Avete mai ascoltato la favola “i vestiti nuovi dell’Imperatore”..? Beh proprio una storiella innocua per bambini non è. Tratta del popolo prono alla sovranità, che non esprime mai ciò che veramente vede o pensa, per non essere in disaccordo all’interno della società in cui vive. È molto difficile infatti sostenere la propria opinione, quando questa va contro la maggioranza, ed è sicuramente meno rischioso aggregarsi concettualmente al pensiero comune, sia per il quieto vivere, che per evitare un doveroso atto di coraggio. Un concetto che ci riguarda tutti da vicino. La nostra famiglia d’appartenenza ci educa e ci trasmette dei valori, la scuola ci permette di imparare ed allargare i nostri orizzonti attraverso la cultura generale, il lavoro ci forma e ci consolida con i rapporti interpersonali . La nostra esistenza, sicuramente si avvicina moltissimo alla morale della fiaba che Christian Andersen pubblicò per la prima volta nel 1837, dando origine a quella che si rivela essere la metafora del nostro mondo attuale. Siamo tutti come intrappolati da preconcetti, pregiudizi e schemi mentali che ci consentono di vivere in modo sereno, ma che allontanano la nostra mente dalla ricerca della verità, dallo sgonfiare i luoghi comuni o dal liberarci dalle influenze che ci annebbiano i sensi. Il sacrificio della verità e della conoscenza, quindi, per l’effimera sopravvivenza in questo mondo, se ci pensiamo è delirante. Ma di tanto in tanto nella storia dell’umanità, si affaccia colui o colei che interpreta la parte del “bambino di Andersen”, che coraggiosamente esprime apertamente ciò che è e ciò che pensa, opponendosi al generale concetto di verità. Autentici paladini dei diritti civili, donne e uomini che hanno dato una svolta alla storia del loro paese, ( Cleopatra), che hanno rivoluzionato il paradigma del mondo fisico, ( Albert Einstein), che sono diventati il simbolo della lotta per i diritti degli afroamericani, (Rosa Parks) e che hanno lottato all’insegna della pace e del contatto con i giovani, ( Giovanni Paolo II). Eroi morali che hanno avvicinato le persone più comuni alla conoscenza dell’astronomia, ( Margherita Hach) e la lista poi continuerebbe all’infinito, con Marie Curie, Froid, Maria Montessori, Maria Teresa di Calcutta, Galileo Galilei, Leonardo Da Vinci e moltissimi altri, che per affermare le loro teorie e sostenere le loro convinzioni, riuscirono contro ogni aspettativa a cambiare radicalmente, a riformare il valore e l’essenza del sapere. Andando contro il mondo intero, per esternare i loro ideali, buttando così le basi per un più elevato sistema sociale. Grazie a tutti questi “bambini di Andersen”, siamo ciò che siamo e non solamente il risultato di processi chimici in ciascun stadio del nostro sviluppo. Non solo l’insieme delle piccole scelte attuate inconsapevolmente, che ci permettono di apprendere come muoverci nelle varie fasi della vita, dall’infanzia fino alla vecchiaia. Piccoli passi che ci porteranno ad avere una determinata facciata morale, psicologica, comportamentale, nella costante interazione tra noi e ciò che ci circonda. Ma è quando si arriva alla formazione dell’identità, che l’uomo raggiunge una propria linea costruttiva di pensiero, la concezione di se stesso come individuo facente parte di una società ed avente caratteristiche solo sue, che lo rendono unico ed inconfondibile ed originale. Questa coscienza di se stessi, funge da filtro, permettendoci di assimilare certi comportamenti e di ignorarne altri, per poter meglio pianificare e ottimizzare le nostre azioni e reazioni future. Parliamo in questo caso di autoconsapevolezza, di esistere quanto individuo, con pensieri, idee, concetti, desideri, emozioni, stimoli interni propri, intrinsechi e intimi. Un continuo susseguirsi di apprendimento e aggiornamento delle informazioni, delle abilità, delle conoscenze e dei comportamenti, che andrà avanti per tutta la durata della nostra vita e che ci consentirà di adattarci, di affrontare e di superare ogni ostacolo che ci si pone innanzi. Ma andando oltre a tutto ciò, si arriva ad un livello ancora più elevato in cui l’identità, che gioca un ruolo fondamentale nel comportamento individuale, viene di fatto perfezionata ulteriormente. E’ nel cristianesimo, con San Paolo, infatti, che il significato di coscienza, viene assimilato a quello di morale, cioè concepita come concetto d’interiorità, come “voce della coscienza”, valore assoluto della legge morale, spesso traviata dalle debolezze umane. Un cammino interiore, intrapreso dall’uomo, che lo porterà alla continua ricerca del sapere e a sviluppare, in parole povere, le sue potenzialità all’interno della società in qui si trova. Ma fu solamente verso la metà del XV secolo, grazie alla circolazione dei primi libri stampati, che si creano le premesse per la moderna libertà di informazione. Il sapere abbandona le celle dei monasteri e la penombra dei chiostri, per radicarsi sempre più nel tessuto culturale europeo. Una grande conquista per l’umanità che permise la diffusione capillare dei libri, che a differenza dei manoscritti, non erano sottoposti a correzioni laddove non si accordavano con i dogmi della Chiesa, rendendo così possibile un rapporto più diretto con le fonti ed il pensiero degli autori antichi. Arriviamo quindi ai nostri