Con la clessidra in mano, tornammo indietro, passo per passo, seguendo le istruzioni dell’anziano signore.
Anche se in realtà metà del messaggio non l’avevamo compresa del tutto.
”il posto prescelto”. Aveva detto il vecchio. Ma quale era il posto prescelto?
Guardandoci intorno in quel posto desolato, tornammo alle spighe di grano, nere come sempre, ad aspettare. Che qualcuno ci desse un segnale. Una via. Una strada da percorrere.
Finché non ci arrendemmo al destino e chiudemmo gli occhi.
Ci ritrovammo ai piedi di un albero. Sdraiate, e nuovamente con la testa che pulsava.
Mi alzai, e scostando una distesa di neve che copriva la pianta, la ripulii, e scoprì che era il vecchio ciliegio, oramai privo di vita, senza foglie. È inverno inoltrato.
Anche Pris si svegliò, e si sistemò i capelli.
Le chiesi di darmi la clessidra, e lei me la consegnò, tremante.
Mi avvicinai all’albero, che oramai era all’ultimo della sua vita.
Riflettei. Sulla brevità della vita. Su come le cose prima ci sono e poi spariscono. Su come ogni secondo in una vita è importante. E come subito vola via. Tic Tac. Tic Tac. Mi fece riflettere su tutte le volte che avevo sprecato, ore e ore del mio prezioso tempo, davanti a Talk show, e programmi serali, in attesa di un segno, di un cenno. Di una risposta. Mi fece riflettere su come molte volte, invece che volere risposte, non bisognerebbe fare domande, che certe volte complicano quello che di per se è già complicato.
Come mia madre, a cui io diedi tutto, e lei mi diede niente.
E così, anche la clessidra, dopo poco tempo, cadde. Portandosi dietro tutte le risposte che sognavo da una vita.

Bellissima composizione complimenti