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4.

 

 

 

Una delle cose più straordinarie della città, almeno secondo Eliana, erano i parchi pubblici. Non che le dispiacessero i palazzi, specie quelli nuovi fiammanti del centro, con l’ultimo piano aperto al pubblico da cui si vedeva tutta Bucarest come un modellino. Ma i parchi, con i viali in terra battuta, i prati ben curati, i chioschi e i laghetti con le barche a remi, le piacevano davvero un sacco. Somigliavano ai boschi intorno a casa, ma senza le ombre impenetrabili e il cupo senso di remota solitudine, come paragonare un cane giocherellone a un lupo guardingo e minaccioso.

Dall’inizio della bella stagione, Eliana aveva eletto i giardini di Cimigiu, nel quartiere universitario, a suo luogo preferito per trascorrere i pomeriggi liberi, sempre più frequenti da dopo la fine delle scuole. Nonna Mirela si era trasferita per l’estate nella casa di Mamaia, sul Mar Nero, insieme ai nipoti, così a Eliana restavano da fare solo i mestieri e stirare. A parte la malinconia per il distacco dai bambini, la mole di lavoro inferiore non era una buona notizia per le sue finanze. Ma i soldi che le aveva lasciato Ecaterina erano sufficienti a stare tranquilla per qualche tempo, anche se preferiva non farsi troppe domande sulla provenienza di quel denaro. Era probabile che Caty non avesse una percezione molto chiara di quanto quelle sporadiche “mance” l’aiutassero a mantenersi. Anzi era quasi certo che, se ne avesse avuto sentore, avrebbe tentato di ridiscutere la faccenda in suo favore, magari pretendendo qualche occasionale ritorno a casa di Eliana. Ma per ora andava bene così.

Eliana frequentava i giardini anche da sola, per pranzare con una coppetta di gelato, immersa nella lettura. Teneva sempre pronto un taccuino, su cui annotare i nomi di luoghi mai sentiti, che poi la sera cercava sul vecchio atlante appartenuto alla nonna di Julia. Malauguratamente, il mondo sembrava aver cambiato arredamento un paio di volte da quando era stato stampato, senza contare la difficoltà di distinguere paesi e città reali, come Tokyo o il Messico, da quelli evidentemente inventati, come Winterfall o l’Uzbekistan. La divertiva anche spiare i passanti, sebbene non fosse ancora riuscita a capire dove andassero le persone che vedeva passare di corsa o perché non prendessero un autobus, se avevano tanta fretta.

Tra tutti gli angoli carini, il suo favorito era senza dubbio la fontana della Ninfa. La statua che emergeva dal centro del laghetto non assomigliava per niente a una vera Ninfa, almeno per come Eliana conosceva gli spiriti delle acque, che nonostante alle volte si manifestassero con forme femminili, sembravano più che altro strani ibridi tra donna, anguilla e pianta marina, ed erano sì febbrili e vogliose come si diceva, ma non di lussuria. Piuttosto, la faceva pensare a Ecaterina. Non erano le forme. La statua aveva i fianchi troppo larghi e la pancetta, mentre Caty era sottile, forte e aggraziata come un felino. Ma anche lei amava immergersi nuda nei laghi.

Guardare la Ninfa le ricordava quanto le mancasse sua sorella. Malgrado i loro contrasti, per troppo tempo Ecaterina era stata la sua unica amica. Finché erano state bambine, prima che tra loro si frapponesse un muro di menzogne e incomprensioni, avevano condiviso i giochi, le risate e le fantasie. Non c’era ricordo d’infanzia che non la coinvolgesse, dalle prime avventure nella foresta alle segrete scorribande in paese. Avevano scoperto insieme il mondo, mano nella mano. Questo prima che Caty imboccasse i sentieri tenebrosi lungo i quali Eliana si era rifiutata di seguirla. Ecaterina sapeva essere crudele, a volte. E le riusciva anche particolarmente bene. Ma era stata comunque lei ad occuparsi di Eliana da quando erano rimaste sole, a sfamarla e proteggerla, con la ferocia e la tenerezza di una lupa. Purtroppo per entrambe, era difficile stare vicine quanto doloroso stare lontane.

-Ely, guarda me-

Eliana si voltò. E si ritrovò a fissare il retro del cellulare di Dorian.

-Ferma-

– Che c’è?-

-Niente. Stai rilassata. E cerca di sorridere. Non è una pistola-

Eliana accennò un sorriso dubbioso.

