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00:57 L’orologio del suo cellulare ricopriva quasi tutto lo schermo, difficile sbagliarsi. Lancette digitali a parte nessuna icona messaggio. Si conoscevano da talmente poco tempo che l’unica certezza che li univa, per ora, era quella bottiglia di vino bianco che lui teneva nella mano. Per quella sera sperava di trovarne molte altre. Aspettava invisibile, seduto, calmo, alla finta luce calda dei lampioni della chiesa. Il cappuccio abbassato per rendersi celato agli altri. Un dono o una maledizione. Volente o nolente riusciva a sparire dalla vista con facilità. Alzò lo sguardo dall’intreccio geometrico del sagrato per guardarsi intorno, temendo che forse persino chi avrebbe dovuto dividere quella bottiglia di vino con lui avrebbe potuto non accorgersi che era là. Impossibile però non notarlo nella piazza vuota, gatto beffardo a parte. Nell’immobilità degli ultimi 40 minuti aveva avuto tempo di pensare, soprattutto a parole vuote come dignità, orgoglio e amor proprio. Non si era mosso da quando si era seduto. Disturbante ma innocuo come un gargoyle, tanto che il micio non lo percepiva più come una minaccia, si faceva anzi sempre più audace e più vicino. Forse aveva esagerato col profumo quella sera. Aveva deciso qualche mezz’ora prima di abbandonare le speranze all’una esatta. Guardò lo schermo del telefono: Le 00:59 diventarono inesorabilmente l’una.
00:58 Rimise il telefono in tasca dopo aver cambiato canzone. Qualcosa di meno deprimente. Si ripromise di non condividere i suoi gusti musicali quella sera. Era consapevole di quanto fossero imbarazzanti. O forse si sarebbero fatti una risata. Guardò l’orologio che portava al polso. Ultimo retaggio di chi portava già l’orologio prima dell’arrivo dei cellulari. Quell’oggetto semidimenticato, antico e inutile fino a quel momento segnava le 00:58. Non lo guardava da talmente tanto tempo da non essersi accorto che non era preciso. Era convinto che non fosse il tipo da lasciarsi sfuggire un dettaglio del genere. Fino ad un giorno prima era convinto di conoscersi. Avrebbe potuto descriversi con 5 aggettivi o anche meno con estrema precisione. Ora voleva solo stappare quella bottiglia e farsi aiutare a trovarne di nuovi insieme. Quei vecchi attributi, quella sera, li sentiva stretti ormai. Per tutto il tempo aveva seguito con gli occhi l’ultimo giro della lancetta dei secondi. Era l’una.
00:59 circa Alzò la testa verso il cielo per prendere un respiro profondo e si tolse le cuffie dalle orecchie. Per farsi coraggio ed abbandonare il campo. L’orologio del campanile, con l’estrema calma dovuta alla mancanza della lancetta dei secondi, lo rassicurò che ancora non era ora. Il gatto nel frattempo, al suo movimento improvviso, era scattato terrorizzato sotto un’automobile. Gli occhi luminosi lo guardavano dal buio rinfacciandogli la fiducia che aveva avuto in lui e nella sua immobilità. Dietro la torre si allargava un cielo sereno, tanto che riusciva a vedere qualche stella nonostante quelle luci arancioni fredde del cazzo. Aveva vissuto gran parte della sua vita in maniera teatrale e provocatoria. Aveva speso quasi tutto il suo tempo leggendo di gesta altrui e rimpiendosi la testa di ricordi non suoi. Per questo gli sembrò normale pensare che la campana sarebbe stato molto più adatta come ultima scadenza per un incontro. Al terzo o quarto bicchiere di vino forse avrebbe confessato anche tutti questi suoi pensieri. Voleva parlare anche di questa sua attesa, ma di certo non per fare un rimprovero. Sentiva solo un gran bisogno di essere sincero. Nel silenzio assoluto della piazza sentì il rumore degli ingranaggi mettersi in moto prima ancora del rintocco . Si alzò e prese la bottiglia di vino con la mano completamente intirizzita dal freddo. Cavolo se faceva freddo quella sera. Talmente freddo che gli lacrimavano gli occhi. Un singolo e assordante rintocco lo informò, senza che ce ne fosse bisogno, che era l’una.
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4 Comments

  1. ignotochi
    ignotochi

    Bello questo racconto, è uno squarcio di un momento nudo e crudo. Si sente tanta malinconia e tormento. Anche se la storia è molto personale, e la trama un po’ chiusa, poco importa, l’emoziene è arrivata. Ti dono oro. Ciao.