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Malinconia d’autunno

Il 19 settembre 1832 il giovane storico Federico Borghese partì da Uria, la sua città natale, per trasferirsi a Netstal, dove avrebbe soggiornato per portare a termine il suo saggio sulla storia dell’Europa. A Netstal viveva ormai da anni suo cugino Giovanni Borghese, professore di matematica che si offrì di ospitarlo. Era convinto che la tranquillità del paesino elvetico lo avrebbe aiutato a lavorare meglio al suo libro. Di seguito vengono riportate le lettere (a volte semplici biglietti) che Federico scrisse a Roberto Torrealta, il suo migliore amico e compagno di studi. Federico non sempre ricevette una risposta alle sue lettere, Roberto era un lettore paziente ma uno scrittore svogliato.

23 settembre
Caro Roberto, il viaggio è stato sfiancante. La pioggia fitta ha fatto impantanare più volte la carrozza, ho perfino aiutato il nocchiere a spingerla, mi sono sporcato di fango dagli stivali alla cintura, ma non è stata una seccatura. Ogni topo di biblioteca di tanto in tanto dovrebbe sporcarsi le mani con qualcosa che non sia inchiostro. Oltre alla piacevole fatica, mi è toccato anche un fastidioso raffreddore che sta ritardando di qualche giorno l’inizio del mio lavoro. Giovanni e sua moglie Simonetta sono entusiasti del mio arrivo, mio cugino mi ha fatto mille domande sulla famiglia, ne sente la mancanza. La mia stanza è molto comoda, ho una scrivania e una libreria in cui ho riposto i testi che ho portato con me per il mio studio. I domestici sono molto gentili, c’è una fanciulla molto aggraziata che è mia completa disposizione, tanto servizievole da mettermi a disagio.
Qui il sole è coperto, ma non minaccia di piovere. Il cuoco dice che tornerà il buon tempo, migliorerà assieme alla mia salute, è un bene perché fremo dalla voglia di passeggiare sui sentieri per Glarus.

P.S.: Perdona le sbavature dell’inchiostro, è colpa dei miei continui starnuti.

27 settembre
Grüezi! Grüezi! Grüezi! Questo saluto me lo sento ripetere ovunque e da tutti, questi svizzeri sono di una gentilezza ineffabile, ti salutano anche se non ti conoscono. Metterebbero i loro cappotti sotto i miei stivali mentre passeggio per non farmi sporcare di fango se solo ne avessero la possibilità. La cortesia è contagiosa, ieri mi è capitato di scrutare il riflesso del mio volto in una pozzanghera e mi sono stupito di me stesso accorgendomi che stavo sorridendo senza un perché. Non avevo mai respirato questo clima così cordiale e mi interrogo sull’origine di questa cordialità, sono pacifisti, non temono furti, quasi non chiudono le porte. Ogni uomo del mondo dovrebbe soggiornare a Netstal per un po’ per comprendere la gentilezza.
Ti scrivo prima della tua risposta alla mia prima lettera perché non riuscivo a trattenermi. La domestica a mio servizio si chiama Ginevra, è tre anni più giovane di me e sa perfino leggere e scrivere! Lascia dei biglietti sulla scrivania per comunicarmi il cambio degli indumenti che mi lava. Conservo tutti i suoi biglietti come se fossero dei documenti importanti. Mi comporto da storico ventiquattro ore al giorno. Ha la sua camera a pochi metri dalla mia, ci separa solo il bagno dei domestici che io utilizzo per comodità. Due giorni fa, uscendo dal gabinetto ho trovato la porta della sua camera socchiusa, mi sono fermato a sbirciare: ha una pelle bianco latte e il seno sodo nonostante la sua magrezza. Ha gli occhi neri, come i suoi capelli che poggiano appena sulle sue spalle ossute, capelli che ho avuto modo di vedere solo in quella occasione perché sono sempre legati e coperti dalla sua cuffietta bianca. È una delle donne più belle che io abbia mai visto. Ogni volta che i nostri sguardi si incrociano, lei sorride e abbassa gli occhi stringendosi le mani.
Il carattere degli svizzeri mi fa ben sperare e allo stesso tempo disperare. Qui sono tutti gentili, quindi il fatto di essere una domestica gentile ben si addice all’indole elvetica. Ma come faccio a capire se il suo è solo automatismo? Dovrei chiederle se sono di suo gradimento o è malcostume? Ti prego di sciogliere i miei dubbi. Ti prometto che non ti scriverò fino a quando non avrò ricevuto una tua risposta.
Un abbraccio dal tuo fedele amico.