Click.

-Cosa fai?-

Dorian abbassò il cellulare, esaminando lo schermo.

–Una foto-

-Una foto?-

Dorian inarcò il sopracciglio.

-Aspetta. Non hai paura che ti abbia rubato l’anima, vero?-

La battuta gli fruttò uno schiaffo sulla spalla.

–Scemo! Non sapevo che i telefoni facessero anche le foto-

-Impossibile- sentenziò Dorian, mentre armeggiava con l’immagine, apparentemente senza riuscire ad ottenere qualunque cosa stesse cercando di fare -È da circa un milione di anni che i cellulari fanno le foto. Non dirmi che Julia non te ne ha mai fatta una-

Eliana ripensò a tutte le volte che Julia l’aveva attirata vicina invitandola a sorridere allo schermo del telefono. E molte cose cominciarono ad avere senso.

–Oh. Com’è venuta?-

-Potevi cercare di sembrare meno allibita-

Eliana si strinse nelle spalle –La prossima volta avvisami-

-Non importa- sbuffò Dorian -Tanto non c’è verso di farti una foto decente. Tutte sfuocate. Non è che hai in tasca, non so, un forno a microonde?-

Anche Julia si era spesso lamentata dell’impossibilità di postare su facebook una foto accettabile che la comprendesse. Eliana aveva impiegato non poco a capire il significato delle parole “postare” e “facebook”, però si era fatta un’idea abbastanza precisa del motivo per cui  riuscisse tanto difficile. Ma non aveva nessuna intenzione di spiegarlo all’amica, né tanto meno a Dorian, almeno per ora.

-Forse sei tu che non sei capace-

-Forse-

Dorian la studiò con maggiore attenzione. Infilò il cellulare in tasca, cinse le spalle di Eliana e la attirò a sé.

–Che c’è? Sembri pensierosa-

Eliana si lasciò cullare. Le piaceva accoccolarsi contro di lui, nonostante il caldo. Profumava sempre di gel e dopobarba. La mano di Dorian scivolò fino al fianco nudo di Eliana. Per la stagione primavera estate, gli scarti del guardaroba di Julia comprendevano una quantità di canottiere colorate, che si alzavano sempre lasciando nuda la pancia, e jeans così striminziti che in un primo momento Eliana aveva pensato di doverli indossare sotto dei veri pantaloni. Andarsene in giro con metà del fondoschiena in bella vista le procurava un vago senso di paranoia, come essere sempre seguita. Ma i disagi erano ampiamente compensati dallo sguardo di approvazione di Dorian e dal fatto che, da quando aveva cominciato a vestirsi così, lui faticava parecchio a non abbracciarla di continuo. E poi ci teneva a non farlo sfigurare.

Le donne guardavano Dorian almeno tanto quanto gli uomini fissavano Eliana. Lui però indossava il suo fascino come un abito comodo, in cui si sentiva del tutto a proprio agio. Ma per un maschio era più facile. Le ragazze lavoravano di più di fantasia, per cui non occorreva girare mezzo nudo per attirare l’attenzione. Certo, quando toglieva la maglietta per prendere il sole in un prato era davvero un bello spettacolo. Non era permesso, ma se c’era poca gente in giro, lo faceva comunque. Dopotutto, Eliana metteva quei jeans strizza chiappe solo per lui.

-Me lo dici o no?- insistette Dorian.

-Cosa?-

-Cosa c’è che non và-

Eliana non rispose.

-Devo indovinare? C’entra tua sorella-

-Sì. No. Non più del solito- mormorò Eliana, controvoglia.

-Cos’ha combinato, stavolta?-

–Lei…- Eliana esitò, prima di decidersi a dirlo e basta –…vuole incontrarti-

Dorian incassò la notizia con un certo compiacimento, che Eliana si affrettò a ridimensionare.

-Ma non sono sicura che sia una buona idea-

-Perché no?-

-Perché è una persona… particolare-

-Particolare come te o…?- Dorian lasciò la frase a metà.

Eliana lo morse sulla spalla.

-Ahio. Quindi le hai parlato di noi?-

Non ce n’è stato bisogno.

-Sì-

-E cosa le hai detto?-

-Niente. Che sei il mio ragazzo e che ti chiami Dorian-

E le ho fatto promettere di non ucciderti

–Comunque non è che vi dovete incontrare domani, quindi non c’è niente di cui valga la pena parlare- e per sottolineare la volontà di cambiare discorso, si protese verso le sue labbra.

