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6.

 

 

 

Dopo il discorso chiarificatore, Dorian sparì per qualche giorno. E fin qui, niente di strano. A differenza del solito, però, questa volta Eliana non fu travolta dalla consueta ondata di  insicurezza, dubbi e, ormai era impossibile negarlo, gelosia. Al contrario, l’eclissi di Dorian le diede il tempo di riflettere con calma sulla loro situazione di coppia. Si avvicinava il momento in cui avrebbe dovuto essere totalmente, irrevocabilmente sincera, il che la portò a formulare alcune ipotesi, cercando di immaginare le circostanze più adatte per approcciare l’argomento.

Escluse a priori l’eventualità di parlarne in pubblico, per evitare il pericolo di scenate sotto l’occhio esterrefatto di una folla di estranei. Meglio giocare in casa, anche in senso letterale, in un contesto che non la facesse sentire più in imbarazzo di quanto non fosse già alla sola idea di affrontare quel discorso. Ma, a parte l’ambientazione, la questione principale restava cosa dire. Il concetto le era chiaro, molto meno il modo migliore per esprimerlo senza sembrare pazza.

La domanda era: come dire a un ragazzo del ventunesimo secolo, razionale e sobrio, che lei e sua sorella erano umane solo a metà, perché figlie di una strega e di un  megliononsaperecosa di natura demoniaca, evitando di farsi internare in un reparto psichiatrico?

Non poteva addurre prove credibili, che non fossero allergie, l’innata simpatia suscitata in alcuni animali e il fatto che al buio ci vedeva meglio della media. Sarebbe stato più convincente evocare lì per lì qualche spiritello, o trasformarsi in un lupo. Ma, a prescindere dal fatto che Eliana non era in grado di farlo, a quel punto molto probabilmente sarebbe stato Dorian a finire in psichiatria.

Il dilemma sembrava senza soluzione, ma Eliana doveva trovarne una, prima che Ecaterina riuscisse a incontrare Dorian e, aggirando in qualche subdolo modo i vincoli del loro patto, gli acciaccasse per sempre la spina dorsale con una maledizione, solo per appagare la propria insana crudeltà. Pensò di preparare il terreno un poco alla volta. Nei momenti di solitudine, al parco o al lavoro, Eliana si ritrovò a provare le battute, davanti allo specchio della toilette o fingendo di leggere ad alta voce per non sembrare troppo stramba.

-Hai presente quelle streghe della TV che fanno cose carine e simpatiche, tipo filtri d’amore? Ecco, dimenticatele-

Quei tentativi la aiutarono a capire che anche il tono era importante. Niente battute, o sarebbe sembrato uno scherzo, ma neanche troppa serietà, che al contrario sarebbe stata preoccupante. Non voleva che Dorian si spaventasse, non troppo almeno, anche se forse un pizzico di sana paura lo avrebbe tenuto lontano da Ecaterina. Pensò di chiedere consiglio a Julia, ma scartò l’ipotesi perché avrebbe comportato il dover raccontare la verità anche a lei, raddoppiando il problema anziché risolverlo.

Mentre si arrovellava senza costrutto, come se non fosse già abbastanza disorientata, ci si misero anche i sogni a tormentarla. Visioni confuse, che brillavano tuttavia di indecifrabile significato, frapponendosi tra lei e una qualche ignota verità come le vetrate di una chiesa illuminate dal sole.

Una notte, sognò un cucciolo di tigre, cieco e indifeso, nascosto tra le radici affioranti di uno scheletrico albero morto, al limitare di una discarica. Attorno al piccolo sciamavano nel buio ratti enormi, butterati da una strana lebbra tumorale, che deformava le zampette spelacchiate fino a farle sembrare mani. Anche i loro musi avevano l’aspetto di volti, come mostruosi ibridi usciti da un bestiario medievale. La discarica e i topi puzzavano in modo soffocante, tanto che l’odore fantasma continuò a tormentarla anche da sveglia, per tutto il giorno seguente.

In un’altra occasione, sognò un branco di cani scabbiosi e idrofobi, chiusi in una cantina, le pareti decorate di scritte in un alfabeto sconosciuto e disegni osceni, che si azzannavano tra loro in una frenetica calca, consumando innaturali e orrendi atti di necrofilia sul cadavere semi decomposto di una lupa. Non era il genere di sogno cristallino e vivido che preannunciava l’arrivo di Ecaterina, così Eliana preferì attribuirli alla stanchezza, la confusione o la cattiva digestione, anche perché si svegliò entrambe le volte con un acuto senso di nausea.

Dorian ricomparve senza preavviso, come sempre. Era martedì sera. Eliana stava rientrando dal lavoro, accaldata e stanca dopo essere rimasta pigiata in un convoglio sovraffollato nonostante l’orario, per tutto il tragitto da Piazza della Vittoria a Berceni. La causa del trambusto era il concerto di una band inglese per lei sconosciuta, ma che doveva essere piuttosto famosa, perché Julia si era premurata di procurarsi il biglietto con tre mesi di anticipo, a una cifra che Eliana considerava francamente fuori luogo. Compagnie di ragazzi si annoiavano tutti insieme seduti sui gradini d’ingresso dei palazzi, o sui bassi muri di cinta dei cortili, fumando e bevendo birra tra occasionali scoppi di risate. Le finestre delle case, spalancate nel tentativo di far circolare qualche refolo d’aria, brillavano di lampi fluorescenti, al ritmo epilettico delle immagini sui televisori, mentre battute stantie, raffiche di mitra, monotone voci di anchorman e previsioni del tempo si mescolavano in un incoerente guazzabuglio.

Appena svoltato l’angolo, riconobbe la macchina, parcheggiata davanti al portoncino di casa. Dorian, appoggiato alla portiera, giocherellava col telefono con l’espressione annoiata di chi non avesse di meglio da fare. Improvvisamente libera dalla stanchezza, Eliana attraversò la strada, avvicinandosi di soppiatto con un lungo giro, per coglierlo alla sprovvista.

-Tana per Ely- disse Dorian quando le fu accanto, per nulla sorpreso e senza alzare gli occhi dal cellulare.

Eliana lo abbracciò e disse comunque –Buh!-

Dorian la baciò per un lungo, vellutato momento.