4 ottobre
Roberto, la tua saggezza mi affascina. Non ringrazierò mai abbastanza Iddio per avermi fatto dono della tua amicizia. Ieri sera ho letto con trepidazione la tua lettera. Apprendo con piacere che la tua salute è migliorata, Rossini è un ottimo cerusico, la medicina avanza.
Hai ragione, con le donne non bisogna tener conto della classe sociale, ma le domestiche provano sempre un senso di timore nei confronti di coloro per cui prestano servizio, la loro riverenza preclude la sincerità. Probabilmente ci detestano perché sono loro ad essere al nostro servizio e non il contrario. Ma che colpa ne abbiamo noi? Più che trattare con dignità queste persone cosa possiamo fare?
Non appena raccoglierò il coraggio per abbattere la mia timidezza, parlerò con Ginevra, mi piacerebbe fare un passeggiata assieme a lei per i sentieri che portano a Glarus.
Per il momento ho almeno una buona notizia, sto ultimando l’introduzione del mio saggio, mi sembra ben scritto ma non sono di certo io a dover giudicare il mio lavoro, appena sarà terminata, ti allegherò una bozza.

7 ottobre
A pochi passi dalla casa di Giovanni c’è una famiglia molto povera. Il nucleo è ristretto: marito, moglie e il fratello di lui. Quest’ultimo sembra avere dei problemi mentali, ha uno sguardo sempre assente e quelle poche volte che l’ho sentito parlare, mi è sembrato di sentir parlare un bambino. Il guaio è che il capofamiglia si è ammalato e non hanno nulla di che mangiare. Questa situazione ha smosso la pietà cristiana di Simonetta che si preoccupa tutti i giorni di far cucinare un piatto caldo per i tre disgraziati e una volta a settimana manda il medico di famiglia a far visita all’uomo. La moglie accetta malvolentieri gli aiuti di Simonetta, si sente privata della sua dignità. Il medico dice che è questione di settimane, l’uomo non ce la farà. Che ne sarà delle due anime che resteranno?
Perdonami amico se ti tedio con questi miei pensieri, non riesco a percepire le gioie altrui, ma non riesco ad essere indifferente alla sofferenza quando la vedo. Sarebbe meglio il contrario, ma non si può scegliere la propria indole. Vero?

12 ottobre
Ti tempesto di lettere, lo so. Perdona il tuo devoto amico solitario. Questo pomeriggio per riposare la mente dalla storia, mi sono accomodato nella biblioteca di Giovanni, nonostante la sua formazione scientifica è un grande lettore di autori classici, ho letto queste parole tratte dal Laelius de amicitia e ho pensato a te ‹‹Cosa c’è di più dolce che avere qualcuno con cui si osi parlare di tutto come con se stessi? Quale grande vantaggio ci sarebbe nella buona sorte, se non avessi chi ne godesse come te stesso? Sarebbe veramente difficile sopportare le avversità senza qualcuno che le sopportasse persino con maggior pena di te››. Cicerone aveva ragione quando affermava che l’amicizia può nascere solo dalla ricerca della virtù nell’altro, che speranza ha chi cerca un amico solo per fuggire dalla solitudine? A mio avviso è questa la causa della decadenza della maggior parte delle amicizie, citando ancora Cicerone ‹‹Se l’interesse, infatti, cementasse le amicizie, questo, cambiando, le distruggerebbe. Ma poiché la natura non si può cambiare, per questo le vere amicizie sono eterne.››
Ricordo il mio viaggio a Ofen, c’era un ciarlatano per strada che vestiva con abiti orientaleggianti, era seduto a gambe incrociate e continuava a ripetere che le anime si reincarnano a gruppi e le persone che in questa vita ci sono vicine, lo sono state anche nelle vite passate. Le anime si evolvono insieme e di vita in vita accrescono la loro consapevolezza. Non so se questo è vero, ma è bello pensare che in una vita precedente tu, mio caro amico, potevi essere mio fratello o addirittura mio padre. In fondo spiegherebbe molte cose sulla nostra sintonia.
Ti saluto con affetto e attendo con ansia la tua risposta.

16 ottobre
Ogni sera ricorro all’immaginazione, mi contorco nel letto e mi illudo per qualche minuto che con la forza del pensiero ciò che risiede nel più profondo dei miei desideri possa diventare realtà il giorno seguente. Lo faccio perché sono un codardo, mi piace pensare di essere al di sopra delle emozioni, ma con il tempo ho capito che mi consuma di più la mancanza di emozioni, che le emozioni stesse. Ginevra è gentile, ma mi ignora. Ieri le ho chiesto di accompagnarmi alla tipografia ed ha rifiutato senza darmi spiegazioni. Lei mi vede come un uomo da servire e non un possibile amante, è così ingenua che mi sembra impossibile leggere nei suoi occhi dei pensieri maligni.
Illuminami con la tua saggezza, è davvero la campagna che rende la gente così buona? Gli uomini di città considerano i campagnoli dei rozzi ignoranti, ma chi dice che la vita autentica sia nei libri e non nella terra? Con tutte le astrazioni e le ipocrisie della città, abbiamo più noi “uomini colti” da imparare da questa gente. A questo punto mi fermo a riflettere, l’uomo è naturalmente buono o malvagio? Nella scuola di Confucio ci sono due visioni, quella di Mencio che afferma che l’uomo è naturalmente buono e quella di Xunzi secondo cui la natura umana è malvagia. Per entrambi l’educazione può migliorare l’uomo. A mio modesto parere manca un dato fondamentale a queste due visioni: lo spirito, il carattere, anche i popoli ne hanno uno che si è forgiato nei millenni della loro storia, non si possono appiattire tutti gli uomini ad un vacuo concetto universale di umanità, sarebbe una terribile offesa a tutti i popoli della terra. La diversità non presuppone la superiorità, ma la sola specificità. Sto divagando.
Con la sincerità che contraddistingue il nostro rapporto, ti confesso in tutta onestà che preferisco passare un’ora ad osservare contadini e pastori indaffarati nelle loro faccende piuttosto che sentire il saccente Sargunti, chi ostenta in tal modo la propria conoscenza mi dà l’impressione di un pesce che crede di conoscere l’oceano intero mentre gira da una vita intorno alla stessa roccia. Se un giorno tutta la gente diventerà come gli uomini di città, quel giorno sarà sicuramente l’inizio della fine della nostra civiltà. Il benessere e la presunzione fanno perdere di vista l’essenza della vita.
Ho letto con piacere la tua risposta, leggerò Seneca non appena ne avrò la possibilità.

