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“Andra tutto bene, vedrai!” La voce di mia moglie svanì a poco a poco, cosi come il contorno del suo volto e anche la luce intorno ad esso. Venni portato in sala operatoria dai due corpulenti infermieri che mi avevano sedato poco prima, con quella che era la pre-anestesia. L’operazione era complessa, la rimozione di un tumore maligno abbastanza esteso da una parte del cervello non è una cosa da poco.

In effetti non tutto deve essere andato come doveva perché, dopo un po’ cominciai a sentirmi sdoppiare dal mio corpo fisico. Dapprima fu come prendere una leggera scossa, come quel pizzicorino che ti pervade per intero quando una brezza gelida ti carezza il corpo sudato. Poi cominciai a staccarmi e a fluttuare per la sala operatoria come un’allodola nella stagione degli amori. Dall’alto vidi l’intera stanza dove un gruppetto di persone in camice verde si stavano agitando, dannandosi l’anima intorno a un tavolo dov’era sdraiato un pezzo di carne squartata…guardai meglio; ero io!

Come sono ingrassato, è proprio vero che lo specchio è bugiardo. Fu il mio primo pensiero quando vidi quello squalotto adagiato sul tavolino operatorio. Il vedersi dal di fuori rende tutto più crudele, immagino.

Ero paralizzato, annichilito dal terrore. Gridai disperato ma quelle persone parevano non udirmi per nulla. Il soffitto mi premeva contro la schiena, quasi dovesse inglobarmi dentro di sé. Con uno sforzo di volontà disumano riuscii a staccarmi e, con altrettanta fatica mi avvicinai alle persone alle quali in quel momento, la mia vita era affidata. Uno di loro, probabilmente il capo, stava parlando agli altri, la mascherina sul suo volto si muoveva sinuosa. Pensavo a quali indicazioni stesse dando, quali alti consigli medici stesse elargendo ai suoi subalterni per salvare la mia vita. Grato mi avvicinai a lui mentre la sua voce si faceva più forte.

“Inferno, ambiente alquanto inospitale. Un diavolo percorre la strada di lava per andare nel girone dove lavora quando incontra Belzebù in persona. “Eccellenza buongiorno, la vedo infuriato” E quello: “Zitto, zitto…Fa un caldo boia e mi si è rotta l’aria condizionata in ufficio; ho un diacono per capello!”

Alcuni dei medici ridono sguaiatamente, altri falsamente.

Una barzelletta. Quello sta raccontando una barzelletta di merda mentre mi sta affettando il cervello. Peraltro penosa.

Improvvisamente tutto intorno a me cambia in una frazione di secondo. La sala operatoria, luminosa e piena di vita…si fa per dire, diviene solo un lungo e claustrofobico tunnel nero. Ma così nero che più nero non si può! Lì per lì mi piglia un coccolone, vuoi vedere che sono morto? Sono disorientato, spaventato e mi scappa pure la pipì. Fluttuo in questo nulla per un tempo che mi pare un’eternità, con la testa piena di pensieri ora tristi, ora catastrofici, ora rassegnati, finché in lontananza appare un’accecante luce bianca. So cosa sta accadendo, sono davvero morto e sto per andare nell’aldilà; tutto ciò mi consola enormemente, non credevo all’esistenza del Paradiso e dell’Inferno. Mi avvio a piedi, visto che la gravità è stata ripristinata, passeggio, cammino, corro, cammino spedito ma quel maledetto buco sembra allontanarsi ogni volta che mi avvicino. Forse sono solo io che non ho il senso della misura di questo mondo alieno. Ci vuole del bello e del buono, ma alla fine ci arrivo, ansimante come se avessi corso l’intera maratona di New York tre volte di seguito; e per fortuna che sono solo uno spirito privo di corporeità altrimenti mi sarebbe venuto un signor infarto. La luce mi avvolge, è forte, incredibilmente forte ma non provoca alcun dolore ai miei occhi…o a qualunque altro organo stravagante mi consenta questo senso. Da quello splendore divino a poco a poco prende forma una figura: è bassa, e vecchia, si appoggia a un bastone e puzza di naftalina. Ho letto da qualche parte qualcosa al riguardo, sembra che sia l’anima della tua nonna che viene ad accoglierti; ma c’è un problema, sia la mia ava paterna che quella da parte di madre sono morte prima che io nascessi, quindi non le ho mai conosciute né loro me! Mi fermo a pochi passi da lei e la fisso, cercando non so bene come, di percepire qualcosa di familiare in quella figura canuta, celata in un vestito nero con una fantasia di fiori anni cinquanta davvero orribile. E lei fa lo stesso con me. Stiamo così per una manciata di minuti a scrutarci a vicenda, ammutoliti dall’emozione di quell’incontro. Decido di rompere il silenzio imbarazzato e le chiedo: “Sei tu nonna? “Lei mi guarda mentre il suo sguardo si addolcisce e i palmi delle mani si giungono come nell’atto di una preghiera.