–Devi lavorare sulla tua modalità stealth

-Devo lavorare sulla mia che?-

-Ti ho vista dall’angolo della strada-

–Ci ho provato. Dov’eri finito? Mi sei mancato-

-Avevo da fare- rispose Dorian, con un sorrisetto.

-Tipo?-

Tipo che ne parliamo più tardi. Posso salire?-

Eliana annuì, complice.

-Julia non c’è. Non credo tornerà, stanotte-

-Splendido-

Si avviarono verso il portoncino, Eliana appesa come un koala al braccio di Dorian. Riuscì ad aprire senza mollarlo neppure per un istante. Salirono le scale fianco a fianco.

-Il biondino s’è fatto vivo di nuovo?- chiese Dorian, a metà del tragitto.

Cercava di apparire rilassato, anche se la cosa sembrava turbarlo, come se ci avesse pensato parecchio. La gelosia doveva essere un problema comune, da quelle parti. Eliana si sentì lusingata. Con tutto quello che aveva avuto per la testa negli ultimi giorni, si era quasi scordata di quella strana faccenda, sempre più convinta che si fosse trattato di un malinteso e che la cosa importante di cui quel tizio voleva parlarle, non lo fosse poi tanto.

-No. Hai capito chi era?-

-Credo di sì-

-E…?-

-…ed è proprio quello che pensavo. Un’inutile testa di cazzo-

Eliana ridacchiò.

-Quindi è un tuo amico?-

-Diciamo così-

-Che tipo strano, però…-

Era felice di poter archiviare l’incidente in via definitiva, anche se Dorian sembrava ancora  rimuginarci sopra. Decise di fare del proprio meglio per aiutarlo a distrarsi. Entrarono in casa baciandosi. Eliana chiuse la porta alla cieca, lottando per mantenere ogni centimetro del corpo avvinghiato a Dorian. Lui la sollevò e la portò in braccio attraverso il soggiorno buio, fino al divano. Franarono insieme tra i cuscini, mentre Dorian sfilava la camicia dalla testa senza slacciarla. Eliana ringraziò per la facoltà di vedere bene nella penombra.

-Aspetta. Arrivo dal lavoro. Sono… sono…-

-Sei bellissima- mormorò Dorian, aiutandola a togliere la canottiera.

Eliana riuscì a fare la doccia solo qualche ora dopo. Fare sesso sul divano, in teoria, era proibito, ma da quando Eliana, una sera, era rientrata troppo presto e aveva trovato Julia e un ragazzo che non era Anton avviticchiati in soggiorno, era stata riconosciuta la validità di una cosa chiamata clausola di forza maggiore. In pratica un’eccezione alla regola, che però imponeva di mettere immediatamente il copri divano a lavare. Era notte fonda, mancavano poco meno di cinque ore alla sveglia. Eliana si strinse nel soffice accappatoio che profumava di ammorbidente e tornò in camera a passi leggeri. La lampada sul comodino era accesa, Dorian era ancora nudo tra le lenzuola accartocciate. Eliana si sdraiò sopra di lui, lo baciò con trasporto, poi posò la testa sul suo petto, ascoltando il battito tranquillo del cuore.

-Hai visto i miei pantaloni?-

-Di là, sul lampadario, credo- rispose Eliana con la voce da sonno, senza muoversi di un millimetro –Vai già?-

-Devo prendere una cosa-

Dorian la fece scivolare dolcemente sul letto e sgusciò via. Eliana lo guardò sparire oltre la porta godendosi ogni guizzo dei suoi muscoli. Lo sentì muoversi in soggiorno avanti e indietro.

-Che ci fanno le mie mutande sulla maniglia?-

Eliana scoppiò a ridere.

–Vedi anche le mie?-

-Temo di averle sputate fuori dalla finestra. Ma ormai erano strappate a quel punto- rispose Dorian. Poi aggiunse –Maledizione-

-Che c’è?-

-Ho perso un calzino-

Eliana ricordava di averlo costretto a toglierli, perché c’era un limite a tutto e un uomo nudo coi calzini non si poteva proprio guardare, neanche uno come Dorian. Però da lì a sapere dove fossero finiti, era tutta un’altra faccenda.

-Te ne  posso prestare un paio-

-Solo se sono rosa, così si intonano alla camicia- ribatté lui, aprendo il frigo –Ma che diavolo…!?-

-Che succede?-

Dorian tornò in camera, con i propri vestiti raccolti in un fagotto. Li posò sulla sedia della scrivania.

–Nel vostro frigo esplodono le birre-

-Sì, lo so. È un problema temporaneo, spero-

Dorian cominciò a frugare nelle tasche dei calzoni. Eliana si stiracchiò. Il sonno le bussava in testa con insistenza, ma si sentiva come una bambina che non voleva smettere di giocare. Non ancora.

-È perché le agitate troppo. Le birre-

-No. È perché Julia non riesce a tenere la bocca chiusa-

-Come?-

-Lascia perdere-

Dorian trovò quello che cercava. Era una busta di carta bianca. Si sedette su bordo del letto, rigirandola tra le mani.

-Mi hai scritto una lettera in cui confessi tutti i tuoi tradimenti?-

-Si era detto di piantarla, con questa storia-

-Vero- mormorò Eliana, sedendosi per abbracciarlo e sbirciare al contempo da sopra la sua spalla –Cos’è?-

-Ti ho vista un po’ tesa, ultimamente. Le visite di tua sorella, la gelosia eccetera- Dorian le carezzò i capelli umidi, soffermandosi a grattarle dolcemente la nuca.

–Mi dispiace-

-È anche colpa mia. Anzi, è soprattutto colpa mia-

Eliana sentì un groppo attorcigliarsi in gola. C’erano motivi perfettamente sensati per cui Dorian desiderava mantenere un certo riserbo. Non si poteva dire altrettanto di lei. Il fatto di avere segreti orrendi l’aveva portata a credere che tutti ne avessero. Era stata meschina. E rischiava di perdere la cosa più bella della sua vita per questo. Si strinse di più alle spalle di Dorian, come se volesse entrargli dentro attraverso la pelle.

Lui continuò a coccolarla con placide carezze.

–Per cui ho pensato una cosa-

-Vuoi lasciarmi?-

Voleva essere una battuta, ma il solo pronunciare quelle parole la uccise un po’.

