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Quando tornavo a casa dalle medie, mia nonna mi aspettava, sorvegliandomi attentamente dalla finestra durante il tragitto.
Tolta quella sensazione fastidiosa dello zaino sulle spalle, mi sedevo a tavola.
Prima di me però, si presentava sempre un piatto di pasta, di solito al pesto.
Era cotta al dente, come piaceva a me.

Quando tornavo a casa dalle superiori, ogni tanto mia nonna mi aspettava,
sul divano.
Tolta quella sensazione fastidiosa di stress, mi sedevo a tavola.
Poi arrivava un piatto di pasta, sempre al pesto.
Questa volta la pasta era un po’ più scotta, ma andava bene comunque.

Quando tornavo a casa dall’università, mia nonna non mi aspettava.
Non riuscivo nemmeno a togliermi quella brutta sensazione di stress dalle spalle.
Neanche il piatto di pasta arrivava, e giustamente, dovevo cucinarmelo io.
Questa volta la pasta era decisamente scotta, e la condivo con il primo sugo che mi cadeva sotto gli occhi.
A volte capitava che la mangiassi anche in bianco.

Il piatto di pasta, è sempre stato una costante delle nostre vite.
Ci ha accompagnato nell’adolescenza e, tra tutti i cambiamenti, sembrava cambiasse anche lui.
Quella sorta di rito che si creava, quella specie di strana sicurezza che trovavo nel sedermi a tavola, dopo una bella giornata a scuola, per poi parlare delle cavolate fatte e dei brutti voti presi, non la sento più da un po’ di tempo.
Dal primo anno di medie, sono passati oramai dieci anni.
Ho iniziato a capire che “Il piatto di pasta” non fosse più lo stesso, circa al terzo anno del liceo.
Avevo sedici anni.
Era un’età chiave per tutti i ragazzi come me.
Un’età che ti vuole far scoprire il mondo, e allo stesso tempo ti mette come un paio di occhiali scurissimi in viso, e ti rende la vista annebbiata.
L’unico modo per togliersi quei maledetti occhiali dalla faccia, era quello di fare più esperienze possibili. Di iniziare a vivere insomma.
A sedici anni capisci cose che non vorresti mai capire, capisci che sedici anni li hai solo una volta.
Sedici maledetti anni.
La spensieratezza che il me di quell’età aveva, la invido tutt’ora.
Il sapere che potessi fare quasi tutto, senza badare alle conseguenze, mi dava una scarica di endorfine che mi faceva sentire il classico brividino dietro la schiena.
A vent’anni rimpiango quella spensieratezza.
Quella spensieratezza ora è diventata consapevolezza, la consapevolezza che ciò che sono adesso, mentre scrivo al computer, è il prodotto delle scelte che ho fatto quattro anni fa.
Ci rifugiamo nei ricordi molto spesso, perché la vita di adesso non ci appaga abbastanza.
Mi capita spesso di sognare scenari diversi della mia vita, mi capita di arrabbiarmi pensando alle scelte diverse che avrei potuto fare.
Ma alla fine non si può cambiare il passato, bensì si può usare come solida base di costruzione, per un futuro migliore.
E il primo passo secondo me, per le nuove fondamenta, è quello di cucinarsi un bel piatto di pasta.
Cuocerla bene, se sono spaghetti circa 11/12 minuti, e preparare un bel condimento.
Sedersi poi a mangiare, soddisfatti di chi siamo, e di chi potremmo diventare, parlando della giornata che stiamo vivendo, scherzandoci, magari anche arrabbiandoci.
Il piatto di pasta è l’andare avanti.
Il piatto di pasta è un brutto rimpianto.
Il piatto di pasta è una cotta per una ragazza che non ricambia.
Il piatto di pasta, è un pianto di malinconia.
Il piatto di pasta, è un accenno di sorriso ripensando a una serata con gli amici.
Il piatto di pasta, è un obiettivo raggiunto.
Il piatto di pasta, è un obiettivo da raggiungere.

Se potessi dire un parola soltanto al me stesso di sedici anni, sarebbe probabilmente:
“Mangia!”
 

 

 

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2 Comments

  1. Alcano
    Alcano

    Cosa dire, la prima parte l’ho davvero amata, la metafora del tempo che passa resa con la pasta che tua nonna ti preparava mi ha fatto venire i brividi…poi anche il resto mi è molto piaciuto e lo condivido perché penso sia una costante di tutti il rimpianto. Scrivi in modo perfetto, riesci a condensare interi universi di emozioni e sensazioni in pochi versi…direi che il sito ha fatto un ottimo acquisto.

    1. Puso
      Puso

      Speriamo che il sito abbia scelto bene prima di andare alla cassa!
      Grazie mille per il commento e per le belle parole, alla fine sono qua solo per raccontare, ed essere capiti, mi rende ancora più felice.