Leggere scrivere e pubblicare Racconti online su Owntale

Una piattaforma ricca di funzionalità dove pubblicare, leggere e scrivere racconti gratuitamente. Mettiti alla prova e raggiungi il punteggio milgiore!

Chiara odiava le mattine così.

Si era alzata tardi, come al solito dopo le migliaia di sveglie che aveva puntato la sera prima, e prontamente ignorato al momento del risveglio. C’era un solo un caffè, pronto da ieri, freddo nella caffettiera. L’acqua calda non funzionava e, anche se di solito non era un problema, oggi la temperatura era scesa di qualche grado ed avrebbe veramente voluto fare una doccia tiepida. Invece si era insaponata col guanto di crine ad acqua spenta, e si era velocemente buttata sotto il getto gelido. Almeno a questo punto era sveglia, nonostante il poco caffè.

Al momento di uscire dalla doccia, ovviamente, si era dimenticata l’asciugamano in camera. È una di quelle mattine, pensò.

Gli odiosi piccioni che vivevano sul suo tetto si scambiavano versi d’amore. Chiara li odiava. Ratti del cielo. E vivevano proprio sopra la sua testa, con tutti i tetti disponibili in città. Forse, quello che Chiara veramente odiava, era il fatto che anche i piccioni avessero una vita sociale più attiva della sua.

Uscì dal bagno tremate di freddo, raccolse l’asciugamano in camera lasciando una scia di impronte bagnate lungo la cucina, e andò in balcone per cacciare i piccioni. Un gesto inutile, lo sapeva. Sarebbero tornati in un batter d’occhio, incuranti del fatto che non fossero i benvenuti. Un giorno avrebbe comprato il veleno e se ne sarebbe definitivamente liberata, si ripeteva da quasi un anno, ma finiva sempre per trovare una scusa per procrastinare l’estinzione dell’odiato volatile. Forse perché non aveva il cuore di uccidere, anche un così inutile essere. Avrebbe dovuto trovare qualcuno che facesse il lavoro per lei. Un sicario per volatili. Ma non aveva ancora trovato nessuno che le appendesse un quadro in corridoio, figuriamoci chiede ad uno sconosciuto un tale favore. Non sarebbe mai successo e lei lo sapeva.

Caffè. Chiara era vestita e pronta per uscire. Un solo pensiero dominava la sua mente, caffè. La stessa scimmia che si appoggiava sulle spalle dei tossici quando si fanno l’ultima dose, si era ora impossessata del suo corpo e dominava ogni suo pensiero.

Caffè. Niente panico, si ripeteva Chiara, mentre la scimmia le urlava nel cervello caffè, caffè, caffè. Sapeva che non sarebbe stata in grado di concentrarsi su nient’altro prima di aver comprato del caffè.

Che palle! Pensava Chiara. Doveva andare fino al mercato grande. Era lì solo ieri e come una stupida si era dimenticata di comprare il caffè. Chiara detestava il mercato grande. Caotico, sporco, lontano. Senza contare il fatto che avrebbe dovuto camminare per arrivarci, e già sentiva tutti i commenti odiosi e gli sguardi maliziosi che avrebbe incontrato per strada, con l’aggiunta di attacchi inaspettati dai cani randagi. Ma il bisogno di caffè era più grande di qualsiasi ostacolo. Poteva andare a prendere il caffè vicino casa ma quello aveva qualcosa che non andava. Forse era la tostatura che, nonostante gli conferisse uno squisito sapore al cioccolato, rovinava la caffettiera. E le caffetterie in questo paese sono merce rara.

L’occhio di Chiara cadde sulla scia di formiche sul pavimento della cucina. Maledette! Non riusciva a liberarsene. Prese l’insetticida cercò di capire da dove arrivavano. Premette con convinzione sul bottone nero della bomboletta spray emettendo uno spruzzo omicida. Un altro gesto inutile, sarebbero tornate. Curiosamente di fronte al genocidio di questo insetto, nessuna esitazione, nessun rimorso. Magari potesse avere lo stesso atteggiamento incurante con i piccioni tubanti che copulavano sul suo tetto.

Era pronta per uscire. Missione caffè. Indossò le sue Adidas bianche e si avviò giù per le scale. Le tette le facevano male ad ogni scalino. Era senza reggiseno. Con la maglietta a fascia che aveva oggi, non stava bene. Maglietta che avrebbe sicuramente riscosso stupide risatine di patetici pervertiti per strada, ne era consapevole. Voleva credere di averci fatto l’abitudine, ma ogni volta che incrociava quegli sguardi depravati un brivido di rabbia misto a disgusto le attraversava la schiena, il prezzo da pagare per vestire come le piaceva. Oggi in verità poco importava, la scimmia presiedeva i suoi pensieri con un unico tintinnante strillo: caffè.

