Sagome di cioccolata
-Dolcetto o scherzetto?!- ripetevano i bambini girando di casa in casa. Il gruppo formato da Marcello e i suoi amici, poco più grandi di lui, aveva superato da poco la residenza dei Vinciguerra quando si avvicinarono all’abitazione di Morza. La signora viveva sulla medesima via condividendo la disparita del numero civico. La sua era la terza casa dopo una grande villa, con una piccola stradina a separare la casa di lei dalle altre. La residenza non era un granché. Le altre dimore erano ampie, altre con dei gran bei terrazzi e giardini larghi per farci giocare i bambini, mentre quella della Morza non aveva queste caratteristiche che a livello immobiliare risaltavano il prezzo del fabbricato. Tuttavia la sua proprietà era adornata di una splendida cura, tutt’altro riguardante ad taglio pareggiato del prato o la tinteggiatura risplendente sulle mura. La sua residenza era decorata con grande dedizione, in quanto halloween era la festa che più apprezzava. Una bella notte d’immaginazione e magia, una notte in cui le tenebre erano ben viste risultando di buona presenza. Era incantevole vedere come tutti, e soprattutto i bambini, ne traevano piacere in quella che un tempo non sarebbe stata altro che un’occasione di porcherie e caccia alla streghe. Erano altri tempi, epoca di libertà, nel pensiero e nell’espressione.
La comitiva di bambini si apprestò a varcare il domicilio della donna. Il cancello era rimasto aperto per permettere a tutti di entrare, senza esclusioni. Per primo passò il vampiro, poi la mummia, il licantropo ed infine un sorridente pagliaccio seguito dallo zombie della compagnia. Marcello rimase stupito di vedere con quanto impegno avesse arredato il giardino. C’erano tombe con scheletri appesi, mentre altri emergevano dalle buche scavate appositamente. Le ragnatele ricoprivano la casa come se degli aerei avessero cercato di pescarla, le zucche poi, quelle risultavano anche troppo eccessive. Ciò nonostante l’atmosfera era magnifica, la miglior casa che i bambini avevano visitato, forse l’unica a cui fosse importato davvero di addobbarla.
Attraversarono il cimitero con sguardi catturati dall’ambientazione spettrale. Giunti alla porta bussarono ripetendo la celebre frase della festa. Fremendo per la visita la donna scostò la porta gridando -Chi brama essere dannato!-.
I bambini gridarono -Noi! Se ci da i dolcetti-.
A quel punto la signorina, vestita con un’eccitante abito da streghetta, afferrò alcuni cioccolatini avvolti nella carta stagnola. Il colore rifletteva opacamente nell’ultimo buio d’ottobre. Estrasse i dolci da un cestino a forma di zucca, ma gli occhi dei bambini erano puntati più sui fianchi di lei che sui cioccolatini. Ne diede una manciata per ciascuna senza porsi troppo problemi per le quantità che forniva, ne aveva abbastanza e prima del mattino se ne sarebbe sbarazzata di tutta quella roba che mai avrebbe messo sotto i denti.
I bambini la ringraziarono eccedendo ai complimenti per il bottino. Si era distinta dalle prime case in cui un anziana aveva concesso una sola caramella a ciascuno. Lei li aveva viziati e prima di vederli andare via diede un altro paio di cacao al non morto. La ringraziò ancora e lei rispose -Di nulla zuccherino- facendo un occhiolino finendo con slanciare un bacio ai ragazzini. Lui lo interpretò come un gesto personale vantando con questi quel frangente mentre gioiosi si allontanavano dalla dimora.
Una volta chiusa la porta la strega tornò al tavolo dove tra le tante cose vi era il recipiente con i dolci. Ogni dolcetto aveva una sua propria figura. Un giardiniere, un postino e perfino un poliziotto di cacao. Intanto che si apprestava ad incartarli ripensava a quando li aveva trasformati in quelle brune statuette. Alcune vennero tramutati per suo divertimento altri perché non poté farne a meno, dopotutto dopo secoli bui per la magia non poteva lasciare che le inquisizioni tornassero. Non gradiva la sensazione di vedersi giustiziata con un falò, non amava il caldo ne le fiamme.
Dirigendosi presso la seguente dimora Marcello scartò uno dei dolci offertole dalla donna. Gli morse i piedi e quando lo ammirò lo mostrò ad un suo amico dichiarando -Guarda, questo qui sembra Samuele-. Ispezionandolo l’altro gli rispose -Si sembra proprio lui. Conservalo, magari glielo faremo vedere quando tornerà-. Marcello lo ripose nella bustina sperando ingenuamente che l’amico scomparso un giorno sarebbe tornato.

Ben scritto e ben congegnato. Poteva esserci un genitore dei ragazzi tra le sagome, o uno di loro poteva venir sacrificato scomparendo per finire sagomato! Non è facile la commedia horror, ma te la sei cavata.
bravo! molto interessante continuerò a leggere!
Bello!!
Complimenti.
Un caro saluto:-)
Oh bravissimo! Davvero niente male. Complimenti. Scrivi molto bene, vorrei riuscire a scrivere in maniera scorrevole come te! Anche io ho scritto un paio di storielle qui, se vuoi puoi darci un’occhiata. Sei davvero in gamba!!!
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