 

Si baciarono piano, a lungo. Finché lui non si ritrasse. C’era qualcosa nel suo sorriso che le dava sempre i brividi, come se dietro ci fosse un segreto malizioso che Dorian condivideva solo in parte.

–Stai cercando di distrarmi?-

-E funziona?- chiese Eliana.

-Puoi fare di meglio. È che sono curioso. Non parli quasi mai di lei, o della tua famiglia-

Eliana cercò di immaginare la sua faccia se gli avesse detto che era cresciuta in una capanna, in compagnia di una gemella che uccideva tutti i suoi animaletti, una madre che adorava la Luna e una serie di altre pittoresche donne che, durante le loro visite occasionali, amavano danzare nude attorno ai falò per attirare i bramosi sguardi dei demoni dell’Oltremondo.

-È complicato- disse alla fine.

-Hai parecchi segreti-

-Non sono segreti, solo cose di cui non mi va di parlare-

-E tua sorella è tra queste. Mi piacerebbe molto incontrarla. Si chiama Caty, giusto?-

-Ecaterina. Solo io posso chiamarla Caty. E, credimi, non ti piacerebbe. Lei è… irascibile. E non le piacciono gli estranei-

Dorian si accigliò.

–Ti ha mai picchiata?-

-Cosa? No. Ma non me la sento di garantire che non picchierebbe te-

Dorian scoppiò a ridere.

–Siete gemelle, giusto? Pesa anche lei quaranta chili bagnata? Perché, in questo caso, credo di potermela cavare-

-Non peso quaranta chili. Ma sono contenta che lo pensi-

-Che lavoro fa? A parte picchiare la gente-

Non sembrava intenzionato a mollare. Eliana sospirò, rassegnata.

-Non ha un vero lavoro-

-E come vive?-

-Aiuta la gente in paese. A modo suo-

-Una specie di tuttofare?-

-In un certo senso-

Dorian la strinse dolcemente.

–Hai soltanto lei?-

Eliana si sistemò più comoda, con la testa sul suo petto.

–Perché ti interessa?-

-Si chiama intimità. Non so se ne hai mai sentito parlare. Stiamo insieme da un po’, ormai. Ma ho l’impressione di non conoscerti affatto-

-È reciproco- disse Eliana.

-Per me è diverso. Fa parte del mio ruolo di bello e tenebroso-

-E non possiamo essere due belli e tenebrosi?-

-Di me sai tutto. Vado all’università. Mio padre fa il marinaio sui mercantili, mia madre è casalinga. Sono figlio unico. Fine. Tu invece sembri, non so, comparsa dal nulla. Cioè, ringrazio il cielo che tu l’abbia fatto. Ma a volte è strano, ecco-

Eliana rabbrividì. Si aggrappò al braccio di Dorian.

-Strano?-

-È tanto brutta? La tua storia, intendo. Tanto da non volerne parlare?-

-No. È solo che non so cosa dire. Non ho mai conosciuto mio padre- né avrebbe mai voluto farlo –E mia madre… lei se n’è andata-

-Nel senso che è… ?- Dorian si bloccò, con una nota di mortificato imbarazzo nella voce.

-È andata via-

-Tipo… emigrata?-

-Tipo andata via e basta-

-Oh-

Dorian la issò sulle proprie gambe, come una bambina. La baciò. Un bacio molto dolce.

–La mia piccola. Capisco perché Ecaterina è incazzata con il mondo. Mi stupisco che non lo sia anche tu-

-Il mondo ha i suoi momenti- mormorò Eliana.

-Ti ho infastidita? Troppe domande?-

-Colpa mia. Non dovevo dirti dell’incontro se non mi sentivo pronta a parlarne. Ma possiamo cambiare argomento, ora?-

-E di cosa vorresti parlare?-

-Di niente-

Passarono il breve rimasuglio di pomeriggio a baciarsi, abbracciati stretti sulla panchina.

Verso le cinque, Dorian la accompagnò alla metro. Camminarono a braccetto lungo il canale che attraversava i giardini, ridacchiando degli sguardi furtivi degli uomini alle gambe nude di Eliana. Quando faceva il tragitto da sola la cosa era molto meno divertente, ma c’era Dorian con lei.