“E ti sei Antonio ***** (Gli asterischi sono stati imposti dalla Divina Censura Ultraterrena per impedire che venga divulgata la mia vera identità. Il perché non lo so e poco me ne importa).

“Sì, sono proprio io, quindi tu sei mia nonna?”

“No. Lei non è potuta venire a riceverti e ha mandato me; si sta godendo un soggiorno nelle terme del Purgatorio, sai i suoi problemi articolari sono peggiorati…”

“Capisco” rispondo deluso “quindi tu chi sei?”

“Sono una cugina di secondo grado della mamma di tua nonna, l’unica così cogliona da essere stata incastrata…scusami, l’unica che è potuta venire”. Notai una forte nota di disappunto nella sua voce, come se avesse preferito trovarsi a grattare la schiena di Belzebù con un rastrello da giardino piuttosto che essere qui.

“Va bene, le presentazioni sono state fatte, adesso possiamo andare”. Dico baldanzoso; lei risponde nervosamente: “Aspetta, aspetta un attimo…andare, dove?”

“In Paradiso, non sei forse venuta a fare gli onori di casa?”

“Wow, direi proprio di no, anzi è l’esatto opposto. Devo valutare a quale compartimento destinarti”.

I suoi occhi diventano scuri, da una piccola nuvola che era lì vicino estrae un blocchetto, una matita e un metro.

“Cosa siamo, all’Ikea?” Chiedo, lei neppure tenta di abbozzare una risposta.

“Prima domanda: hai mai tradito tua moglie?”

In vita quella vecchia signora così arcigna aveva dovuto essere l’insegnante perché il tono e la postura ricordavano proprio quelli della signora Ada, la mia maestra delle elementari. Era una anziana zitella talmente inacidita che cagliava il latte con la sua sola presenza, e odiava chiunque non fosse il suo schizofrenico barboncino Kitti. La bestia però la detestava con tutto il suo piccolo cuore canino, anche perché era un maschio e sentirsi chiamare mille volte al giorno con quell’insulso nome di gatta subnormale avrebbe compromesso la salute mentale di chiunque.

“Mai!” Dico convinto. Una forte scossa elettrica pervade il mio essere, facendomi un male cane.

“Risposta sbagliata” sorride sotto quella folta peluria che sovrasta le labbra rinsecchite da vecchia bastarda “riproviamo: Hai mai tradito tua moglie col pensiero, immaginando un’altra mentre facevi l’amore con lei?”

Sono ancora scosso dalla scossa precedente, decido di essere sincero, probabilmente in questo luogo è la politica migliore!

“Qualche volta”. Sussurro imbarazzato.

“E con chi?” Rincalza l’arpia.

Abbasso gli occhi, tentando di ricordare l’esatta frequenza dei surrogati sexy di mia moglie dei quali mi sono servito per favorire l’orgasmo durante i noiosi amplessi con lei.

“Beh, c’è stato il periodo di Cicciolina, quello di Moana Pozzi, Quello di Dori Ghezzi, Carmen Villani e Edwige Fenech… poi, più avanti quello di Margherita Hack”.

“Margherita Hack?” Chiede la mia inquisitrice alzando lo sguardo dal blocchetto che sta scarabocchiando.

“Lascia stare, è stato solo una volta, tanto tempo fa, ed ero completamente ubriaco, poi c’è stata la mia vicina di casa, la vigilessa del quartiere, Ilary Blasi, la donna delle pulizie e la cassiera del supermercato sotto casa”.

