“Cazzo me lo sento oggi chiama me di sicuro, non ho ancora aperto libro cazzo!cazzo!”
“Ma pietro lo dovresti sapere che ti potrebbe interrogare, siamo quasi a fine anno hai solo tre voti e hai bigiato quasi tutti i compiti..che poi c’è la maturità…”
Rispose Sandro mentre apriva il libro di fisica precisamente a pagina 147 l’inizio dell’ultimo capitlo svolto in classe dal professor Salinas, il personaggio più ambiguo di tutto l’istituto.
Di lui si sapeva solo che era sardo ed un fottuto genio, aveva girato il mondo, collaborato con in centri di ricerca di fisica quantistica più famosi del planisfero, appassionatissimo di musica classica e filologia un uomo di una cultura abissale, quello che non si spiegava di lui era come diavolo era finito ad insegnare in quel istituto tecnico industriale di provincia che più provincia non si può.
“Non ho studiato, non ho fatto un proprio un cazzo ieri pomeriggio, e ora mi tocca subirmi pure sto stronzo che mi farà trentamila discorsi”
“Ci credo non hai studiato, son passto da te alle sei per prendere un deca, e t’eri già fumato mezza panetta, facendoti le pippe mentali su Greta”
“Non puoi capire è complicato”
ribatté Pietro, fece appena in tempo a bisbigliare al suo compagno di banco quando finito l’appello il professore guardandolo con sufficienza lo chiamó per cognome:
” Marconi oggi è presente finalmente, c’è la fa in giornata a parlarci di qualcosa che a che fare con le mie lezioni?”
Silenzio tombale in classe, Pietro abbassò lo sguardo, in quel momento quei pochi metri che lo separavano dalla cattedra e dalla lavagna nera come il futuro, sembravano diventare chilometri, come se magicamente quella cattedra e quella lavagna si allungassero, allontanassero da lui centinaia di metri, un effetto galleria.
“Marconi è qui tra noi?! Posso capire che la mia materia non le piaccia ma da lei un minimo di considerazione la pretendo, si vuole giocare l’anno scolastico così?”
Pietro sbuffò, il professore irritato gli diede un ultimatum.
” Marconi le do tempo fino a martedì. E non ammetto nessuna scusa di nessun genere, Lei pensa di avere a dosso il peso del mondo in questo momento ma si ricordi che ho avuto anche io 18 anni e mi creda: è andata molto meglio a lei che a quelli della mia generazione.”
Pietro doveva prepararsi in meno di una settimana su tutto il programma dalla termodinamica alla meccanica.
Il moto, i vettori, le forze, l’energia tutte quelle formule che si ricordava per memoria fotografica gli girarono in testa come immagini in un kaleidoscopio, per tutte le successive cinque ore di lezione.
La campanella finale era il suono della libertà, come un fiume in piena gli studenti rompevano le dighe dell’ingresso di quel ammasso di cemento maledettamente turchese, fortunatamente ricoperto da pseud-opere d’arte e scritte che ineggiavano alla fica.
“Merda ci mancava questa ora, chi cazzo è quel figlio di..
“Bene Merdaaaaa”
gli urlarono due ragazzi in sella a un motorino mentre basito lo lasciavano con il lucchetto della bici sgonfia in mano.
” un giorno giuro vi metto mano sui freni del motorino e faccio una strage”
pensava imbestialito fra se è se.
Rischiava l’anno, doveva farsela a piedi fino a casa, Greta non aveva ancora risposto al suo messaggio ci mancava solo che iniziasse a piovere… Ah ecco detto fatto.
Ma non tutto era perduto sabato c’era una festa Greta l’avrebbe sicuramte trovata là.
Tornò a casa fradicio, e con il morale sgonfio come le ruote della bicicletta che avrebbe dovuto sistemare il prima possibile, mangiò in silenzio davanti al notiziario con sua madre che fortunatamente uscì di casa borbottando qualcosa mentre lui cambiava canale per guardare i cartoni.
Non poteva iniziare a studiare senza riguardare per l’ennesima volta Dragonball.
Strano ma vero studiò fino a sera.
Giovedì il tempo era dalla sua parte, pioveva, significava continuare a stare a casa a studiare, chiamò Sandro per farsi aiutare, in più aveva appunti del secchione della classe andava a casa sua per prendere i suoi appunti, perfetti come i modellini di aeroplani da guerra che il quattrocchi costruiva e dipingeva.
Era la vigilia della sera decisiva in cui avrebbe incontrato Greta, fortunatamente sua madre aveva il turno di notte in ospedale.
