 anni arrivati troppo in fretta, pochi amici e una vita difficile condita con abuso di droghe e alcool, capelli scuri e lo sguardo di chi si era sempre sacrificato per la felicità degli altri, senza mai ottenere nulla in cambio. Si poteva riassumere così , Shirley, ingenua e con l’ambizione di regalare un pezzo di sé a chiunque avesse deciso di attraversare, anche solo per un secondo, la sua strada forse perché nessuno aveva mai fatto lo stesso con lei, forse perché aveva passato una vita ad aspettare qualcuno che ricambiasse un suo sguardo con la sua stessa umanità, ma non era mai successo. Non era mai riuscita a colmare quel vuoto che la stava lentamente inghiottendo, un vuoto che solo una forte empatia poteva colmare, ma le cose dovevano cambiare, con o senza l’approvazione di un destino che sembrava ormai segnato.

Era ormai passato un anno da quando Shirley aveva finito la scuola, nel senso più filosofico del termine: aveva imparato tanto in quegli anni, segnati da amori impossibili, problemi in famiglia e il costante tentativo di evadere da sé stessa; a dirla tutta lei odiava se stessa. Non riusciva a guardarsi allo specchio senza provare il desiderio di prendere a testate l’immagine al suo interno riflessa, avrebbe cambiato ogni sua singola cellula, se solo ne avesse avuto la possibilità.

Ma quel periodo era finito, aveva deciso che non avrebbe più rincorso nessuno, che avrebbe solo pensato a se stessa, e fu esattamente quello che successe. Dopo quell’estate, passata tra casa e lavoro, aveva finalmente deciso di aprire quella finestra che affacciava sul suo futuro, rimasta chiusa per troppo tempo.

Iniziò tutto quando il profumo della prima busta paga portò una ventata di aria fresca in quell’estate afosa, si rese conto che da lì avrebbe potuto creare qualcosa, era brava nel suo lavoro, nonostante a volte fosse un po’ impacciata e le urla non mancassero mai, si sentiva grande, indipendente, come aveva sempre sognato. Da lì a poco sua madre decise di trasferirsi con l’uomo che aveva da sempre amato e si ritrovò con un appartamento tutto suo, pagava l’affitto e le sembrava di toccare il cielo con un dito, aveva smesso persino di fumare tutto il giorno, e si sentiva una persona nuova.

Ma l’inverno, si sa, è un momento di pausa per il mondo, o almeno lo era per la sua piccola cittadina sul mare. Non passò molto tempo prima che i vecchi fantasmi del passato tornassero con il conto per averla lasciata in pace per tutta la stagione precedente, e si sa, le persone oneste, al momento di pagare non fingono di dover andare alla toilette.

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2 Comments


  1. In mezzo è il sale amaro del potere che logora soprattutto il Poeta Analfabeta che dovrebbe fare altre poesie buone e invece sta la note a angustiare chi magari ha fatto meglio di lui, ma la note è della brava gente ma anche di chi per esser brava gente deve anche pensare a che significa, e impegnarsi…scherzare ma anche rispettare gli altri…

  2. Alcano
    Alcano

    Mi piace il tuo stile, anche se il finale è un po’ fumoso e non spiega bene quali conti Shirley sia costretta a pagare. Si può, anzi si deve, lasciare spazio alla fantasia del lettore ma se non la segni con alcuni paletti questa vola via e rimane spiazzata