-Certo. E mi sono fatto rilasciare il permesso dal medico- rispose Dorian mostrandole la busta. Poi sorrise. La baciò –Ma che dici?-

Eliana si nutrì di quel bacio come se stesse morendo di fame. Lo tirò sdraiandosi sulla schiena, le braccia di lui che scivolavano sotto l’accappatoio. Questa volta fu Dorian a esitare.

-Aspetta. Devo spiegarti quello che ho fatto negli ultimi giorni, ricordi? Però prima ho bisogno di chiederti una cosa-

Eliana lo fissò negli occhi.

Chiedimi tutto, tranne la verità.

-Pensi di riuscire ad avere il fine settimana libero?-

La domanda la colse un tantino impreparata.

–Eh?-

-Potresti prendere la tua mezza giornata il venerdì pomeriggio e farti sostituire il sabato. Lavori lì da mesi e non sei mancata una volta. Non credo sarà un problema-

-Fine settimana libero perché?-

Dorian sfuggì al suo abbraccio, aprì la busta e fece scivolare fuori due pezzi di cartoncino colorato.

-Cosa sono?- chiese Eliana, mettendosi a sedere.

-Biglietti aerei. Hai presente? Grandi uccelli di metallo- Dorian mimò le ali.

Eliana, stordita, guardò la busta, poi lui.

-Per andare dove?-

-Questa è una sorpresa. Ma l’idea è andare via per il week end. Una città nuova. Nuove cose da vedere. Cibo da provare. Esperienze da fare, tipo dormire in albergo. Roba così. Che ne dici?-

-Non ho mai preso l’aereo- mormorò Eliana –Non servono i documenti?-

-Non ti preoccupare. È quello di cui mi sono occupato in questi giorni. Mi ci è voluto un po’, ma alla fine ho sistemato tutto. Tu devi solo dire sì. E fare i bagagli-

-Ma non ho molto denaro…-

-Ho pensato a tutto io. Che invito sarebbe se no?-

-Cioè io ti ho detto tutte quelle assurdità sull’essere sposato e sulle amanti e tu mi regali un viaggio?-

-È una cosa che un uomo sposato farebbe per la sua amante, in effetti-

Eliana sorrise.

–Sei un cretino-

-Pensi di farcela? Non costringermi a rapirti dal lavoro. Il tuo capo sembra uno incazzoso-

-Posso provare a chiedere. Ma sei sicuro che sia una buona idea?-

-Più che sicuro. C’è tanto di cui dobbiamo parlare. E dedicare del tempo solo a noi due è il modo migliore per farlo. Almeno, spero che lo sia. Considerala una prova. Se riusciamo a superarla, allora forse siamo pronti per Ecaterina. E per mia madre. Che ne dici?-

-Non voglio essere un peso- disse Eliana, attirandolo di nuovo.

-Non lo sarai. L’unica cosa che ti devi chiedere è se vuoi farlo o no-

Si baciarono.

-Voglio farlo- gli bisbigliò all’orecchio.

Dorian la strinse. Quella notte riuscirono a dormire due ore.

L’unico vero viaggio che Eliana avesse mai fatto in vita sua, escludendo la metropolitana che però prendeva ogni mattina quindi non contava, era quello da Brasov a Bucarest. Una volta, esaminando il planisfero nella cameretta dei figli di Ovidiu si era resa conto che la parte di mondo che aveva visto con i suoi occhi era davvero piccola. Questo nonostante le sembrasse di conoscere New York come le sue tasche, tante volte l’aveva vista nei film. Dubitava che Dorian l’avrebbe portata a New York. Non aveva idea di quanto veloce volasse un aereo, o di quanto tempo poteva impiegare a percorre una distanza lunga pressappoco quanto un righello sulla mappa a sua disposizione. Il piano prevedeva due notti in albergo, due cene e due serate in una città tutta da scoprire. Forse avrebbe visto qualche monumento famoso, tipo l’orologione che le pareva fosse a Londra, o l’antenna gigante di Parigi.

L’idea stessa del viaggio le riusciva eccitante e spaventosa. Più che altro la terrorizzava il pensiero dell’aereo e dei controlli doganali, che, a giudicare dalla TV, prevedevano sempre momenti di suspense con poliziotti poco espressivi e pastori tedeschi che sentivano l’odore dei criminali come se usassero tutti lo stesso dopobarba. I cani, come tutti gli animali, in sua presenza tendevano a reagire in modo curioso, uggiolando con la coda tra le gambe in cerca di conforto. Quello dello zio di Julia, un boxer francese imbranato e giocherellone, ogni volta che la incontrava per strada si buttava senza ritegno a pancia in su, in attesa di qualche coccola rassicurante. Se lo avessero fatto anche i cani poliziotto sarebbe stato imbarazzante.

Poi c’era la faccenda dei documenti. Era quasi certo che la sua nascita e quella di Ecaterina fossero del tutto ignote all’ufficio che Julia chiamava anagrafe, dove, a quanto aveva capito, si registrava tutto di tutti. Ma Dorian, che ne sapeva molto più di lei, aveva detto di non preoccuparsi. Forse aveva trovato un modo di svicolare il problema, anche se Eliana non riusciva a immaginare quale.

Infine, c’era il disagio nel accettare che Dorian si sobbarcasse tutte le spese. Era capitato più volte che pagasse lui quando uscivano insieme, ma un conto erano una coca e un panino, un altro un volo in aereo e una stanza in albergo. Gran parte dei soldi della zingara erano ancora lì, accartocciati in un cassetto del comodino. Spenderli la metteva a disagio e aveva persino carezzato l’idea di restituirli. Ma si trattava di soldi rubati e renderli ai ladri non era meglio che tenerli per sé, vista l’impossibilità di trovare i legittimi proprietari. Forse quello era un modo per liberarsene in fretta e non pensarci più.

La tentazione più grande derivava dall’occasione di trascorrere tutto quel tempo da sola con Dorian. Non avevano mai passato insieme più che scampoli di giornata. Pranzare, cenare, dormire e svegliarsi insieme sembrava un sogno troppo bello per essere vero. Inoltre, in un contesto così strano e diverso, forse si sarebbe presentata l’occasione di parlare finalmente con sincerità assoluta. Avrebbe potuto introdurre l’argomento con calma e gestire la cosa senza la pressione di dover dire tutto in poco tempo. Immaginava loro due in una stanza che chissà perché aveva il camino, abbracciati tra morbide coperte, a parlare per ore e ore. Nelle sue fantasie riusciva a raccontare tutto nei minimi dettagli, mentre Dorian la ascoltava dolce e premuroso, credendo alle sue parole senza prenderla per schizofrenica. Verso la fine, il sogno a occhi aperti prendeva una piega del tutto diversa, perché ovviamente facevano l’amore come mai prima di allora e fuori dalla finestra, per motivi non specificati, qualcuno sparava fuochi d’artificio. Forse quello che le era mancato fino ad ora per riuscire a parlare era la situazione giusta e il viaggio avrebbe potuto fornirla. Più ci pensava, più l’idea sembrava vincente, anche senza il camino e lo spettacolo pirotecnico.