Sandro arrivò con le pizze due birre e un dvd preso da blockbuster.
“Allora dato che domani dovrai dichiarare il tuo amore a Greta, ti ho portato uno di quei film romantici e smielosi, Love Actually”
“Cosa?!”
gli rispose pietro con stupore
“Scherzavo scemo ho Godzilla, monta una canna che ho voglia di farmi due risate”
Stonati e divertiti, passarono la serata a parlare e a ridere.
Dove sarebbero andati dopo la maturità, se Greta l’avrebbe mai data a Pietro, se Martina incornava Sandro (e lei lo tradiva non era solo una sua paura, tutti lo sapevano); di quant’è bella l’Australia, e dell’altissima probabilità di morire morsi da serpenti o mangiati da un alligatore in quella landa deserta.
Semmai si sarebbero sposati e fatto figli, si sarebbero comunque ritrovati a fumare le canne a quarant’anni avendo magari qualche piantina d’erba. Gli alieni, la morte, e i propri genitori.
Filosofeggiare stonati era la loro attività preferita.
E’ Sabato, il giorno del giudizio.
L’interrogazione di Salinas è in fondo all’archivio dei pensieri nella testa di Pietro, ciò che lo turbava era cosa mettersi, come presentarsi alla festa, cosa dire e come atteggiarsi, prima di averla davanti, cercare di guardarla profondamente negli occhi mentre avrebbe provato a dirgli di quanto lei gli piacesse, nonostante si avessero scambiati si e no qualche saluto.
Greta non era in classe sua, nemmeno nel suo istituto era una Classista, e per qualche anno la finestre delle loro classi erano parallele, così lui la spiava spesso, adorava vederla raccogliersi i suoi capelli scuri in una coda alta con una matita.
Poi c’è stato quell’incontro in aula magna tra i rappresentanti dei due istituti, l’autogestione e guarda caso tutti gli studenti dell’itis erano sempre tra le mura del classico, la conobbe così per caso, mentre approfittava della sospensione delle lezioni per ripassare le lezioni di filosofia.
Grazie ad una fantomatica gita ad amsterdam la classe di Pietro aveva visitato la casa di Spinosa, e un po’ di informazioni sulla sua vita gli erano rimaste pur non avendo mai avuto a che fare con la materia di filosofia; così quando quel giorno la vide che ripassava proprio lui ne approfitto per rompere il ghiaccio e riuscì a parlargli di Spinosa proprio come se lo avesse conosciuto personalmente.
A parte questo piccolo incontro tra loro non ci sono state altre occasioni, Greta era comunque una ragazzina del classico pur studiando opere ed antichi manuali d’amore, aveva una visone superficiale delle relazioni, insomma era una di quelle ragazzine che i ragazzi che l’attraevano erano i classici sbruffoni figli di papà, quelli che si spacciavano per promesse del pallone.
Alla festa c’era un sacco di gente, era appena fuori dalla città in una specie di agriturismo, naturalmente ad organizzarla erano i classici sbruffoni figli di papà, loro e la loro vita così semplice e bella.
Pietro e Sandro arrivarono insieme.
“Piè, vado a cercare Martina ok? ci becchiamo in giro va bene?”
“Si vai tranquillo, faccio un giro vado a prendere qualcosa da bere vedo un po’ com’è la situazione, la giù ho riconosciuto qualche amica di Greta, semmai vado a vedere se è con loro”
C’era Musica alta, non il genere di musica che a Pietro piaceva, e non era nemmeno il genere di festa che a Pietro piaceva.
Gruppi di ragazze e ragazzi, un po’ ovunque bordo piscina, sotto i gazebo, qualche coppietta a limonare sparsa nei dintorni della villa, macchine e motorini.
Un sacco di bicchieri di carta già finiti tutti per terra…
Greta non si vedeva, delle ragazze vecchie amiche di pietro l’avevano fermato per chiedergli come stava e che era tanto che non lo vedevano, molto sbrigativo nei discorsi, un po’ per carattere un po’ perché continuava a guardarsi in giro per cercare Greta, non ce la faceva più a tenersi tutto dentro.
E poi la desiderava, voleva starle così vicino da ubriacarsi del suo profumo, non di quei liquori da due soldi che riempivano i bicchieri degli invitati e incrinavano i loro fegati.
Era l’una passata, la musica si faceva ancora più pesante, gente che faceva finta di ballare ed invece si muoveva solo a caso, un ammasso di scimmioni vicino alla consolle intorno ad un gruppo di ragazze, forse era li Greta a ballare, con le altre.
