Ho chiesto, forsennatamente, mappe, cartine, istruzioni, per una vita che non riuscivo a vivere.
Mi sfuggiva di mano, sempre, ogni volta che seguivo sentieri tracciati.
Perché? Mi disperavo.
Ero stanca, senza forze, per una vita che non sentivo mai mia.
Sono nata senza un tempio e andavo dove il vento soffiava più forte.
Sbagliavo clamorosamente.
La mia felicità non è un sentiero lineare, liscio, senza ostacoli.
La mia felicità è una salita disconnessa sul ciglio di un burrone.
Chi sono io? Forse un filo d’erba un po’ ricurvo, in mezzo a montagne di terreno arido.
Mi sforzavo di essere, e invece dovevo lasciar fare alla natura.
La natura sa sempre cosa fare, dove andare. La natura sa.
Io sono pronta per seguirla.
Voglio provare a fidarmi, affidarmi.
Assecondare, non giudicarmi, osservarmi, accogliermi, affidarmi allo spirito unico e irripetibile che vive in me.

Davvero bel lavoro, molto particolare;)
Anche questo testo è stato apprezzo buon proseguimento.
Mi piace l’idea della natura come madre che rincuora e consola. Mi hai fatto riflettere
Ti ringrazio 🙂 io trovo tutte le risposte nella natura
La religione connessa alla mia nazione di Utopia negli intenti forse sposta appunto molto dal tempio all’assenza di templi, e al centro il “risplendere” (shine) nella contemplazione della Natura .
Divinità & natura coincidenti? Forse.