-Ci vediamo stasera?- chiese Eliana, sul ciglio delle scale.

-Possibile-

–Bello e tenebroso-

Risero, poi lei si voltò e scese, godendosi lo sguardo di Dorian. Aveva di nuovo perso l’occasione per essere sincera e per chiedere a lui di esserlo. Dove andava, quando spariva per giorni? C’era un’altra ragazza? O magari due? Secondo Julia era raro incontrare tipi come lui che non fossero contestualmente anche degli stronzi, come se fosse un ingrediente essenziale della ricetta. Forse dipendeva dal fatto che, per quanto uno sia animato di buone intenzioni, è difficile rifiutare qualcosa che ti piace e che ti viene offerto in continuazione. Trattandosi di Dorian, quello era un dubbio più che legittimo. Tutte le ragazze innamorate credono che il proprio ragazzo sia come minimo carino, ma per Dorian era diverso. Lui era proprio bello e aumentava l’effetto con quel fare da uno che la sapeva lunga in fatto di donne. Forse era meglio non approfondire. Le storie di tradimenti che aveva sentito avevano tutte la curiosa caratteristica di sembrare tragiche dal punto di vista del tradito, eroiche da quello del traditore e ridicole per tutti gli altri.

Eliana arrivò al lavoro giusto in tempo per gli aperitivi. Si diede una rinfrescata nel bagno dello spogliatoio prima di indossare l’uniforme serale. Octavia le assegnò la zona bar. Non c’era molta gente, gli avventori erano quasi tutti al banco, con le loro birre ghiacciate, così Eliana ne approfittò per sistemare i tavoli. All’inizio non notò il ragazzo biondo, finché Octavia non le passò accanto, fingendo di aiutarla con i tovaglioli.

-Hai visto quello?- disse a bassa voce, con un sorrisetto.

Eliana guardò sopra la spalla dell’amica e lo vide. Poteva avere circa trent’anni, non molto alto ma piuttosto in forma, con una camicia a maniche corte e gli occhiali da sole di traverso sulla testa, come un cerchietto tra i capelli scompigliati.

-Carino- sentenziò Octavia, come se ci avesse riflettuto.

Secondo Eliana non lo era affatto. Nonostante gli occhi azzurri, i lineamenti erano duri, come quelli degli uomini sulle sue montagne. E poi c’era lo sguardo, troppo freddo e serio. Non sembrava semplicemente in attesa di un’occasione per poterci provare. Quando si accorse di essere stato notato, guardò altrove, ma tornò a fissarla poco dopo.

La cosa cominciò presto a farla sentire a disagio. Non era la prima volta che le capitava, ma di solito succedeva più tardi, verso la chiusura. E si trattava di ubriachi. Quel tizio invece era lucido in modo preoccupante. Eliana cercò di girargli a largo, ma ad un certo punto si trovò sola dietro il bancone, mentre Ovidiu era uscito a salutare alcuni clienti ai tavoli. Il tizio agitò il bicchiere vuoto nella sua direzione. Eliana perse più tempo possibile, ma alla fine fu costretta ad avvicinarsi.

-Desidera altro?- chiese senza guardarlo.

-Ti chiami Eliana, vero?-

Si scambiarono un’occhiata. Eliana si chiese se non lo avesse già incontrato. Non ricordava di averlo visto altre volte al ristorante, anche se non avrebbe potuto giurarci, e sembrava troppo vecchio per essere un frequentatore di feste universitarie. Però, in qualche modo, il suo viso le era familiare, come se lo avesse incrociato per strada abbastanza spesso da restarle impresso.

-Come?-

-Ti chiami Eliana-

-Ci conosciamo?-

-Il tuo ragazzo si chiama Dorian-

–Sei un suo amico?- chiese Eliana, sempre più confusa.

-Ho bisogno di parlarti- poi, a bassa voce, aggiunse -Di Dorian-

Quelle sei semplici parole le rovinarono addosso come il crollo di un muro di mattoni. La sua mente si riempì di possibilità, una più grottesca dell’altra. Forse era il fidanzato di una delle conquiste occasionali di Dorian. O il fratello di una ragazza tradita. E se Dorian l’aveva messa incinta? E se fosse stato sposato? E se…

-È molto importante- mormorò il ragazzo, gli occhi azzurri piantati nei suoi.

Poi allungò una mano e fece per afferrarla. Eliana balzò indietro, spaventata.

