New York, USA, 8 anni dopo l’attacco alle torri gemelle
Erano troppi da salvare, ma io dovevo salvarli, non c’è l’ho fatta, ma potevo, o meglio dovevo, ma ero stanco, o meglio, avevo paura e non ho voluto, ma ora me ne pento mi sento perseguitato e devo andare con loro.
2998 vite totali perse, di cui 24 corpi spariti nel nulla, mi sembra di aver conosciuto tutti fino ad oggi, e per scontare la mia pena devo andare con loro
questo fu il biglietto che il comandante Ray lasciò prima del suo suicidio.
Insomma, come dire, lui dopo quel fatidico giorno era diventato strano, dal capitano sempre pieno di energia sembrava essere diventato sempre triste, non si riconosceva più, per gli otto anni seguenti sempre di più, fino al suicidio.
Ogni tanto impazziva, urlava che fosse solo colpa sua, certo nessuno dei vigili del fuoco la prese bene quando morí tutta quella gente, ma lui si sentiva colpevole più di tutti,come se avesse dirottato lui quell’aereo. Più volte andò alla centrale di polizia per convincere i poliziotti ad arrestarlo, e quando dicevano che non potevano lui scoppiava in un terribile pianto.
Ogni notte aveva sogni diversi, ogni notte era presente una delle vittime, ogni notte si svegliava di colpo, ogni notte per quasi 8 anni, 2998 giorni in tutto, dopodiché, il suicidio.
Negli ultimi 3 mesi non era entrato in contatto ne fisico ne mentale con nessuno, sembrava ormai lontano da noi.
I medici alla sua morte dissero che era strano, ma è come se le sue spalle fossero crollate sotto il peso di circa 3000 persone.
Forse il peso sulle spalle non lo sentiva solo figuratamente, forse non solo lui si riteneva colpevole, forse anche altri credevano fosse colpa sua, forse i morti lo avevano incolpato.
FORSE

Ecco il mio nuovo racconto, forse non vi piace ma per chi ne è rimasto sorpreso,……….
BUUUH!!!!
HAHAHAHHAHA alla prossima!