giorni, all’era digitale, che ha mutato radicalmente tutti gli ambiti della vita sociale, cambiato i rapporti interpersonali, la comunicazione tra stato e cittadini, nel mondo del lavoro e il concetto stesso di informazione. Il contesto attuale, quindi, sebbene venga descritto come una sorta di rivoluzione tecnologica, non manca di un certo smarrimento dell’uomo moderno, una graduale perdita dei valori, un annientamento della moralità, che lo porta cosi, verso una inevitabile deriva della individualità. Perennemente connesso, la sua stessa vita è condizionata dall’essere on line, quasi fosse un obbligo, una necessità, l’unico modo per comunicare e socializzare. Proprio come il popolo descritto nella storia di Andersen, noi stessi ci facciamo intrappolare inconsapevolmente da un sistema sociale ben circoscritto, ma nel caso in questione, libero da vincoli geografici, nel quale le persone possono essere ciò che vogliono. Costruiscono le proprie identità, (profili), nei quali elencano i vari interessi e le caratteristiche fisiche, per facilitare una interazione con altri utenti o gruppi . Tutti i dati medici e fiscali e le informazioni relative agli amici, ai conoscenti e ai parenti, ciò che viene postato, condiviso nel Web, (video e selfie), per dare luogo a dinamiche relazionali fittizie, vengono registrate da specifiche piattaforme che identificano tali attività, riconducendole al profilo personale. Siamo collegati tutti, senza distinzione di sesso, età, nazionalità. Non ha alcuna importanza la distanza geografica, perchè la rete ci avvicina in tempo reale. La comunicazione è molto più diretta, esponenzialmente più veloce e spesso più oltraggiosa e disinibita. Si deve freneticamente essere on line e in uno stato perennemente sotto stress inconsapevole, che ci ipnotizza e ci risucchia in un paradosso esistenziale. Tutto è astratto, non reale, fittizio e ingannevole. Siamo connessi con una moltitudine di persone, di cui non conosciamo a volte ne il vero volto, ne i veri sentimenti, ne la vera identità. Siamo diventati tutti registi, produttori ed interpreti della nostra vita, che poi viene immediatamente lanciata nel mucchio del Web e resa pubblica. Tutti i dati registrati nei profili individuali, vengono elaborati e tracciati e rimangono a disposizione di chiunque, anche nel caso l’utente rimuova le informazioni che lo riguardano dai motori di ricerca. L’abnorme crescita e condivisione di informazioni è notevolmente aumentata, ma non è accaduto lo stesso con la capacità di apprendimento. Ecco che allora entrano in scena le “bolle filtro” della rete, che utilizzano i dati sensibili da noi forniti, con lo scopo di filtrare letteralmente le informazioni, trasformando così la rete in una vetrina di contenuti su misura per noi, facilitando da un lato l’usabilità dei dati, portandoci a vivere in una bolla sicura, non toccata da avvenimenti ed informazioni distante dalla nostra quotidianità, grazie all’impiego di algoritmi che hanno lo scopo di restituirci notizie e contenuti a noi più confacenti . Entriamo in collisione con argomentazioni strettamente vicine al nostro punto di vista. Lo scopo è quello di renderci più soddisfatti, per farci credere di appartenere ad un mondo seppur virtuale, in cui tutti la pensano come noi e dove le persone con le quali comunichiamo, inseguano il filo del pensiero e della realtà in maniera non dissimile dal nostro. Insomma tutte le nostre opinioni, i gusti, le tendenze, i progetti e la cultura, vengono continuamente rafforzate e assecondate, allontanando l’illusione che la nostra visione del mondo e la intercomunicazione è assolutamente distorta e ipnotica. Dall’altro canto, ci impedisce letteralmente l’accesso a determinati dati, oscurando così una fetta di informazioni che sarebbe a noi sicuramente più utile, compromettendo il concetto di diversità culturale. Resta quindi a noi combattere contro questo sistema castrante e mantenere quanta più autonomia e solidarietà possibile, creando noi stessi le nostre variabili di pensiero. Non subendo passivamente una tecnologia basata sistematicamente per vendere spazi pubblicitari costosi, mirati ad indirizzare i gusti degli utenti e per concedere solamente le informazioni che a lui sembrano utili, ma che in realtà non lo sono del tutto. Sembra quasi che la nostra presenza nel contesto attuale, possa essere giustificata soltanto grazie al progresso tecnologico, che accelerando sempre più velocemente, finisce per perdere la comprensione e la previsione futura della civiltà stessa. La nostra quotidianità non deve ridursi nel modo più assoluto, ad un accumulo organizzato di dati ed informazioni , ma volta ad un ritrovato equilibrio tra il diritto di informazione della persona e le esigenze delle imprese.
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Credo che sviluppare una propria personalità forte( credo si possa riassumere così, bonariamente) occorra una cosa essenziale. Più solitudine. Che poi potrebbe accordarsi con quello che dici nella conclusione. Solitudine = Meno connessione.
Interessante il punto di vista in cui, il mondo del web è impostato per darci consensi, non ci avevo mai pensato. E’ come se fosse un investimento a lungo termine per indebolirci, impoverirci, controllarci. Ci mostrano i consensi plasmando il web a forma di utente.