22 ottobre
Bozza della prima parte dell’introduzione.

La parola Europa nei secoli si è evoluta ed ha assunto dei significati geografici e politico-culturali diversi, essa indica un’identità, tale identità può essere definita solo se viene messa in rapporto ad un’altra identità, può prendere coscienza di sé solo se a contatto con qualcosa che non ‘non è Europa’.
La prima volta che emerge l’idea di un’Europa in contatto (e in contrasto) con qualcosa che non che non è Europa, avviene nel V secolo a.C. con le guerre persiane e successivamente con Alessandro Magno. Oltre alla diversità dei costumi, la prima differenziazione essenziale è a livello politico: si contrappone una ‹‹Europa libera›› ad una ‹‹Asia dispotica››, nella ‹‹Europa ellenica›› l’uomo è cittadino e partecipa attivamente alla vita pubblica, in Asia l’uomo è suddito di un despota che detiene su di lui il potere di vita e di morte. Per ‹‹Europa ellenica›› intendiamo l’Europa al tempo di Erodoto e di Isocrate, ci si riferiva in linea di massima alla Grecia e alle sue colonie italiane e quelle sulle coste della Gallia e della Spagna.
La dicotomia europeo-non europeo nei secoli assunse nomi e forme diverse, trasformandosi in Romano-barbarico, e poi nel Medioevo in cristiano-pagano. È proprio nell’Alto Medioevo che viene utilizzato per la prima volta il temine ‹‹europei››, lo storico portoghese Isidoro di Beja nelle sue Cronache, riportando la vittoria di Carlo Martello sugli arabi nella battaglia di Poitieres (732) scrive ‹‹prospiciunt Europeenses Arabum tentoria ordinata››.

Cosa ne pensi?

26 ottobre
Caro amico, sono contento che ti piaccia il testo, svilupperò ogni singolo tema abbozzato nell’introduzione nella maniera più esaustiva possibile nei vari capitoli del saggio.
Questa mattina una carrozza passava per il centro, dopo un’improvvisa accelerazione, sono caduti dei fogli dal baule fissato sul retro. Li ho raccolti e ho provato a seguire la carrozza, ma è stato tutto inutile, era troppo veloce. Quando sono tornato nella mia camera mi sono messo a leggere. In questi fogli si parlava della famiglia Bean. Un certo Sawney Bean era un contadino scozzese, lavorava con il padre vicino Edimburgo. Non aveva nessuna intenzione di trascorrere la propria vita a lavorare, così decise di trasferirsi insieme ad una donna con la quale condivideva delle inclinazioni sadiche, in una caverna in riva al mare. I due non lasciarono mai più quella grotta e dopo aver avuto otto figli e sei figlie, con una serie di incesti, la famiglia arrivò a formare un clan di quarantotto persone. La famiglia viveva assaltando i passanti per poi cibarsi dei loro corpi. Avevano una sola regola: mai attaccare quando passavano più di sei persone oppure due a cavallo. La famiglia circondava le prede e le massacrava per poi mangiarne i cadaveri, alcune volte la carne era così abbondante che l’eccesso veniva buttato in mare impressionando tutti coloro che assistevano all’emergere in superficie di qualche parte del corpo umano. Nel 1435 assalirono due viaggiatori e mentre la famiglia Bean era intenda a succhiare il sangue dal collo squarciato della povera donna, passarono per caso altri sei viaggiatori che misero in fuga la famiglia: per la prima volta c’erano dei testimoni. Il viaggiatore vedovo ebbe modo di denunciare l’accaduto. Un esercito di quattrocento uomini raggiunse la caverna catturando l’intera famiglia Bean, trovando la caverna piena di resti umani. La famiglia venne giustiziata senza processo: gli uomini vennero smembrati e lasciati morire di dissanguamento, le donne e i bambini vennero bruciati vivi dopo aver visto morire gli uomini. Nessun membro della famiglia dimostrò segno di pentimento e continuarono a bestemmiare fino all’ultimo respiro.
Io non so se questa storia è vera, ma se dovesse essere realmente accaduta, è qualcosa che fa gelare il sangue nelle vene. Anche le coscienze possono essere plagiate, a questi poveri figli non è mai stato spiegato Dio. Può un uomo non contemplare l’esistenza di un dio creatore se nessuno gliene parla? Queste anime hanno una colpa per essere nate in questa orrenda famiglia? Potranno ricongiungersi con Dio?