Ci mise meno del previsto ad arrivare al mercato grande. Era in fila per il caffè. I rifiuti ammassati senza ordine ai lati del marciapiede traspiravano un odore rivoltante. Da alcuni sacchetti gocciolava un liquido color ebano, che si riversava sull’asfalto. Chiara poteva fiutare ogni goccia nera che toccava il suolo.

Tutto intorno a lei il caos. Quelli che parevano migliaia di motorini sfrecciavano sapientemente nel traffico che scivolava incurante accanto a Chiara. L’aria era carica di suoni che non lasciavano nessuno spazio per il silenzio. I motori ringhiavano benzina, mentre i clacson ululavano prepotenti. In sottofondo il vociferare tipico dei mercati, carico di numeri e contrattazioni.

Aspettava che la ragazza finisse di servire il signore in sovrappeso prima di lei, evidentemente accaldato, come si poteva notare dagli aloni di sudore che gli si erano formati sulla camicia bianca al livello delle ascelle. Dopo quel tozzo personaggio avrebbe potuto avere accesso alla sua polvere nera. L’attesa trepidante era finalmente finita. Pregustava il momento in cui si sarebbe persa il suo amato caffè. Appena tornata a casa avrebbe fatto borbottare la caffettiera e inondato la cucina del suo profumo preferito, la sua frustrazione sarebbe svanita al primo sorso. La scimmia sarebbe tornata a dormire, e la sua giornata sarebbe continuata come sempre. Riusciva a sentire l’amaro sapore della tostatura dei semi sulle sue labbra, e ne assaporava ogni sfaccettatura. Tutto intorno a lei scomparve per un attimo. Non udì più il transito strillante di veicoli alla sua sinistra, e non percepì il pungente odore dei rifiuti in decomposizione. Nella sua mente vi era spazio per un solo pensiero: il momento in cui le sue labbra avrebbero baciato la tazza bianca contenente il suo unico amore mattutino, il caffè fumante.

Quell’attimo d’essere durato un’eternità perché la commessa la ignorò, probabilmente notando la presenza assente di Chiara. Ora prima di lei in fila vi erano una signora di mezza età ed un ragazzo sulla trentina. La signora era almeno due spanne più bassa di Chiara, vestita con quello che sembrava un pigiama di Armani evidentemente falso. Chiara dalla sua posizione notò i capelli: neri, lisci, lucidi, e ricoperti da una patina oleosa. Le si appoggiavano sulle spalle come un velo di seta color notte, e ne incorniciavano il viso segnato dal tempo. Il ragazzo stava contando i soldi che aveva appena tirato fuori dalla tasca sinistra. Dure goccioline di sudore gli scendevano dall’attaccatura dei capelli neri lungo la fronte, e scivolavano sotto gli occhiali dalle lenti semitrasparenti. Indossava una camicia a righe blu e stava fissando Chiara con insistenza.

Finalmente era (di nuovo) il turno di Chiara, il cui umore era cambiato in quei pochi minuti di attesa. Un po’ perché era scocciata per essere stata ignorata dalla commessa, un po’ perché la scimmietta richiedente caffè nella sua testa non sembrava darle pace, un po’ perché il ragazzo con la camicia a righe blu la aveva messa a disagio.

Si sforzò comunque di essere gentile, e quando gli occhi nocciola della commessa incrociarono i suoi si fece trovare pronta, chiedendo se poteva pagare con la carta. Era una richiesta di cortesia, Chiara sapeva benissimo che poteva pagare con la carta. Aveva pagato con la carta l’ultima volta. Nel frattempo la tediosa presenza nella sua testa le sussurrava che aveva bisogno di caffè ad ogni battito del suo cuore.

Con grande sorpresa di Chiara, la signorina scosse la testa e le disse di no. Chiara ripeté la domanda come fosse convinta che la ragazza non avesse capito. La risposta fu la stessa e il cuore di Chiara si spezzò mentre la scimmietta nella testa la derideva con sprezzo. Sapevano entrambe che non sarebbe sopravvissuta senza caffè.

Chiara che non aveva contanti se ne andò borbottando brutte parole in Italiano, non sapendo bene se fosse incazzata più con sé stessa per aver fatto un viaggio a vuoto al mercato, con la commessa che era convinta le stesse mentendo, o con la scimmia che non le dava pace in un momento così triste della sua giornata.

Intanto comprerò il caffè di emergenza, quello che rovina la caffettiera, si disse. Oggi è uno di quei giorni, pensò Chiara.

 

2
0
TAGS:

Commenta il racconto di

Lascia un commento

3 Comments

  1. FilippoArmaioli
    FilippoArmaioli

    Io bevo spesso caffè quindi sarà per questo che ho apprezzato l’antieroina di questo racconto dove succede assai poco ma è tutto narrato con ironia e qualche immagine ben riuscita, tipo l’avversione per piccioni e formiche, la “scimmia interiore”, e un cenno a quel che pare una forma di misantropia e pessimismo.