L’organizzazione risultò più facile del previsto. Ovidiu all’inizio fece un po’ di storie, ma poi si intromise Octavia, sostenendo a spada tratta l’idea di poter chiedere un sabato libro ogni tanto e offrendosi persino di trovare una sostituta occasionale. La fece sembrare una questione di principio. Per un momento parve che l’intervento di Octavia potesse ritorcersi contro di lei, quando Ovidiu cominciò a sbraitare che se volevano un lavoro col sabato libero dovevano solo andare a cercarlo altrove. Ma la crisi rientrò presto, anche se Eliana fu costretta a contrattare un giorno in più di mestieri la settimana successiva, alla solita paga. Raggiunto l’accordo, Eliana sentì le vertigini. Era fatta.

A quel punto, non doveva fare altro che ignorare dubbi e paure e impegnarsi perché le cose andassero al meglio. Avrebbe voluto poter dare la grande notizia a Dorian di persona, ma il mercoledì era la serata pizza e maratona Netflix con Julia, quindi si limitò ad informarlo con una dilagante telefonata di un’ora e mezza, prima di spaparanzarsi in maglietta davanti al PC, glissando sulle domande riguardo il destino del copri divano. Quando le disse del viaggio, Julia concordò con lei nel considerarlo un evento da triplo wow. I tipi romantici erano rari e lo erano ancora di più quelli romantici e belli da sbavare come Dorian. La sfacciata fortuna di Eliana in fatto di ragazzi, unita alla sua linea perfetta che contava come aggravante, le valse un’aggressione a cuscinate. Julia finse di non volerle rivolgere mai più la parola, o almeno non fino alla fine della maratona. Ci vollero molte moine per farla recedere dal suo intento, ma a prezzo di una seconda razione di cuscinate, ritrovarono la serenità domestica e riuscirono a godersi senza distrarsi troppo le complicate interazioni tra un gruppo di detenute che, contrariamente a quanto il titolo della serie lasciasse presagire, non vestivano quasi mai di arancione.

Nell’opinione di Julia, partire senza aver comprato qualcosa di sexy avrebbe provocato smottamenti tellurici, quindi organizzarono una visita al Sun Plaza. Eliana aveva scoperto l’esistenza della biancheria intima quando si era trasferita in città. Prima di allora, ne aveva sempre fatto a meno, cosa che Ecaterina continuava beatamente a fare. La prima volta che si era trovata tra le mani un reggiseno, era rimasta non poco perplessa, per il semplice motivo che non riteneva di avere così tanto da reggere. Era rimasta sconcertata nel constatare gli strabilianti risultati ottenuti con qualche elastico astutamente posizionato. Per le mutandine la questione era stata più difficoltosa, perché quelle che le consigliava Julia erano talmente sottili da rendere difficile apprezzare la differenza tra l’indossarle oppure no, per non parlare del fastidio di avere un filo interdentale tra le chiappe. Ma a Dorian sembravano piacere molto, così si era rassegnata anche a quello. Impiegarono l’intera mattinata navigando a vista in un mare di bustini e reggicalze, in cerca della perfetta combinazione di trasparenze e ombreggiature. Alla fine, quando Julia si sentì soddisfatta della sua opera d’arte, ottenuta frugando nei cestoni delle offerte come minatori in cerca di gemme, si precipitarono a casa.

Eliana subì l’ordalia di una mini sfilata di moda a uso e consumo di Julia, che la esaminò dal divano fumando una sigaretta per darsi un’aria più professionale. C’era un che di incoerente nello spendere tanto per indossare qualcosa che aveva l’intento dichiarato di essere tolto il più in fretta possibile. Ma, confrontandosi allo specchio con le foto delle riviste di moda, Eliana provò la strana sensazione di non vedersi molto diversa da quelle modelle che sembravano tanto a proprio agio a posare in mutande. Non che la allettasse l’idea di finire col sedere al vento su un cartellone pubblicitario grande come una casa, però le piaceva fantasticare su come Dorian avrebbe reagito vedendola in quel modo. Forse gli sarebbe piaciuta di più.

Julia, dal canto suo, la gratificò con un cenno di approvazione e un paio di commenti volgari su cosa le sarebbe piaciuto fare, a quel punto, se fosse stata un uomo. Dopo qualche risata, Eliana ripose gli acquisti nell’armadio e cominciò a contare i minuti che la separavano dal momento di indossarli per Dorian.

La sera di giovedì, a poche ore dalla partenza, Eliana si ritrovò a giocherellare col suo nuovo completino, senza riuscire a dormire nonostante il mostruoso ammanco di sonno che andava accumulando e che sarebbe di certo aumentato. Per fortuna, Ecaterina era passata a trovarla da poco. Se fosse arrivata ora avrebbe senz’altro capito che c’era qualcosa nell’aria e avrebbe fatto di tutto pur di demolire i suoi piani. Così invece avrebbe saputo del viaggio solo al ritorno. Si sarebbe arrabbiata di certo, ma a quel punto, pazienza. Anzi, forse la notizia  che Eliana era in grado di intraprendere viaggi all’estero senza bisogno di interpellarla, l’avrebbe definitivamente convinta a lasciarle vivere la sua vita in santa pace.

Alla fine, Eliana si rassegnò all’impossibilità di dormire senza aver sentito di nuovo la voce di Dorian. Lo chiamò poco prima di mezzanotte e ridacchiarono al telefono per un tempo che comunque le parve troppo breve. Si accordarono per l’ennesima volta su orari e dettagli della partenza e tentò in ogni modo di estorcergli qualche indizio sulla loro destinazione, senza successo.

Poco male. Eliana adorava le sorprese.

6.