30 ottobre
La vita gira sempre uguale a se stessa a Uria, anche a Netstal la vita sembra ferma da secoli, ma il clima qui è più sereno, credo che trascorrerò in Svizzera la mia vecchia, forse mi trasferirò anche prima della vecchiaia. Dopo tutto Uria e Netstal non sono così lontane, non ti chiedo di venire a farmi visita, so che non puoi muoverti, è davvero un peccato. Promettimi almeno che ci torneremo insieme per le vacanze estive, a Giovanni farebbe piacere ospitare un uomo della sua città natale.

3 novembre
Impazzirò, può un uomo annunciare l’arrivo della sua follia? Ho visto Ginevra allontanarsi con il giardiniere, uomo molto rozzo rispetto a Lei che è la personificazione della grazia. Può questo bruto avere tanto fascino da attirare a sé cotanta bellezza? Il sottoscritto a tavola non va oltre il secondo bicchiere di vino perché teme di diventare scostumato mentre costui si gratta la pancia e altre parti del corpo, si pulisce le orecchie con le punte dei mignoli convinto che nessuno lo stia a guardare, eppure cammina affiancato da Ginevra che in quanto a costituzione sembra una bambina in confronto a lui. Può questo zotico togliermi la concentrazione dal mio lavoro? Temo di scrivere delle date sbagliate e mi tocca ricontrollare un’infinità di volte per accertarmi di non commettere errori. Ho commesso un’ingenuità, ho chiesto al cuoco –con cui sono entrato in un rapporto piuttosto confidenziale- se sapesse qualcosa del rapporto tra i due. Bruno, il cuoco, alla mia domanda mi ha fissato per un po’ e si è limitato a rispondermi ‹‹da un po’ li vedo che vanno al mercato insieme, non so cosa ci sia tra i due, qual giardiniere non mi è mai piaciuto›› ed io, dall’alto della mia curiosità da storico gli ho chiesto perché quel giardiniere gli era così antipatico e Bruno, chiedendomi di tenere il segreto, mi ha confessato ‹‹quell’uomo picchiava la moglie, al punto che questa è scappata a Sargans, dai genitori. È una storia che a Oberurnen conoscono tutti, ma che qui a Netstal conosco solo io e pochi altri››.
La confessione di Bruno ha confermato ciò che io pensavo di quell’uomo ‹‹monstrum in fronte, monstrum in animo››. Questa notte non ho chiuso occhio perché ieri ed oggi, per tutta la giornata, di Ginevra non ho visto nemmeno l’ombra. Con una scusa banale sulle pulizie ho chiesto a mio cugino Giovanni dove fosse la domestica e lui mi ha risposto che le ha concesso tre giorni perché sua madre è molto malata. Attenderò con ansia fino a dopodomani e chiedendo informazioni sulle condizioni di salute della madre, le rivolgerò la parola.

5 novembre
Nella biblioteca di Giovanni ho trovato il De vita beata di Seneca di cui mi parlavi tempo fa. Condivido il suo pensiero fin dalle prime pagine ‹‹Non c’è dunque nulla di peggio che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che ci precedono, perché essi ci portano non dove dobbiamo arrivare, ma dove vanno tutti.›› Queste parole sono un inno al libero pensiero, all’originalità. Dirò di più, il passato ci insegna che gli uomini che hanno scritto la storia sono proprio quelli che sono andati controcorrente, che hanno cambiato direzione alle vele della storia, hanno incanalato la massa verso una determinata direzione. Storici di ogni epoca concordano che sono pochi gli uomini che scrivono la storia, tutti gli altri seguono il loro Eroe, un uomo investito di uno spirito sovraumano, un capo, un condottiero non solo in armi, ma anche nello spirito.
Il conformismo quindi è per sua natura maligno e repressivo ‹‹Niente c’invischia di più in mali peggiori che l’adeguarci al costume del volgo, ritenendo ottimo ciò che approva la maggioranza, e il copiare l’esempio dei molti, vivendo non secondo ragione ma secondo corrente.››
Ti ringrazio per avermi consigliato questo libro, lo sto leggendo con grande giovamento.

