La vita non ti regala piani, ma imprevisti.
Gli imprevisti fanno parte dell’esistenza come la stanchezza fa parte di una lunga corsa; è un cammino arduo, e non tutti partiamo e arriviamo allo stesso punto.
Mentre gli eroi mitologici di racconti fantastici percorrono sentieri scoscesi e affrontano pericoli d’ogni natura e mirabolanti avventure per un bene materiale, come un tesoro o dei diamanti, noi lottiamo giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, per l’equilibrio spirituale che si presenta impossibile da raggiungere in una società tanto caotica e governata dai valori mondani come la nostra.
Siamo forse parte di un progetto più ampio?.
Dio è un padre amorevole o assolve il medesimo compito del bambino bizzoso con la lente d’ingrandimento che si cimenta nella macabra arte di dar fuoco agli insetti?.
Parlare di Dio ha davvero un senso?.
Eppure sono sempre convinto che gran parte del lavoro spetta a noi, non per mancare di rispetto ai numerosi saggi e filosofi che si sono per anni interrogati sull’esistenza di un essere superiore.
Siamo noi che governiamo il mondo, assieme al caos.
A volte tutto dipende da quei fatidici dieci secondi che stanno prima di qualunque cosa, persino dei fatti più irrilevanti: della sveglia che ti suona per avvertirti che è ora di alzarsi dal letto, dalla campanella della ricreazione o dalla sirena della pausa pranzo, dal caffè del dopo pranzo o da una chiacchierata tra amici.
L’impostazione mentale con la quale affrontiamo un qualsiasi evento può forse dipendere da quei dieci secondi prima che il suddetto accada.
Dieci secondi prima della vita e dieci secondi prima della morte.
Perché anche vita e morte non sfuggono a questo circolo vizioso che è la nostra piccola esistenza.
Noi siamo parte del caos, e il caos fa parte di noi: ecco la verità.
Ma la verità fa male al cuore ed è causa d’amarezza, perciò ci convinciamo che l’invisibile mano del fato, al pari del più abile dei burattinai, diriga lo spettacolo. E che spettacolo!.
Uno spettacolo dove l’ingiustizia regna sovrana e niente va come dovrebbe.
L’ingiustizia figlia del disprezzo e dell’odio, che a loro volta sono figli dell’uomo.
Noi governiamo lo show ma diamo la colpa a Dio se uno dei riflettori cade ed uccide una comparsa, oppure al fato, oppure al karma delle presenti e passate esistenze e chi più ne ha più ne metta.
Siamo sempre disposti a puntare il dito sugli altri, convinti che ciò possa espiare le nostre colpe.
Forse le redini dei più ancestrali impulsi umani sono affidate a quei dieci secondi di scarto che il caso ci ha concesso prima di assumere ruoli determinanti per noi stessi e per chi ci circonda.
Dieci secondi prima di decidere da che parte stare e in che direzione pilotare la propria vita.
Dieci secondi che una vita possono salvarla, oppure distruggerla.
Ci sono miriadi di episodi quotidiani che potrebbero o non potrebbero verificarsi prima di dieci secondi… strano pensare che l’essenza della nostra realtà possa racchiudersi in un intervallo temporale tanto limitato.

Perché proprio dieci secondi? Un istante prima che qualcosa accada non è mai accaduta. Cosa fa diventare “fatto” un’ancestrale viavai di possibilità che si concretizzano nell’inizio dell’evento?
Penso che il Fato sia la spiegazione più razionale all’irrazionalità della vita.