“Quindi, torniamo a noi. Con chi di loro hai tradito la tua consorte?”

“È stata una volta sola. Con Margherita Hack…ma lei era completamente ubriaca!”

“Direi, mio caro, che ti sei guadagnato almeno un migliaio di anni nel Purgatorio, ma ti perdono…cominciamo”.

Mi guarda dritto con quei suoi occhioni dolci e poi ma dà uno schiaffo alla vigliacca, a mano aperta che mi rimbomba il cervello. Da sotto il camicione grigio che indosso sento muoversi qualcosa, un frizzino nel bel mezzo delle gambe.

Vuoi vedere che sono diventato un masochista? Penso disperato, invece qualcosa di me cade sulla nuvola chi mi sostiene; scruto preoccupato, non è il mio pisello? Incredulo lo guardo e lui, con la sua bella testa di cazzo lucida corredata da un paio di neonati occhietto, non fa altrettanto?

“Adesso dove cazzo vado?” Chiede scrutando verso l’alto il posto che per decenni ha chiamato casa. Si guarda intorno e nota un gruppetto di vagine che lo sta guardando, ridacchiando sottovoce: “Guarda com’è carino!” Dice una di loro arrossendo.

“È vero, forse un po’piccolino e chiaro…” asseconda un’altra, decisamente più scafata della prima.

Non attende neppure un istante per l’addio il piccolo stronzo, e s’allontana verso di loro saltellando su quelle pallette pelose.

Non me ne sono accorto prima ma la vecchia si è allontanata di qualche passo, prendendo la rincorsa, si alza la vestaglia fino alle ginocchia e mi molla un calcione nel culo che nemmeno Maradona nei suoi anni migliori. Crollo in avanti, faccia sulla nuvola che mi sostiene: “Ma vecchia zocc…” Ringhio voltandomi verso di lei, la chiappa brucia tremendamente. Lei mi guarda sfoderando il suo sorriso più dolce che ha in repertorio poi con un urlo che farebbe svenire dal terrore anche la buonanima di Jack lo Squartatore si avventa su di me, quel corpicino etereo pesa una tonnellata, mi schiaccia a terra senza che io possa muovere anche un solo muscolo. Ed è forte la vecchiaccia, davvero forte! Vedo con la coda dell’occhio comparire in quelle mani ossute il luccichio di una lama, cosa cazzo avrà preso?

Si accanisce con quell’affare affilato sulle mie spalle, squarciandole con colpi secchi e decisi, il dolore che mi assale è paralizzante, sento solo la lama penetrarmi nella carne, squarciandola più e più volte, poi la vecchia infila direttamente le mani nello strappo che ha creato e lacera qualcosa, poi tira qualcos’altro.

“Dai che vengono, ancora un cincinino e vedrai che belle ali avrai”.

“Sento un dolore forte alle spalle ma adesso anche un’altra strana sensazione mentre la donna si alza, liberandomi del suo peso pachidermico.

“Prova a muoverle!” Ordina asciugandosi nel mio grembiule le mani inzaccherate di sangue.

“Cosa devo fare?” Sbraito alzandomi, un dolore acuto percuote ogni parte del mio essere.

“Muoverle. È come muovere le braccia”.

In effetti subito dopo una folata di vento inonda la mia carne lacera e con la coda dell’occhio noto lo svolazzo di alcune piume bianche marezzate di vermiglio dietro di me.

“Cosa sono?” Chiedo, mentre il dolore miracolosamente si affievolisce e svanisce.

“Ali, zuccone che non sei altro, con cosa credi si poter svolazzare nel Paradiso come un angelo?”

“E il mio pisello?”.

“Gli angeli non hanno sesso e poi guarda come si sta divertendo!”

“Adesso sei pronto, andiamo da Pietro che ti devo presentare agli altri”.

Mi guardo intorno, il cuore ricolmo di felicità ma anche una punta di malinconia, il mio pisello sembra si stia davvero divertendo”.

“Ciao” Gli dico.

“Ciao”. Fa lui distrattamente proprio mentre una nuova amichetta rossa si aggiunge al gruppetto.

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Alcano
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Cinquantasette anni e un sacco di e-book all'attivo, scrivo solo per passione e per appassionare, per dimostrare che si è sempre giovani per scrivere.

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