9 novembre
Questa mattina ho percorso un sentiero che porta da Netstal a Glaurs, strada facendo ho incontrato contadini e pastori con cui mi fermavo a scambiare qualche parola. Ogni giorno che passa mi convinco sempre di più che la vita in campagna è quella più autentica, qui gli uomini coltivano ciò che mangiano, allevano ciò li nutre, le donne crescono i loro figli con amore, senza affidarli a sconosciuti maestri impomatati provenienti da chissà dove. Ogni gesto è sincero, diretto, senza un doppio fine. Dalla terra all’uomo e dall’uomo alla terra. Gli uomini non discutono di teorie cosmologiche ma di come difendere al meglio il raccolto. La mia non è una critica alla sapienza, tutt’altro. Io penso che gli uomini sapienti, quelli veramente tali, hanno bisogno della natura perché da essa si può trarre il massimo insegnamento, l’universo ha le sue leggi, vivere immerso nella natura non può che aiutare a capire meglio il funzionamento di ogni cosa, gioverebbe agli studiosi di tutte le discipline, perché tutto si regge su di una legge universale. Come in alto, così in basso.

P.S.: Il mio tedesco è migliorato, mio cugino Giovanni è dotato di una santissima pazienza nell’aiutarmi in questo.

15 novembre
Caro amico, la situazione è cambiata qui a Netstal. Quando Ginevra è tornata dal suo concedo ho raccolto il coraggio e le ho rivolto la parola. Sono partito da una menzogna per estorcerle la verità, le ho detto che sapevo tutto della sua assenza, sapevo che sua madre non era malata. Ho usato un tono talmente deciso da essere convincente, io stesso mi sono stupito di tanta decisione. Lei dall’alto della sua innocenza è diventata tutta rossa, ha stretto le spalle e mi ha confessato la verità. Fui molto sollevato quando mi disse che quei tre giorni non li trascorse con il giardiniere ma realmente con la madre, non perché fosse particolarmente malata, ma perché aveva voglia di trascorrere un po’ più di tempo assieme a suo figlio. Ginevra ha un figlio di tre anni. La giovane donna venne abbandonata dal marito poco dopo la nascita del figlio perché quell’uomo non aveva nessuna intenzione di prendersi cura di lei e del pargoletto. Da quello che ha raccontato Ginevra, il padre del figlio è più avvezzo alle osterie che al lavoro e che quel figlio era nato più da una violenza che da una notte d’amore. La giovane donna iniziò a lacrimare, quindi decisi di non chiedere altro. Stringeva tra le mani una cuffietta di cotone, era stata cucita dalla madre. Tra le mani aveva l’intera sua famiglia. In quel momento sentii l’impulso di abbracciarla e così feci, ma era fredda, quel corpo era assente. In qualche modo rifiutava il mio conforto. Si asciugò le lacrime e alzandosi di scatto andò via.
Non mi ha rivolto la parola per giorni, quando mi passa davanti abbassa lo sguardo. Ogni volta che i suoi occhi incrociano i miei è come immergermi in un lago gelato, non sento più il mio corpo. Io le avevo offerto il mio aiuto e lei semplicemente lo ha rifiutato.
Appena due giorni fa ho parlato di nuovo di lei al cuoco. Mi ha dato una notizia che non so se deve rallegrarmi o lasciarmi del tutto indifferente. Mi ha ragguagliato sul rapporto tra Ginevra e il giardiniere. Sembra che il bruto le abbia gridato in faccia di non avere più soldi da prestarle. Questo spiega perché Ginevra passi del tempo con lui, è per il denaro.
Perché non osa chiederlo a me che le ho già offerto il mio aiuto? Perché questa donna che nemmeno mi rivolge la parola mi tormenta così tanto?

21 novembre
L’uomo ha la grande capacità di adattarsi a qualsiasi situazione. Questo in verità porta un male con sé. Alla fine accetta anche quello che non dovrebbe perché crede che la vita non potrà offrirgli nulla di meglio. Ammiro la famiglia di mio cugino e in fondo provo un po’ di gelosia perché io non ne ho una. Mi capita durante la settimana di giocare con i suoi figli, sono due bambini fantastici. Cosa può volere di più un uomo, di una famiglia riunita intorno al camino di casa? Sono le cose semplici che ci definiscono, a volte troppo studio porta all’alienazione dal mondo. A che serve una conoscenza meramente libresca della vita? A che serve conoscere i confini del mondo tramite i libri se non sai se non hai nulla che ti lega al mondo all’infuori di te stesso? A che servono le ore passate in studio se a fine giornata non hai un figlio da abbracciare, da educare, con cui giocare e una donna da amare? Se la vita è quanto di più prezioso può esserci, l’uomo non può restar solo, perché l’uomo solo non crea nuova vita.
Purtroppo non a tutti è concessa la pace, i misantropi solitari sono uomini dimenticati da Dio. E per una punizione divina non c’è rimedio. La mia fede vacilla, mi capita di pensare che Dio si sia dimenticato degli uomini come me. Perdona queste parole blasfeme, ma il bene che ti voglio mi costringono ad essere sincero.