 

 

 

Dopo il discorso chiarificatore, Dorian sparì per qualche giorno. E fin qui, niente di strano. A differenza del solito, però, questa volta Eliana non fu travolta dalla consueta ondata di  insicurezza, dubbi e, ormai era impossibile negarlo, gelosia. Al contrario, l’eclissi di Dorian le diede il tempo di riflettere con calma sulla loro situazione di coppia. Si avvicinava il momento in cui avrebbe dovuto essere totalmente, irrevocabilmente sincera, il che la portò a formulare alcune ipotesi, cercando di immaginare le circostanze più adatte per approcciare l’argomento.

Escluse a priori l’eventualità di parlarne in pubblico, per evitare il pericolo di scenate sotto l’occhio esterrefatto di una folla di estranei. Meglio giocare in casa, anche in senso letterale, in un contesto che non la facesse sentire più in imbarazzo di quanto non fosse già alla sola idea di affrontare quel discorso. Ma, a parte l’ambientazione, la questione principale restava cosa dire. Il concetto le era chiaro, molto meno il modo migliore per esprimerlo senza sembrare pazza.

La domanda era: come dire a un ragazzo del ventunesimo secolo, razionale e sobrio, che lei e sua sorella erano umane solo a metà, perché figlie di una strega e di un  megliononsaperecosa di natura demoniaca, evitando di farsi internare in un reparto psichiatrico?

Non poteva addurre prove credibili, che non fossero allergie, l’innata simpatia suscitata in alcuni animali e il fatto che al buio ci vedeva meglio della media. Sarebbe stato più convincente evocare lì per lì qualche spiritello, o trasformarsi in un lupo. Ma, a prescindere dal fatto che Eliana non era in grado di farlo, a quel punto molto probabilmente sarebbe stato Dorian a finire in psichiatria.

Il dilemma sembrava senza soluzione, ma Eliana doveva trovarne una, prima che Ecaterina riuscisse a incontrare Dorian e, aggirando in qualche subdolo modo i vincoli del loro patto, gli acciaccasse per sempre la spina dorsale con una maledizione, solo per appagare la propria insana crudeltà. Pensò di preparare il terreno un poco alla volta. Nei momenti di solitudine, al parco o al lavoro, Eliana si ritrovò a provare le battute, davanti allo specchio della toilette o fingendo di leggere ad alta voce per non sembrare troppo stramba.

-Hai presente quelle streghe della TV che fanno cose carine e simpatiche, tipo filtri d’amore? Ecco, dimenticatele-

Quei tentativi la aiutarono a capire che anche il tono era importante. Niente battute, o sarebbe sembrato uno scherzo, ma neanche troppa serietà, che al contrario sarebbe stata preoccupante. Non voleva che Dorian si spaventasse, non troppo almeno, anche se forse un pizzico di sana paura lo avrebbe tenuto lontano da Ecaterina. Pensò di chiedere consiglio a Julia, ma scartò l’ipotesi perché avrebbe comportato il dover raccontare la verità anche a lei, raddoppiando il problema anziché risolverlo.

Mentre si arrovellava senza costrutto, come se non fosse già abbastanza disorientata, ci si misero anche i sogni a tormentarla. Visioni confuse, che brillavano tuttavia di indecifrabile significato, frapponendosi tra lei e una qualche ignota verità come le vetrate di una chiesa illuminate dal sole.

Una notte, sognò un cucciolo di tigre, cieco e indifeso, nascosto tra le radici affioranti di uno scheletrico albero morto, al limitare di una discarica. Attorno al piccolo sciamavano nel buio ratti enormi, butterati da una strana lebbra tumorale, che deformava le zampette spelacchiate fino a farle sembrare mani. Anche i loro musi avevano l’aspetto di volti, come mostruosi ibridi usciti da un bestiario medievale. La discarica e i topi puzzavano in modo soffocante, tanto che l’odore fantasma continuò a tormentarla anche da sveglia, per tutto il giorno seguente.

In un’altra occasione, sognò un branco di cani scabbiosi e idrofobi, chiusi in una cantina, le pareti decorate di scritte in un alfabeto sconosciuto e disegni osceni, che si azzannavano tra loro in una frenetica calca, consumando innaturali e orrendi atti di necrofilia sul cadavere semi decomposto di una lupa. Non era il genere di sogno cristallino e vivido che preannunciava l’arrivo di Ecaterina, così Eliana preferì attribuirli alla stanchezza, la confusione o la cattiva digestione, anche perché si svegliò entrambe le volte con un acuto senso di nausea.

Dorian ricomparve senza preavviso, come sempre. Era martedì sera. Eliana stava rientrando dal lavoro, accaldata e stanca dopo essere rimasta pigiata in un convoglio sovraffollato nonostante l’orario, per tutto il tragitto da Piazza della Vittoria a Berceni. La causa del trambusto era il concerto di una band inglese per lei sconosciuta, ma che doveva essere piuttosto famosa, perché Julia si era premurata di procurarsi il biglietto con tre mesi di anticipo, a una cifra che Eliana considerava francamente fuori luogo. Compagnie di ragazzi si annoiavano tutti insieme seduti sui gradini d’ingresso dei palazzi, o sui bassi muri di cinta dei cortili, fumando e bevendo birra tra occasionali scoppi di risate. Le finestre delle case, spalancate nel tentativo di far circolare qualche refolo d’aria, brillavano di lampi fluorescenti, al ritmo epilettico delle immagini sui televisori, mentre battute stantie, raffiche di mitra, monotone voci di anchorman e previsioni del tempo si mescolavano in un incoerente guazzabuglio.

Appena svoltato l’angolo, riconobbe la macchina, parcheggiata davanti al portoncino di casa. Dorian, appoggiato alla portiera, giocherellava col telefono con l’espressione annoiata di chi non avesse di meglio da fare. Improvvisamente libera dalla stanchezza, Eliana attraversò la strada, avvicinandosi di soppiatto con un lungo giro, per coglierlo alla sprovvista.

-Tana per Ely- disse Dorian quando le fu accanto, per nulla sorpreso e senza alzare gli occhi dal cellulare.

Eliana lo abbracciò e disse comunque –Buh!-

Dorian la baciò per un lungo, vellutato momento.

–Devi lavorare sulla tua modalità stealth

-Devo lavorare sulla mia che?-

-Ti ho vista dall’angolo della strada-

–Ci ho provato. Dov’eri finito? Mi sei mancato-

-Avevo da fare- rispose Dorian, con un sorrisetto.