-Ely, vai a fare una pausa. Qui ci penso io-

Ovidiu era ricomparso al bancone. Si insinuò tra lei e il ragazzo e afferrò il bicchiere vuoto.

–Consumi o te ne vai?-

Eliana colse l’opportunità e scivolò via. Mentre si allontanava, vide il ragazzo posare dei soldi sul banco.

-Visto qualcosa che ti piace?- insistette Ovidiu, con un tono per nulla conciliante.

-Pensa ai cazzi tuoi- rispose il ragazzo, alzandosi controvoglia.

Prima di andarsene la cercò con lo sguardo. Ovidiu si frappose tra loro.

-Quello che succede qui sono cazzi miei. Quindi fai il favore di andare a fare in culo da un’altra parte e di non farti più vedere. Grazie-

Eliana sgattaiolò lungo il corridoio delle cucine, spinse la maniglia antipanico dell’uscita d’emergenza ed uscì nel cortile, un deposito per cassonetti chiuso da un pesante cancello che affacciava sul retro, usato spesso come zona fumatori dagli altri ragazzi.

È molto importante.

Di tutte le possibilità che le affollavano la mente, non ce n’era una a cui le avrebbe fatto piacere credere. Una parte di lei sapeva che non erano niente altro che le voci della sua insicurezza, che le urlavano contro stupide falsità. Ma sapeva anche che se una di quelle fantasie fosse stata vera anche solo in parte, sarebbe stata sufficiente a ridurla in pezzi. Impiegò un tempo incredibilmente lungo a rimettersi in sesto abbastanza da poter tornare al lavoro. Prima di riprendere posizione dietro il bancone, gettò un’occhiata furtiva oltre l’angolo del corridoio.

Il ragazzo biondo non c’era più. Al suo posto c’era una impiegata in tailleur. Ovidiu stava spillando birre, con lo sguardo accigliato di chi avrebbe voluto potersi arrabbiare molto di più di quanto non avesse fatto.

Eliana si avvicinò.

-Faccio io?- disse, con un sorriso timido e colpevole.

Ovidiu le passò il bicchiere.

-Attenta alla schiuma- disse, asciugandosi le mani nel grembiule.

-Mi dispiace…-

Ovidiu la interruppe.

-Non è colpa tua. Ma se ti danno fastidio, devi dirmelo. Ci penso io-

-Grazie. Lo avevi già visto?-

-Un paio di volte. Ma stai tranquilla. Non tornerà. Porta le birre al tavolo 3- disse Ovidiu con tono conclusivo.

Le diede un buffetto sulla spalla e tornò alla cassa. Eliana non parlò molto con nessuno per  il resto del servizio.

Cominciò ben presto a sentirsi stupida. Era stata una breve conversazione casuale. Strana, ma casuale. Un tizio che conosceva Dorian e che aveva sentito parlare di lei aveva tentato di attaccare bottone in maniera un po’ goffa. Forse era semplicemente un suo amico, che magari aveva avuto una brutta giornata e per quello sembrava nervoso. O magari aveva ragione Ovidiu, era uno che voleva provarci e aveva tentato l’approccio devo assolutamente parlarti, riuscendo solo a sembrare inquietante. Insomma, forse non era niente.

Eppure era bastato quel niente a farla crollare. Era stato come rendersi conto che nella sua luminosa storia d’amore ci fossero delle ombre che aveva scelto di ignorare. Non che non le avesse notate prima, semplicemente aveva girato la faccia dall’altra parte, concentrandosi solo sulle cose belle. La verità era che non riusciva a fidarsi abbastanza da essere completamente sincera con Dorian riguardo il proprio passato e questo forse la portava a non fidarsi in generale.

Rimuginò sulla faccenda per tutta la sera, senza riuscire a venire a capo di nulla, come un esploratore con la mappa alla rovescia. Il lato positivo fu che le ore le scivolarono veloci sotto i piedi e prima di accorgersene stava girando le sedie sui tavoli nella penombra delle luci del bancone. Dopo essersi cambiata, salutò i ragazzi e Ovidiu, che per parte sua sembrava aver scordato l’incidente un attimo dopo la sua burbera conclusione, e si avviò alla metropolitana a passo svelto.