23 novembre
Questa mattina sono passato davanti la camera di Ginevra, dalla porta socchiusa ho sentito dei gemiti, sono tornato indietro a sbirciare, stava di nuovo piangendo. Ho bussato, dopo qualche secondo con una voce soffocata mi dice di entrare. Sto bene attento a non toccarla, le offro solo il mio fazzoletto. Lei lo prende delicatamente con le mani affusolate e si asciuga il volto umido. Questa volta parliamo un po’ di più. È Ginevra che mi rivolge la parola ‹‹perché lei è così gentile con me?››
‹‹Non potrei non esserlo con lei.›› La giovane donna strappa un sorriso.
‹‹Io non appartengo al suo rango, posso solo prendere ordini da lei mio signore.››
‹‹No, non lei…›› Pronunciate queste parole lei alza lo sguardo e mi fissa negli occhi. Per la prima volta vedo da vicino i suoi occhi nerissimi e qualcosa mi stritola lo stomaco.
‹‹Cosa vuol dire questo mio signore?››
‹‹Che lei è diversa, non può ricevere ordini da me.››
‹‹Mi perdoni mio signore, ma io non so che cosa vuole dire con queste parole.›› Disse abbassando lo sguardo.
‹‹Voglio dirle che lei è un anima gentile, l’ho capito la prima volta che l’ho vista.›› La ragazza evidentemente imbarazzata inizia a toccarsi il merletto del suo vestito senza pronunciare una parola.
‹‹Mi parli di lei, io voglio aiutarla.››
‹‹C’è poco da sapere su di me, lavoro da otto anni al servizio della famiglia Borghese, ho un figlio di tre anni e una madre di sessanta che si occupa di lui.››
‹‹Hai bisogno di qualcosa?››
‹‹Mio signore, avrei bisogno di tante cose, ma lei è il cugino del padrone di casa, quindi non potrei mai…››
‹‹Perché no?››
‹‹Non sta bene.››
‹‹Perché non lo lasci decidere a me?›› In quel momento dalle scale si udì la voce di Simonetta. In tutta fretta Ginevra mi restituì il fazzoletto ed uscì dalla camera.
Ho fatto un passo in avanti caro amico. Ho fatto male? Dovevo dimenticarla? Il mio cuore mi dice che devo avvicinarla.

27 novembre
Da quando ho parlato con Ginevra anche il mio studio va meglio, cuore e mente sono in armonia. Ho iniziato il capitolo su Carlo Magno, sarà uno dei capitoli più importanti di tutto il libro. Ti invierò una bozza non appena lo porterò a termine.
Nonostante il freddo, è piacevole passeggiare qui a Netstal. Camminare per un po’ è un’ottima distrazione dallo studio.

1 dicembre
Caro amico, ricordi di quella famiglia di tre disgraziati di cui ti scrivevo? Sono morti tutti. Il malato era destinato, ma la moglie non ha retto il lutto. Tre giorni dopo ha avvelenato il cognato e una volta accertatasi del trapasso del cognato, si è data la morte anche lei. Il medico dice che ha usato l’arsenico bianco, ha trovato una boccetta semivuota sul tavolo, come abbia fatto ad ottenerlo resta un mistero. I due cadaveri stringevano una croce di legno tra le mani, come a chiedere perdono al Padre eterno. Abbiamo pregato per le loro anime, che Dio le accolga. Questa notizia mi ha sconvolto, mi sono trasferito a Netstal per cercare la pace, ma è tutto ciò che non ho trovato.

4 dicembre
I miei progressi con Ginevra erano solo illusori, la situazione è tornata a quella di prima: l’indifferenza da parte sua. La giovane donna ha ripreso a ignorarmi e la mia mente non partorisce nessun pensiero che non riguardi lei. Perdonami se ti parlo sempre di lei, ma non posso farlo con nessun altro. Mi chiedo perché nonostante tutto non riesco a detestarla, incontrandola nei corridoi cerco ancora il suo sguardo che mi viene puntualmente negato. I fogli bianchi in cui dovrei scrivere dell’Europa sono pieni di abbozzi scarabocchiati del suo viso e di parole che vorrei rivolgerle. Continuo a chiedermi perché si è concessa a quel bruto, mentre io che sono sempre stato gentile nei suoi confronti, vengo respinto come un’onda che s’infrange sulla roccia. Seppur fosse una differenza di rango, non dovrebbe essere il ricco a rifiutare la poverella? Aiutami a sciogliere questo dubbio. Mi struggo quando divento cosciente che tutto ciò che desidero è proprio lì, dove non posso raggiungerlo. Questo senso di impotenza mi rende nullo. Mi sento come un bambino che vuole sollevare un macigno troppo pesante. Ogni sforzo è irrimediabilmente vano.
Sto pensando di tornare a Uria. Occhio che non vede, cuore che non duole.

