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È ancora una volta notte a New York, la città che non dorme mai, intensa come il mio dolore, che non ha mai pace. Le mie gengive sembrano due pezzi di carne putrefatta schiacciata in una morsa. L’attaccatura con i denti sanguina, copiosamente. Un cocente liquido mi cola dal naso e, immagino, anche dagli occhi, sento calde lacrime, non so di cosa, correre sulle guance.
Ho sete! Una sete tremenda. Ogni singola cellula del mio corpo mi sta implorando di bere, di dissetarmi. I nervi del collo tendono allo spasimo, provocando un acuto dolore alla base delle spalle e alla testa, come se un chiodo arroventato mi s’infilasse negli occhi passando dalla nuca. Anche il resto del mio tormentato fisico non se la passa meglio, tutti i muscoli dolgono come se stessi provando gli effetti di un incontenibile crampo in ogni singola parte del mio corpo. La coscienza si sta dividendo tra il cercare di lenire il dolore e la disperazione di non potere soddisfare la sua origine; non so quale parte del mio cervello ancora si accanisca a tenermi lontano dalla mia fonte di sostentamento e di appagamento, ma deve esser davvero molto potente perché riesce ad aver …ragione della mia incontenibile arsura. Probabilmente si rende conto di quale mostro io diventi se cedo al mio lato oscuro.
In effetti, dopo il truculento momento di estasi, la cruda realtà si accanisce contro di me. Gli occhi delle vittime ignare, il loro sguardo di terrore quando si rendono conto che presto perderanno la loro fragile vita, il dolore nel sentire le proprie vene svuotarsi e il cuore cedere di schianto, mi dilaniano quel poco di animo umano che ancora mi rimane.
“Trovo questo estremamente ingiusto!” Dico a voce alta, per lenire i futuri sensi di colpa con una giustificazione impropria “l’esistenza dell’uomo è segnata, fin dalla sua nascita, da quell’orrore primordiale che essi chiamano morte, l’oscurità che segue ogni loro incerto passo. Non sono consci che questa è la loro vera fortuna.
Quanto preferirei addormentarmi in un sonno che non avrà risveglio in questo mondo, perdendo l’indolenza della paura e la fragilità di una vita condannata a privarne altre.
Invece sono costretto a trascinarmi in questa miserrima dimensione, secolo dopo secolo senza poter porre fine alla mia triste esistenza, sballottato tra i marosi del rimorso e dalla fame, che entrambi si fanno sempre più potenti, giorno dopo giorno”.
Poi  …taccio. Ricordo ancora bene come questo è accaduto.
Era una notte di tanti anni fa, secoli probabilmente, nella vecchia città di Hastings. Avevo passato la notte a bere con alcuni biscazzieri del luogo, perdendo anche le ultime ghinee necessarie al mio mantenimento nei giorni a seguire. La dea bendata, quando vuole, è davvero cieca e quella sera, addirittura arcigna nei miei confronti.
L’alcool nel mio corpo rendeva più accettabile anche questa situazione, che diversamente, sarebbe risultata disperata. Camminavo barcollando lungo la strada che mi conduceva verso quella fetida stamberga che, con tutto il coraggio della disperazione, chiamavo casa, quando la vidi per la prima volta. I lampioni a gas illuminavano a malapena i miei incerti passi; era appoggiata a uno di quelle deboli luminarie e pareva essere lì al fine di vendere il suo splendido corpo al miglior offerente per qualche misero scellino.
La cosa che notai subito, nonostante i fumi dell’alcool che pervadevano e obnubilavano i miei sensi e la ragione, era che la sua presenza in quel posto strideva.
Era diversa dalle prostitute che avevo visto fino allora, donne perdute nelle quali l’età è incomprensibile, dato lo strato di prostrazione nel quale si trovavano; adorne solo di laceri  …e puzzolenti vestiti sui quali brillavano occhi infossati da una quantità e varietà tale di malattie da dissuadere la maggior parte delle persone normalmente raziocinanti dall’appartarsi con loro.
Lei invece era una giovane donna di circa trent’anni con un volto sottile, un mento leggermente prominente e gli zigomi marcati.
Uno splendido nasino alla greca con una piccola gibbosità sul dorso la rendeva piacevole alla vista, ma quello che più colpiva l’attenzione di chi la osservava, erano i due grandi e brillanti occhi di un colore marrone intenso che quasi tendeva al nero.
Il tutto era incorniciato da una lunga capigliatura riccia e scura.
Non era molto alta, anche se il fisico era ben proporzionato e molto piacevole, specialmente avvolto in quella camicetta color sabbia che ne esaltava ulteriormente le forme, soprattutto in quel momento che, inspiegabilmente rorida di sudore, la avvolgeva come una seconda pelle. Non notai le fattezze della gonna, so soltanto che nel contesto risultava altrettanto piacevole.
“Qual è il tuo prezzo?” Chiesi baldanzoso, il vino che scorreva nelle mie vene aveva bloccato ogni freno inibitore. Se l’avessi incontrata in un qualsiasi pub, durante le ore diurne, non avrei osato rivolgerle la parola per timore di essere arrestato    …come molestatore di nobildonne; cosa peraltro già accaduta, ma questo è un altro discorso. Noi marinai non godiamo di buona fama quando siamo sulla terraferma; invero neanche in mare ma anche questo è un altro discorso <Non posso darti che qualche scellino>.
Funziona! Perdermi tra i ricordi lenisce superficialmente la mia pena. Ho passato molto tempo rinchiuso in questa misera stanza nella periferia della Grande Mela a guardare la televisione, nel tentativo di non essere fuori a caccia, guardando ogni sorta di spazzatura quello strumento butti fuori dallo schermo a qualsiasi ora. Una cosa mi ha sempre fatto impazzire, quasi schiumare di rabbia. In molti di quei film che trattano l’orrore di essere un vampiro, accade spesso che chi sia trasformato s’innamora oppure prova una sorta di apparentamento col suo carnefice. Quanto questo è lontano dal vero!
Noi siamo esseri che odiano se stessi profondamente ma, se c’è qualcosa che disprezziamo di più, è chi ci ha reso quello che siamo!
Questi ardori, quest’amicizia ci sono realmente sconosciuti. Rifuggiamo tutti gli altri che sono come noi perché in essi dobbiamo specchiarci. La leggenda narra che nessuna superficie riflettente rimandi la nostra immagine ma ciò non è vero; siamo noi che non la  …guardiamo mai per non vedere come siamo stati ridotti, quello che siamo divenuti.
Fugo anche altri dubbi nel mio pensare; non ha mai visto altri come me ma con molti di loro ho chattato grazie a questo meraviglioso strumento che è il computer, condividendo la nostra amarezza e la nostra disperazione.
Sta tornando prepotente la sete, cerco di affogarla nei ricordi.
Torno a quella sera, a quella strada buia e a lei.
Stranamente, e solo dopo seppi il perché, nonostante quelle donne aduse al mestiere più antico del mondo, e anche i loro protettori, fossero estremamente gelose di una posizione di lavoro così vantaggioso, nessuna di loro pareva reclamarlo. Anzi, se ne stavano in disparte senza neppure posarvi gli occhi sopra, alcune di loro accarezzavano un crocefisso di legno che tenevano ben nascosto sotto i cenci, a contatto con il corpo.
“È la prima volta che cedo il mio corpo in cambio di vile denaro!” Disse timidamente abbassando gli occhi in segno d’imbarazzo <Purtroppo non posso fare altrimenti. Accetto il tuo misero compenso, in qualche modo riusciremo a metterci in pari. Vieni marinaio, appartiamoci nel parco, dietro a quei maestosi tigli>.
Mi trascinò con sé, solo la luce di una  …luna indiscreta mi fu compagna quando lei si spogliò dei suoi vestiti mostrando un corpo degno di una regina. Un incarnato eburneo che risaltava con quello livido delle sue “concorrenti”, seni turgidi e fianchi prosperosi che parevano modellati da uno scultore particolarmente talentuoso. Quando si sfilò, la gonna mostrò che non aveva quegli ingombranti mutandoni che usano normalmente le signore e questa cosa mi eccitò ulteriormente. Proprie come le altre battone che non amano perdere tempo prezioso sfilando e rinfilandosi inutile biancheria intima, così lei si era adeguata. Un delicato triangolo nero separava due gambe mirabilmente tornite, con una pelle morbida e liscia come mai avevo visto. Bofonchiai qualcosa di stupido riguardo la mia incapacità di pagare, neppure tra mille vite, cotanta mirabile bellezza.
Mi rassicurò sul fatto che il suo corpo sarebbe stato mio, nonostante il misero compenso di cui io disponevo, così mi svestii più veloce di un lampo dei pochi stracci di cui disponevo mentre lei si adagiava per terra, sopra l’erba fresca, attendendomi.