-Tipo?-

Tipo che ne parliamo più tardi. Posso salire?-

Eliana annuì, complice.

-Julia non c’è. Non credo tornerà, stanotte-

-Splendido-

Si avviarono verso il portoncino, Eliana appesa come un koala al braccio di Dorian. Riuscì ad aprire senza mollarlo neppure per un istante. Salirono le scale fianco a fianco.

-Il biondino s’è fatto vivo di nuovo?- chiese Dorian, a metà del tragitto.

Cercava di apparire rilassato, anche se la cosa sembrava turbarlo, come se ci avesse pensato parecchio. La gelosia doveva essere un problema comune, da quelle parti. Eliana si sentì lusingata. Con tutto quello che aveva avuto per la testa negli ultimi giorni, si era quasi scordata di quella strana faccenda, sempre più convinta che si fosse trattato di un malinteso e che la cosa importante di cui quel tizio voleva parlarle, non lo fosse poi tanto.

-No. Hai capito chi era?-

-Credo di sì-

-E…?-

-…ed è proprio quello che pensavo. Un’inutile testa di cazzo-

Eliana ridacchiò.

-Quindi è un tuo amico?-

-Diciamo così-

-Che tipo strano, però…-

Era felice di poter archiviare l’incidente in via definitiva, anche se Dorian sembrava ancora  rimuginarci sopra. Decise di fare del proprio meglio per aiutarlo a distrarsi. Entrarono in casa baciandosi. Eliana chiuse la porta alla cieca, lottando per mantenere ogni centimetro del corpo avvinghiato a Dorian. Lui la sollevò e la portò in braccio attraverso il soggiorno buio, fino al divano. Franarono insieme tra i cuscini, mentre Dorian sfilava la camicia dalla testa senza slacciarla. Eliana ringraziò per la facoltà di vedere bene nella penombra.

-Aspetta. Arrivo dal lavoro. Sono… sono…-

-Sei bellissima- mormorò Dorian, aiutandola a togliere la canottiera.

Eliana riuscì a fare la doccia solo qualche ora dopo. Fare sesso sul divano, in teoria, era proibito, ma da quando Eliana, una sera, era rientrata troppo presto e aveva trovato Julia e un ragazzo che non era Anton avviticchiati in soggiorno, era stata riconosciuta la validità di una cosa chiamata clausola di forza maggiore. In pratica un’eccezione alla regola, che però imponeva di mettere immediatamente il copri divano a lavare. Era notte fonda, mancavano poco meno di cinque ore alla sveglia. Eliana si strinse nel soffice accappatoio che profumava di ammorbidente e tornò in camera a passi leggeri. La lampada sul comodino era accesa, Dorian era ancora nudo tra le lenzuola accartocciate. Eliana si sdraiò sopra di lui, lo baciò con trasporto, poi posò la testa sul suo petto, ascoltando il battito tranquillo del cuore.

-Hai visto i miei pantaloni?-

-Di là, sul lampadario, credo- rispose Eliana con la voce da sonno, senza muoversi di un millimetro –Vai già?-

-Devo prendere una cosa-

Dorian la fece scivolare dolcemente sul letto e sgusciò via. Eliana lo guardò sparire oltre la porta godendosi ogni guizzo dei suoi muscoli. Lo sentì muoversi in soggiorno avanti e indietro.

-Che ci fanno le mie mutande sulla maniglia?-

Eliana scoppiò a ridere.

–Vedi anche le mie?-

-Temo di averle sputate fuori dalla finestra. Ma ormai erano strappate a quel punto- rispose Dorian. Poi aggiunse –Maledizione-

-Che c’è?-

-Ho perso un calzino-

Eliana ricordava di averlo costretto a toglierli, perché c’era un limite a tutto e un uomo nudo coi calzini non si poteva proprio guardare, neanche uno come Dorian. Però da lì a sapere dove fossero finiti, era tutta un’altra faccenda.

-Te ne  posso prestare un paio-

-Solo se sono rosa, così si intonano alla camicia- ribatté lui, aprendo il frigo –Ma che diavolo…!?-

-Che succede?-

Dorian tornò in camera, con i propri vestiti raccolti in un fagotto. Li posò sulla sedia della scrivania.

–Nel vostro frigo esplodono le birre-

-Sì, lo so. È un problema temporaneo, spero-

Dorian cominciò a frugare nelle tasche dei calzoni. Eliana si stiracchiò. Il sonno le bussava in testa con insistenza, ma si sentiva come una bambina che non voleva smettere di giocare. Non ancora.

-È perché le agitate troppo. Le birre-

-No. È perché Julia non riesce a tenere la bocca chiusa-

-Come?-

-Lascia perdere-

Dorian trovò quello che cercava. Era una busta di carta bianca. Si sedette su bordo del letto, rigirandola tra le mani.

-Mi hai scritto una lettera in cui confessi tutti i tuoi tradimenti?-

-Si era detto di piantarla, con questa storia-

-Vero- mormorò Eliana, sedendosi per abbracciarlo e sbirciare al contempo da sopra la sua spalla –Cos’è?-

-Ti ho vista un po’ tesa, ultimamente. Le visite di tua sorella, la gelosia eccetera- Dorian le carezzò i capelli umidi, soffermandosi a grattarle dolcemente la nuca.

–Mi dispiace-

-È anche colpa mia. Anzi, è soprattutto colpa mia-

Eliana sentì un groppo attorcigliarsi in gola. C’erano motivi perfettamente sensati per cui Dorian desiderava mantenere un certo riserbo. Non si poteva dire altrettanto di lei. Il fatto di avere segreti orrendi l’aveva portata a credere che tutti ne avessero. Era stata meschina. E rischiava di perdere la cosa più bella della sua vita per questo. Si strinse di più alle spalle di Dorian, come se volesse entrargli dentro attraverso la pelle.

Lui continuò a coccolarla con placide carezze.

–Per cui ho pensato una cosa-

-Vuoi lasciarmi?-

Voleva essere una battuta, ma il solo pronunciare quelle parole la uccise un po’.

-Certo. E mi sono fatto rilasciare il permesso dal medico- rispose Dorian mostrandole la busta. Poi sorrise. La baciò –Ma che dici?-

Eliana si nutrì di quel bacio come se stesse morendo di fame. Lo tirò sdraiandosi sulla schiena, le braccia di lui che scivolavano sotto l’accappatoio. Questa volta fu Dorian a esitare.