8 dicembre
Questa mattina ero piegato sui mei libri quando dei rumori provenienti dal corridoio hanno iniziato a disturbarmi, gemiti soffocati provenivano dalla camera dei domestici. Quando ho attraversato il corridoio, il suono dei miei passi ha allertato chi si trovava all’interno che d’improvviso hanno smesso di rumoreggiare. Sono sceso giù in cucina per parlare con Bruno, il cuoco. L’uomo mentre preparava un intruglio da un odore nauseante, mi disse che la famiglia Borghese al completo era fuori e che in casa non c’era nessuno a parte noi due. Dopo un paio di battute mi confessò di essere anche un po’ sordo ed io annuii sorridendo. Tornando su in studio, vidi uscire dalla camera dei domestici il giardiniere, si stava sistemando i pantaloni, mi guardò in faccia accennando un sorriso che mostrava i suoi dentoni da castoro senza dire una parola. La camera dei domestici aveva la porta socchiusa, Ginevra stava mettendo su la vestaglia, feci appena in tempo a vedere il seno bianco della giovane donna. Me ne tornai in silenzio nel mio studio. Da quel momento non ho più scritto una sola riga, ebbi la sensazione di perdere l’equilibrio, di non avere più il pavimento sotto i piedi, mi sembrava di sprofondare nel vuoto. La nausea mi ha tormentato per il resto della giornata.

12 dicembre
La sincerità reciproca che cementa il nostro legame, mi spinge a confessarti una grave colpa.  Ieri pomeriggio stavo leggicchiando nella biblioteca di casa, quando il mio sguardo si posò su di una teca che conserva un fucile Baker. Appena qualche giorno fa ho chiesto informazioni a Giovanni riguardo a quel fucile. Mi ha detto che l’ha avuto tramite un amico inglese, me lo ha fatto caricare e tenere in mano per un po’. È un’arma bellissima e impugnarla dona un’euforica sensazione di onnipotenza. Mentre fissavo la teca, è passata Ginevra che con passo felpato ha chiuso la porta dietro di sé. Il pensiero è arrivato in meno di un secondo. Ho preso il fucile dalla teca, l’ho avvolto in un panno che ho trovato sul tavolino e l’ho nascosto alla meglio sotto la giacca. Ho seguito la giovane donna fino a alla casetta della madre che si trova in una zona periferica della campagna, stando attento a non farmi vedere da lei e da nessun altro. Era già il crepuscolo e non so bene cosa mi passava per la testa mentre impugnavo quel fucile, ma affacciatomi di poco alla finestrella della casa, ho visto Ginevra che teneva in braccio suo figlio, mentre la madre cucinava. La giovane donna stringeva a sé quel figlio con tanto affetto che l’amore era palpabile in quella casa, la nonna del pargolo passò un paio di volte intorno al tavolo per baciare la testa della figlia e per accarezzare il nipote. Io non chiedevo altro che stare lì, con loro. Volevo amare quella donna, volevo essere padre, anche di un figlio non di sangue, volevo proteggere una famiglia. In quel momento abbassai il fucile e tutto mi fu chiaro, io non stavo andando da Ginevra e da suo figlio, stavo scappando dalla mia solitudine. Stavo cercando una cura a quel profondo nero che è il vuoto di quel soggetto a cui dedicare il mio amore e Ginevra ha solo avuto la sfortuna di finire sulla mia strada. Dimmi amico, c’è forse da vergognarsi di questo? Si può avere nostalgia di ciò che non si conosce? Non è la cosa più umana al mondo quella di voler amare una donna ed essere amato da lei? Quel fucile avrei dovuto utilizzarlo per proteggere la mia famiglia, invece la mia anima nera mi aveva fatto partorire una folla idea: eliminare chi mi provoca dolore. Che uomo sarei se facessi una cosa del genere?
Mi vergogno per quello che ho fatto e che ho avuto il coraggio di pensare. Spero che Iddio mi perdonerà quando l’anima si separerà dal corpo. Intanto chiedo perdono a te, questo è un segno che il tuo amico è prossimo alla follia. L’unico rimedio è fuggire da questo posto. Lo farò domani stesso. Ti scriverò quando sarò a Milano.
Un abbraccio sincero.

P.S.: Distruggi questa lettera dopo che l’hai letta.


16 dicembre
Caro amico, ho lasciato Netstal. Con una scusa di lavoro ho comunicato a mio cugino la mia partenza. Era molto dispiaciuto e mi ha invitato a tornare non appena ne avrò la possibilità. A Milano il tempo è pessimo. Anche la gente qui sembra più fredda rispetto a Netstal, ci metterò del tempo ad abituarmi al nuovo clima.
Se a settembre qualcuno mi avesse detto che avrei lasciato Netstal a causa di una domestica, lo avrei deriso, avrei scommesso tutto il mio patrimonio che non sarebbe mai potuta accadere qualcosa del genere. Avrei perso ogni cosa. Quando programmi la vita, l’implacabile forza della natura manda all’aria tutti i tuoi piani. Nessuno è immune da questa forza cieca. Io penso questo: l’uomo non è affatto padrone della propria vita, c’è una volontà innata che lo muove nelle azioni più radicali e c’è una forza divina che gioca con lui, l’uomo è padrone solo di scegliere se mangiare fave o ceci, e nemmeno in quello è totalmente padrone; potrebbe un giorno che ha voglia di ceci non trovare chi glieli vende. Non abbiamo il controllo su nulla. La mia infatuazione per Ginevra era totalmente fuori dal mio controllo. È stato Iddio a fermare la mia mano quel pomeriggio davanti alla sua famiglia, è stata la suprema voglia di autoconservazione che mi ha spinto a lasciare la casa di mio cugino.
Tuttavia, caro Roberto, lasciami ancora parlare un po’ di lei. Anche solo per isfogar la mente. Io non riesco a comprendere il motivo per cui ero –e forse lo sono ancora- ossessionato da una donna che ho malapena conosciuto. Mi sono forse costruito un’immagine di lei a me congeniale proprio perché non la conoscevo? Se l’avessi conosciuta, avrei potuto anche rigettarla. Omne ignotum pro magnifico.