Era una bella serata estiva, calda ma piacevole. Le luci del parco e il vociare delle compagnie che gironzolavano nella gigantesca piazza avrebbero dovuto rassicurarla. Ma non riusciva a togliersi di dosso la sensazione che quel ragazzo biondo fosse ancora nei paraggi e la paura di scorgerlo le impediva di alzare gli occhi da terra. Pensò di mettersi a correre verso la fermata, ma desistette, rendendosi conto che così facendo si sarebbe sentita ancora più strana.

-Serve un passaggio?-

La voce alle sue spalle la fece sobbalzare. Si voltò di scatto.

Dorian, appoggiato al cofano della sua auto, le sorrise, perplesso. Doveva essergli sfilata davanti senza degnarlo di uno sguardo.

-Dorian! Che ci fai qui?-

-Aspetto la mia ragazza all’uscita del lavoro. Ho fatto male?-

Eliana sorrise, imbarazzata.

–No. No. Scusami. Ero… stavo… lascia perdere-

Si scambiarono un bacio, Dorian le aprì la portiera e Eliana fece per sedersi. Sul suo sedile c’era una rosa, il gambo avvolto nella carta stagnola.

-No so come sia finita lì-

-La giornata delle sorprese- mormorò Eliana, mentre Dorian saliva in auto.

-Hai preferenze su dove andare?-

-No. Non pensavo che venissi. Non mi sono neanche fatta la doccia-

-Possiamo andare in centro a fare una passeggiata. Oppure ti accompagno a casa-

-In effetti sono stanca-

-E casa sia-

Fece inversione nel traffico, in direzione della circonvallazione esterna. Rimasero in silenzio per un po’. Dai finestrini abbassati delle auto incolonnate giungeva musica, le luci dei lampioni che tingevano di giallo l’aria densa.

Fu Dorian a prendere l’iniziativa.

–Riguardo oggi pomeriggio… spero di non essere stato troppo invadente. Non volevo costringerti a raccontarmi cose che…-

-Non importa-

Seguì un altro lungo silenzio, durante il quale Eliana giocherellò a punzecchiarsi i polpastrelli con le spine della rosa, senza sentire vero dolore e chiedendosi se invece Ecaterina lo sentisse. Le parole le rigiravano sulla lingua come un boccone indigesto.

Dorian prestava poca attenzione al lento procedere del traffico.

-Non so perché, ma mi sembra di aver detto… o fatto… qualcosa di sbagliato- disse quando il silenzio divenne imbarazzante –E vorrei rimediare-

Eliana lo guardò negli occhi.

–Non è niente. Solo che…- provò a cominciare, senza riuscire a proseguire.

Dorian tentò di incoraggiarla.

-Solo che?-

Eliana decisione di sputare fuori tutto e se questo doveva provocare la frana che l’avrebbe seppellita, forse era meglio che stare ferma a guardarla incombere.

-Dorian tu hai… altre ragazze?-

Dorian spalancò gli occhi come se gli avesse appena chiesto se aveva due nasi.

–Cosa?-

-Altre donne. Tu hai altre donne?-

Lui scoppiò a ridere.

–Posso sapere cosa te lo fa pensare?-

-Prima rispondi- insistette Eliana, seria.

–No. Nessun’altra-

-E dov’è che vai quando sparisci senza farti sentire?-

Dorian si sistemò sul sedile.

–È questo il problema?-

-Sì. E il fatto che non conosco nessuno dei tuoi amici. Non so nemmeno dove abiti. Magari sei sposato e io sono solo la tua…-

-Amante? Qualcuno lo troverebbe eccitante- disse con un sorriso sornione, che rientrò subito non appena intercettato lo sguardo cupo di Eliana –Ma non io, ovvio-

-È così? Sono la tua amante?-

-No. Sei la mia ragazza. Non sono sposato. Non ci sono altre. Non ti ho presentato i miei amici perché sono una manica di teste di cazzo, chi più chi meno, e non voglio che pensi che lo sia anche io. E non ti ho ancora fatto vedere casa mia perché c’è mia madre, che a modo suo è una stronza pure lei. Quello che c’è tra noi è una cosa nostra. Nostra soltanto. Pensavo che anche tu volessi così-

Dorian parlò con calma, senza esitazioni, alternando occhiate alla strada a lunghi sguardi rivolti a Eliana. Sembrava scegliere ogni parola con attenzione. E faceva bene. Perché Eliana le pesò con altrettanta cura. Ogni tono, ogni sguardo.