-Aspetta. Devo spiegarti quello che ho fatto negli ultimi giorni, ricordi? Però prima ho bisogno di chiederti una cosa-

Eliana lo fissò negli occhi.

Chiedimi tutto, tranne la verità.

-Pensi di riuscire ad avere il fine settimana libero?-

La domanda la colse un tantino impreparata.

–Eh?-

-Potresti prendere la tua mezza giornata il venerdì pomeriggio e farti sostituire il sabato. Lavori lì da mesi e non sei mancata una volta. Non credo sarà un problema-

-Fine settimana libero perché?-

Dorian sfuggì al suo abbraccio, aprì la busta e fece scivolare fuori due pezzi di cartoncino colorato.

-Cosa sono?- chiese Eliana, mettendosi a sedere.

-Biglietti aerei. Hai presente? Grandi uccelli di metallo- Dorian mimò le ali.

Eliana, stordita, guardò la busta, poi lui.

-Per andare dove?-

-Questa è una sorpresa. Ma l’idea è andare via per il week end. Una città nuova. Nuove cose da vedere. Cibo da provare. Esperienze da fare, tipo dormire in albergo. Roba così. Che ne dici?-

-Non ho mai preso l’aereo- mormorò Eliana –Non servono i documenti?-

-Non ti preoccupare. È quello di cui mi sono occupato in questi giorni. Mi ci è voluto un po’, ma alla fine ho sistemato tutto. Tu devi solo dire sì. E fare i bagagli-

-Ma non ho molto denaro…-

-Ho pensato a tutto io. Che invito sarebbe se no?-

-Cioè io ti ho detto tutte quelle assurdità sull’essere sposato e sulle amanti e tu mi regali un viaggio?-

-È una cosa che un uomo sposato farebbe per la sua amante, in effetti-

Eliana sorrise.

–Sei un cretino-

-Pensi di farcela? Non costringermi a rapirti dal lavoro. Il tuo capo sembra uno incazzoso-

-Posso provare a chiedere. Ma sei sicuro che sia una buona idea?-

-Più che sicuro. C’è tanto di cui dobbiamo parlare. E dedicare del tempo solo a noi due è il modo migliore per farlo. Almeno, spero che lo sia. Considerala una prova. Se riusciamo a superarla, allora forse siamo pronti per Ecaterina. E per mia madre. Che ne dici?-

-Non voglio essere un peso- disse Eliana, attirandolo di nuovo.

-Non lo sarai. L’unica cosa che ti devi chiedere è se vuoi farlo o no-

Si baciarono.

-Voglio farlo- gli bisbigliò all’orecchio.

Dorian la strinse. Quella notte riuscirono a dormire due ore.

L’unico vero viaggio che Eliana avesse mai fatto in vita sua, escludendo la metropolitana che però prendeva ogni mattina quindi non contava, era quello da Brasov a Bucarest. Una volta, esaminando il planisfero nella cameretta dei figli di Ovidiu si era resa conto che la parte di mondo che aveva visto con i suoi occhi era davvero piccola. Questo nonostante le sembrasse di conoscere New York come le sue tasche, tante volte l’aveva vista nei film. Dubitava che Dorian l’avrebbe portata a New York. Non aveva idea di quanto veloce volasse un aereo, o di quanto tempo poteva impiegare a percorre una distanza lunga pressappoco quanto un righello sulla mappa a sua disposizione. Il piano prevedeva due notti in albergo, due cene e due serate in una città tutta da scoprire. Forse avrebbe visto qualche monumento famoso, tipo l’orologione che le pareva fosse a Londra, o l’antenna gigante di Parigi.

L’idea stessa del viaggio le riusciva eccitante e spaventosa. Più che altro la terrorizzava il pensiero dell’aereo e dei controlli doganali, che, a giudicare dalla TV, prevedevano sempre momenti di suspense con poliziotti poco espressivi e pastori tedeschi che sentivano l’odore dei criminali come se usassero tutti lo stesso dopobarba. I cani, come tutti gli animali, in sua presenza tendevano a reagire in modo curioso, uggiolando con la coda tra le gambe in cerca di conforto. Quello dello zio di Julia, un boxer francese imbranato e giocherellone, ogni volta che la incontrava per strada si buttava senza ritegno a pancia in su, in attesa di qualche coccola rassicurante. Se lo avessero fatto anche i cani poliziotto sarebbe stato imbarazzante.

Poi c’era la faccenda dei documenti. Era quasi certo che la sua nascita e quella di Ecaterina fossero del tutto ignote all’ufficio che Julia chiamava anagrafe, dove, a quanto aveva capito, si registrava tutto di tutti. Ma Dorian, che ne sapeva molto più di lei, aveva detto di non preoccuparsi. Forse aveva trovato un modo di svicolare il problema, anche se Eliana non riusciva a immaginare quale.

Infine, c’era il disagio nel accettare che Dorian si sobbarcasse tutte le spese. Era capitato più volte che pagasse lui quando uscivano insieme, ma un conto erano una coca e un panino, un altro un volo in aereo e una stanza in albergo. Gran parte dei soldi della zingara erano ancora lì, accartocciati in un cassetto del comodino. Spenderli la metteva a disagio e aveva persino carezzato l’idea di restituirli. Ma si trattava di soldi rubati e renderli ai ladri non era meglio che tenerli per sé, vista l’impossibilità di trovare i legittimi proprietari. Forse quello era un modo per liberarsene in fretta e non pensarci più.

La tentazione più grande derivava dall’occasione di trascorrere tutto quel tempo da sola con Dorian. Non avevano mai passato insieme più che scampoli di giornata. Pranzare, cenare, dormire e svegliarsi insieme sembrava un sogno troppo bello per essere vero. Inoltre, in un contesto così strano e diverso, forse si sarebbe presentata l’occasione di parlare finalmente con sincerità assoluta. Avrebbe potuto introdurre l’argomento con calma e gestire la cosa senza la pressione di dover dire tutto in poco tempo. Immaginava loro due in una stanza che chissà perché aveva il camino, abbracciati tra morbide coperte, a parlare per ore e ore. Nelle sue fantasie riusciva a raccontare tutto nei minimi dettagli, mentre Dorian la ascoltava dolce e premuroso, credendo alle sue parole senza prenderla per schizofrenica. Verso la fine, il sogno a occhi aperti prendeva una piega del tutto diversa, perché ovviamente facevano l’amore come mai prima di allora e fuori dalla finestra, per motivi non specificati, qualcuno sparava fuochi d’artificio. Forse quello che le era mancato fino ad ora per riuscire a parlare era la situazione giusta e il viaggio avrebbe potuto fornirla. Più ci pensava, più l’idea sembrava vincente, anche senza il camino e lo spettacolo pirotecnico.

