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100 km/h, il vento si insinua tra i suoi riccioli biondicci agitandoli come fiamme irrequiete, gli ultimi delicati raggi del sole stanco ormai sulla via del tramonto la accarezzano. La baciano dolcemente, così come vorrebbe fare Massimo, col cuore in tumulto, seduto accanto a lei lato passeggero. Bestemmie ed improperi vari sono destinati all’indirizzo degli ignari guidatori che osano mettersi contro di lei, gli occhi lanceolati fissi sulla strada, le orecchie si lasciano distrarre dalla pigra voce di Franco 126 alla radio. Sono diretti all’Ikea i due coinquilini. Una gita rapida, in fin dei conti, ma al contempo utile occasione per prendere un po’ di confidenza in più. Così vicini, eppure così lontani ancora. Due mesi prima, all’arrivo di Massimo, Giuliana non gli aveva espresso grande simpatia, sembrava ostile piuttosto, senza un apparente motivo. Il forestiero aveva invaso il suo quieto rifugio probabilmente, ma poteva assicurare di non essere venuto con cattive intenzioni. La visione di una ragazza dalla bellezza così disarmante anzi lo rendeva maggiormente propenso alla gentilezza. Massimo ci mise un po’ per capirlo, ma alla fine comprese che caratterialmente loro due erano molto diversi, quasi incompatibili. Viaggiavano su strade parallele, non trovavano incastri. Nonostante ciò, Massimo non riusciva a darsi pace, era terribilmente attratto da lei, la sua presenza lo dilaniava, gli lacerava il cuore. È pur vero, che lei si era gradualmente aperta nei suoi confronti, ma senza concessioni di rilievo e sicuramente non come l’altro desiderava. Lei spigliata, determinata, intraprendente, leggera, lui cerebrale, introverso, prudente nelle sue iniziative, sensibile fino all’inverosimile. Aveva anche incassato con garbo l’appellativo che la cara coinquilina le aveva attribuito: << Ma dai Massi, sempre cupo sei, così mi sembri Leopardi!>>. Colpito ed affondato. La verità era che a lei piacevano i tipi più estroversi, vivaci, cazzuti e Massimo lo sapeva bene e per lei si sarebbe messo a metter massa, a cambiare, come Lester in American beauty. Nemmeno mentre lei era alle prese con una disordinata danza con l’ebbrezza del vino, l’anelante Massimo era riuscito a possederla. Dottore in Legge, abituato a trovare espedienti per persuadere, non riusciva meschino a convincerla in nessun modo ad abbandonarsi a lui. Voleva possederla, inutile nasconderlo, ma per il momento si sarebbe accontentato di uno sguardo complice, di una carezza, di un sorriso di approvazione.

La guarda rapito adesso, preso dal desiderio più insistente, brucia dalla passione, dalla voglia di stringerla a sé e beneficiarne. Arde e si consuma, ma stavolta sa che il momento è propizio e non vuole lasciarselo scappare. Mentre lei innesta la quarta lui le prende la mano e la avvicina a sé… <<Massi che cazzo fai?!>>.

L’auto a tutta velocità deraglia dalla carreggiata, sfonda violentemente il guardrail e finisce giù da un dirupo. Sono pochi metri, un’altezza esigua ma quanto basta per ribaltare il veicolo. Dopo una serie di interminabili secondi Giuliana tutta macilenta riesce a trascinarsi fuori dall’abitacolo, lei è salva, per Massimo invece è ormai troppo tardi. Il commovente empito sentimentale prima dello schianto è forse stato l’ultimo che lo ha animato

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