Ed infatti era li, la bocca di pietro era asciutta, le sue gambe quasi tremavano, si sentiva un tronco di legno solo a camminare verso quei scimmiotti saltellanti, così si giro nuovamente e si diresse verso il bar. Greta era bellissima si muoveva perfettamente a ritmo la guardava apparire dietro le sagome di quei bestioni intorno a lei e alle sue amiche.
Prese da bere, il più in fretta possibile, sgomitando tra la fila, per tornare li nel mezzo, con la sua bevuta quasi finita e cercare di portarla via di li, lontano parlarci e magari chissà farsi coraggio e provare a baciarla, tenendola stretta a sé.
Ma a quanto pare non fece abbastanza infretta, qualcuno prima di lui aveva avuto il coraggio, mentre lui si avvicinava al mucchio selvaggio, qualcun’altro la stava quasi trascinando via di li tenendole la mano.
Il buio.
la musica che sfuma in un leggero fischio di sottofondo, il fumo e poi una luce accencante allo strobo, la musica che riparte più forte che mai, Pietro completamente disorientato bloccato li, mentre gli portavano via l’unica cosa che cercava in quel inferno di gente.
I scimmiotti cominciano a saltare e a spingersi, fogati dalla musica così assurda ed inascoltabile, qualcuno viene spinto su di lui la sua bevuta casca, il sudore, la botta e l’oblio.. si allontana da quel casino cerca di uscire da quell’appicicume.
Non fa in tempo a uscire che sente una voce familiare dietro un muretto di fianco alla villa, nascosto dalle siepi, si appresta a vedere che succede.
C’è Sandro e Martina, completamente ubriaca che la tengono quattro ragazzi.
” Martina che cazzo fai con loro, guardati in che stato sei vieni via che ci fai lì!” Le urlava sandro.
” Chi cazzo sei te, moscerino come ti permetti, passa la serata con chi gli pare”
Due di loro vanno sul viso a Sandro e lo spingono via. Sandro casca, Pietro parte spintona uno e tira un cazzotto ad un altro, lo becca di struscio, così gli altri due lasciano cadere in terra Martina che non riusciva nemmeno a stare in piedi e vanno a dosso a pietro, uno lo regge quell’altro lo colpisce, Sandro urla, pietro si libera con una gomitata fa sanguinare il naso ad uno di loro.
Gli animi si placano, due se la danno a gambe uno corre in soccorso dell’amico sanguinante, la gente era già tutta intorno ad assistere alla scena nessuno che avesse mosso un dito, se l’avevano fatto era per riprendere il tutto con il cellulare.
Da dietro alla persone quando tutto era finito giungono dell’altri ragazzi tra cui uno era seguito da Proprio da Greta, si fiondano su Sandro, i due codardi scappati poco prima erano andati a chiamare rinforzi.
Pietro completamente cieco dalla rabbia, parte pugni e calci, c’è un parapiglia generale, altri ragazzi intervengono per cercare di dividerli, stavolta un cazzotto dato bene, uno è stato steso, volano insulti e parolacce, pietro sembra irriconoscibile, Sandro è paralizzato dalla rabbia.
Sono tanti, in quei pochi secondi di zuffa tra cercare di schivare un colpo e provare a prendere qualcuno, Greta lo stava guardando e pure lui l’aveva vista.
“Bastaaaaa, sta arrivando la Polizia”
quelle parole accesero il cervello a tutti, una frazione di secondo di armistizio, poi un cazzotto in pieno zigomo a Pietro, volato in terra, e tutti scomparsi come topolini, la musica continuava nessuno la ballava più però.
Era rimasto qualche attimo a terra poggiato sui gomiti, non sentiva dolore, cercava Sandro e Martina, Greta era scappata con il Nemico, intorno a lui nessuno volto noto.
“Stai bene? Niente di rotto?” chiese la ragazza.
“No… sì… cioè, sono intero”
In quell’istante il cellulare di Piero squillò.
Il nome di Greta, finalmente, lampeggiava sullo schermo.
Era da quel Martedì mattina che Pietro aspettava quella telefonata, che sperava in quella telefonata.
Pietro lo fissò, poi, con una sicurezza inaspettata. premette il tasto “rifiuta”, mentre, con l’altra, s’aggrappava al braccio della ragazzina bionda per rialzarsi.
Gli balenarono in testale parole del Prof. Salinas: “l’energia non si crea e non si distrugge ma si trasforma”.
E pensare che odiava il Prof. Salinas…

Il Professor. R. È sardo? ? Marconi… ?