L’organizzazione risultò più facile del previsto. Ovidiu all’inizio fece un po’ di storie, ma poi si intromise Octavia, sostenendo a spada tratta l’idea di poter chiedere un sabato libro ogni tanto e offrendosi persino di trovare una sostituta occasionale. La fece sembrare una questione di principio. Per un momento parve che l’intervento di Octavia potesse ritorcersi contro di lei, quando Ovidiu cominciò a sbraitare che se volevano un lavoro col sabato libero dovevano solo andare a cercarlo altrove. Ma la crisi rientrò presto, anche se Eliana fu costretta a contrattare un giorno in più di mestieri la settimana successiva, alla solita paga. Raggiunto l’accordo, Eliana sentì le vertigini. Era fatta.

A quel punto, non doveva fare altro che ignorare dubbi e paure e impegnarsi perché le cose andassero al meglio. Avrebbe voluto poter dare la grande notizia a Dorian di persona, ma il mercoledì era la serata pizza e maratona Netflix con Julia, quindi si limitò ad informarlo con una dilagante telefonata di un’ora e mezza, prima di spaparanzarsi in maglietta davanti al PC, glissando sulle domande riguardo il destino del copri divano. Quando le disse del viaggio, Julia concordò con lei nel considerarlo un evento da triplo wow. I tipi romantici erano rari e lo erano ancora di più quelli romantici e belli da sbavare come Dorian. La sfacciata fortuna di Eliana in fatto di ragazzi, unita alla sua linea perfetta che contava come aggravante, le valse un’aggressione a cuscinate. Julia finse di non volerle rivolgere mai più la parola, o almeno non fino alla fine della maratona. Ci vollero molte moine per farla recedere dal suo intento, ma a prezzo di una seconda razione di cuscinate, ritrovarono la serenità domestica e riuscirono a godersi senza distrarsi troppo le complicate interazioni tra un gruppo di detenute che, contrariamente a quanto il titolo della serie lasciasse presagire, non vestivano quasi mai di arancione.

Nell’opinione di Julia, partire senza aver comprato qualcosa di sexy avrebbe provocato smottamenti tellurici, quindi organizzarono una visita al Sun Plaza. Eliana aveva scoperto l’esistenza della biancheria intima quando si era trasferita in città. Prima di allora, ne aveva sempre fatto a meno, cosa che Ecaterina continuava beatamente a fare. La prima volta che si era trovata tra le mani un reggiseno, era rimasta non poco perplessa, per il semplice motivo che non riteneva di avere così tanto da reggere. Era rimasta sconcertata nel constatare gli strabilianti risultati ottenuti con qualche elastico astutamente posizionato. Per le mutandine la questione era stata più difficoltosa, perché quelle che le consigliava Julia erano talmente sottili da rendere difficile apprezzare la differenza tra l’indossarle oppure no, per non parlare del fastidio di avere un filo interdentale tra le chiappe. Ma a Dorian sembravano piacere molto, così si era rassegnata anche a quello. Impiegarono l’intera mattinata navigando a vista in un mare di bustini e reggicalze, in cerca della perfetta combinazione di trasparenze e ombreggiature. Alla fine, quando Julia si sentì soddisfatta della sua opera d’arte, ottenuta frugando nei cestoni delle offerte come minatori in cerca di gemme, si precipitarono a casa.

Eliana subì l’ordalia di una mini sfilata di moda a uso e consumo di Julia, che la esaminò dal divano fumando una sigaretta per darsi un’aria più professionale. C’era un che di incoerente nello spendere tanto per indossare qualcosa che aveva l’intento dichiarato di essere tolto il più in fretta possibile. Ma, confrontandosi allo specchio con le foto delle riviste di moda, Eliana provò la strana sensazione di non vedersi molto diversa da quelle modelle che sembravano tanto a proprio agio a posare in mutande. Non che la allettasse l’idea di finire col sedere al vento su un cartellone pubblicitario grande come una casa, però le piaceva fantasticare su come Dorian avrebbe reagito vedendola in quel modo. Forse gli sarebbe piaciuta di più.

Julia, dal canto suo, la gratificò con un cenno di approvazione e un paio di commenti volgari su cosa le sarebbe piaciuto fare, a quel punto, se fosse stata un uomo. Dopo qualche risata, Eliana ripose gli acquisti nell’armadio e cominciò a contare i minuti che la separavano dal momento di indossarli per Dorian.

La sera di giovedì, a poche ore dalla partenza, Eliana si ritrovò a giocherellare col suo nuovo completino, senza riuscire a dormire nonostante il mostruoso ammanco di sonno che andava accumulando e che sarebbe di certo aumentato. Per fortuna, Ecaterina era passata a trovarla da poco. Se fosse arrivata ora avrebbe senz’altro capito che c’era qualcosa nell’aria e avrebbe fatto di tutto pur di demolire i suoi piani. Così invece avrebbe saputo del viaggio solo al ritorno. Si sarebbe arrabbiata di certo, ma a quel punto, pazienza. Anzi, forse la notizia  che Eliana era in grado di intraprendere viaggi all’estero senza bisogno di interpellarla, l’avrebbe definitivamente convinta a lasciarle vivere la sua vita in santa pace.

Alla fine, Eliana si rassegnò all’impossibilità di dormire senza aver sentito di nuovo la voce di Dorian. Lo chiamò poco prima di mezzanotte e ridacchiarono al telefono per un tempo che comunque le parve troppo breve. Si accordarono per l’ennesima volta su orari e dettagli della partenza e tentò in ogni modo di estorcergli qualche indizio sulla loro destinazione, senza successo.

Poco male. Eliana adorava le sorprese.

 

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Rickyreds
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Scrivo per passione dall'età di 12 anni! (Leggo dall'età di 6, ma questo lo fanno tutti, quindi forse non vale la pena di sottolinearlo)

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