Mai in vita mia avevo provato una sensazione simile, mi distesi sopra di lei e il corpo della donna mi accettò, in un estasiante abbraccio. La sua pelle si strusciò contro la mia …in una carezza che fece trasecolare i miei sensi eccitati.
Poi l’estasi dei sensi vinse. Eravamo ancora abbracciati, nonostante la copulazione fosse già avvenuta. Lei pareva mantenermi in un abbraccio stretto che, in un primo tempo, pensai di profonda soddisfazione, ma che dopo poco mi resi conto essere il resto del prezzo che le dovevo per quell’amplesso. La sua bocca si allargò a dismisura e i suoi tratti persero ogni parvenza di umanità mentre i suoi canini affondavano nel mio collo. Un dolore lancinante mi pervase, come se mille spilloni roventi affondassero nella carne, tutti insieme. Il mio cuore cominciò a battere all’impazzata, sentivo il mio sangue carico di emoglobina scorrere così veloce che vene e arterie dolevano al suo passare e un leggero torpore invase i miei arti inferiori. Poi il mio muscolo cardiaco cedette di schianto e il buio mi avvolse.
Così sono nato per la seconda volta, maledetto da Dio e dagli uomini. Non la rividi mai più, la mia creatrice ma sono sicuro che, se la rivedessi, le staccherei quella testa dal meraviglioso corpo che mi aveva incantato; questo senza alcun rimorso.
Ora la sete aumenta così come la sudorazione. Non resisto oltre, lo stomaco si sta rivoltando su se stesso accartocciandosi in maniera troppo dolorosa; ora anche la vocina tace.
Devo uscire a nutrirmi, vi prego, uomini e donne, scansatemi. Allontanate il vostro passo da me così che io non debba fare di voi il mio prossimo, doloroso, pasto!

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Alcano
About

Cinquantasette anni e un sacco di e-book all'attivo, scrivo solo per passione e per appassionare, per dimostrare che si è sempre giovani per scrivere.

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