19 dicembre
Vedo dappertutto il suo volto, nello specchio in camera, nella pozzanghera a bordo strada. Per dimenticarla non basteranno dei giorni lontano da lei, ci vorrà qualcosa di più. Pensavo di aver trovato una distrazione adatta. C’è una donna che mi ha provocato dal giorno in cui ho messo piede a Milano. È una bellissima donna, prosperosa, con una voce sensuale. Ho capito fin dal primo momento che si trattava di una femmina di facili costumi. Questo pomeriggio l’ho posseduta nella mia camera. La guardavo mentre si rivestiva e ho iniziato a provare un profondo disgusto nei suoi confronti. Perdona il cinismo, ma di quella debosciata non riuscivo più a vedere la figura di una donna, era diventata un ammasso di carne privo di spirito. Iddio conservi la sua libertà, ma io non voglio più vederla neanche per possederla ancora, il solo pensiero della sua immagine mi dà la nausea.
In una libreria ho trovato un libretto che raccoglie dei pensieri buddisti. Sono ottimi pensieri, ma tutto ciò che è scritto su carta può essere facilmente apprezzato, bisogna comprendere se quelle parole sono conciliabili con la realtà. L’origine di ogni sofferenza sta nell’impossibilità di conciliare il nostro mondo ideale con il mondo reale. Leggo dal libro ‹‹invero con l’odio non si placano mai gli odi qui nel mondo, con l’assenza di odio si placano: questa è Legge eterna.›› Come si fa ad evitare un sentimento così spontaneo come l’odio? Nemmeno trasferendoti in campagna potresti smettere di odiare, perché il ricordo del passato ti perseguiterebbe in ogni dove. Leggo poco dopo ‹‹È cosa buona dominare la mente, inafferrabile, veloce, che vola a suo piacimento. La mente domata porta la felicità.›› Se questo è vero, la felicità è riservata a pochissime persone. Ho letto anche qualcosa sulle amicizie che mi ha ricordato un po’ Cicerone ‹‹Non si frequentino i malvagi, non si frequentino gli uomini infimi, si frequentino i virtuosi, si frequentino gli uomini eccellenti.›› Sulla scia di queste parole, sono fortunato ad averti incontrato, la virtù ci ha uniti.
Ti lascio al tuo lavoro con l’ultima frase che ho letto che si addice molto a me ‹‹Tra colui che vincesse mille volte mille uomini in battaglia e chi vincesse solo se stesso, questi invero in battaglia è il vincitore supremo.›› Il peggior nemico da abbattere è dentro ognuno di noi e contro di lui si hanno poche armi. È triste constatare che con le tue forze potresti curare le ferite dell’anima di qualcun altro, ma quelle stesse forze, su te stesso non hanno valore. L’impotenza divora dall’interno.

21 dicembre
Caro amico, tra pochi giorni sarà natale. Io lo trascorrerò qui, solo a Milano, a volte penso che la solitudine mi si addice più della compagnia. I rapporti che ho con le persone sono superficiali. Solo con te ho la possibilità di parlare liberamente, con tutti gli altri è come se parlassi a dei sordi che annuiscono senza comprendermi. Alcuni si complimentano con me per i miei scritti, ma io li sento lontani. Non voglio conoscere nuove persone per chiacchierare, voglio entrare in sintonia con queste, voglio condividere con loro i miei timori, voglio affrontare il mondo con loro in parole e azioni per sforzarmi nel mio piccolo di salvare ciò che mi circonda. Forse sono solo un idealista, ma non è Dante che ci ha insegnato che siamo fatti per seguire la virtù e la conoscenza? Chi è ancora in grado di apprezzare ciò? Non so se la mia lucidità è venuta meno in queste settimane, so solo che ciò che ha mosso la mia mano a scrivere queste parole è stata la voglia di non dover soffocare ogni pensiero ed ogni emozione dentro di me. Ma può in fin dei conti la carta liberare l’uomo dal suo dolore?
Forse non dovresti prendermi sul serio, forse la mia è solo malinconia d’autunno.

 

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1 Comments

  1. Stefanobzc
    Stefanobzc

    È davvero la campagna che rende la gente così buona? Ci si potrebbe scrivere un trattato! Sì, non siamo esseri indipendenti da ciò che ci circonda e il ritmo della natura ci dà una forma simile ad essa!