-In parte lo volevo, credo. Anche io ti ho tenute nascoste alcune… cose

-E io sono stato il primo a impicciarmi. Quindi capisco che ti sei sentita in dovere di sollevare l’argomento. Ma sai una cosa? Hai fatto bene. Sono contento che ne parliamo. Era quello che volevo, dopo tutto. Lo considero il primo passo-

-Primo passo verso la rottura?- chiese Eliana cercando di sembrare simpatica, ma con la voce che tremava di paura. Non voleva perderlo. Non voleva e basta.

-Primo passo per far diventare questa cosa ufficiale. Mi pare che ci conosciamo abbastanza bene, ora. Allora, che ne dici? Quando Ecaterina scende di nuovo dalla montagna, avviso mia madre e ceniamo da me?- ribatté Dorian, a bruciapelo.

Eliana impallidì. Ecaterina aveva giurato di non fare del male a lui. Ma non si era parlato di sua madre.

-Calma, adesso-

-Ok, aspettiamo ancora un po’- concluse Dorian, ridendo –Era questo che ti turbava tanto?-

-In effetti sì- Eliana scivolò giù nel sedile, più rilassata –Te ne volevo parlare oggi pomeriggio, ma poi non c’è stata l’occasione-

-Non c’è stata perché tu volevi pomiciare- disse Dorian, con tono casuale.

-Oh scusami se ti ho infastidito-

-Perdonata-

-Comunque poi al lavoro si è presentato questo tuo amico… almeno credo che fosse un tuo amico. In effetti mi è sembrato una testa di cavolo, quindi potrebbe-

Dorian la scrutò.

–Quale amico?-

-Non so… non si è presentato. È biondo, un po’ più basso di te. Octavia dice che è carino. All’inizio ho pensato che fosse uno che ti cercava per qualche motivo. Ma sapeva come mi chiamo, quindi dev’essere un tuo amico, a meno che non abbia fatto domande su di me, il che sarebbe inquietante, non trovi?-

-Sì, lo sarebbe- commentò Dorian, gli occhi sulla strada -E cosa ha detto?-

-Niente. Solo sapeva come mi chiamo e che esco con te. E che doveva parlarmi di una cosa importante. Poi Ovidiu lo ha cacciato via. E io ho passato tutto il giorno a pensare che potesse essere, non so, un fidanzato geloso… il fratello di qualcuna… o cose così…- Eliana si interruppe, ripercorrendo il discorso sconclusionato -lo so, sono paranoica-

-E sapeva che esci con me?-

-Sì-

–E tu che gli hai detto?-

-Niente! Ho boccheggiato come un pesce “cosa? chi?”- Eliana guardò Dorian –Va tutto bene?-

Lui sorrise.

–Mi chiedevo solo chi potesse essere-

-Cioè non era un tuo amico?-

-Non lo so. Può darsi. Dovrei vederlo per dirlo. O sapere come si chiama. Tu dimmelo se torna, d’accordo?-

-Certo. Anche se non credo. Ovidiu sa essere molto convincente-

-Ok. E Ovidiu l’aveva già visto?-

-Un paio di volte. Come mai ti interessa tanto?-

-Mi interessano tutti quelli che ci provano con la mia terza fidanzata preferita-

Eliana lo guardò di taglio.

-Finiscila-

Semaforo dopo semaforo, raggiunsero Berceni. Il traffico notturno era meno intenso, specie nel dedalo delle vie laterali. Dorian gironzolò parecchio, prima di trovare un parcheggio nel guazzabuglio senza regole che intasava vialetti e marciapiedi. Accompagnò Eliana fino al portone di casa.

-È tutto a posto, allora?- chiese una volta arrivati a destinazione.

-Credo di sì- rispose Eliana.

Almeno fino il momento di parlare seriamente di Ecaterina.

-È stata una giornata molto istruttiva-

-Potremmo rifarlo, qualche volta-

Eliana, in punta di piedi, gettò le braccia attorno al collo di Dorian. Lo baciò con dolce trasporto.

–Ti va di salire?-

-Non posso, devo tornare da mia moglie e dai miei sette figli-

Eliana nascose la faccia sul suo petto.

–Uffa. Non prendermi in giro!-

-Credo che lo farò, invece-

 

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Rickyreds
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Scrivo per passione dall'età di 12 anni! (Leggo dall'età di 6, ma questo lo fanno tutti, quindi forse non vale la pena di sottolinearlo)

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