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1.

All’imbarco, ebbi un moto di nausea, quasi presentissi che ci sarebbe stato del marcio, come nella Danimarca amletica. Peggio. Il mio istinto mi diceva che mi stavo avventurando in una di quelle avventure in cui c’è più da perdere che da trovare. Ma no. Peggio, peggio! Chi me lo aveva fatto fare? Il depliant non era neanche accattivante, con più scritte a caratteri cubitali che foto allettanti. Ma venivo da un lungo periodo di merda, tra burnout e frustrazioni accumulate; spesso sentivo un peso, ora sulla nuca, ora sul petto. Una mattina forse ho avuto un attacco di ansia, e più di una volta a cena dei malesseri simili a attacchi di infarto incipienti. Basta. Mi ero purificato in mille modi, rilassandomi, prendendo pause dalle attività e le cose sembravano essersi sistemate.

L’isola era stupenda. Era divisa in aree, come delle oasi, nello stesso tempo isolate, ma unite da sentieri che le univano, intrecciando le varie parti come gangli. Il mio resort era sobrio, perché non volevo spendere eccessivamente, ma seppi con mio stupore che potevamo spostarci dove volevamo. A patto di dormire rigorosamente nella propria camera.

Con me, c’erano Martin Clabs, un uomo tormentato dopo una storia d’amore finita male; Leonard Dubois, un giovane ossessionato dal sesso che non parlava quasi di altro, ma spesso faceva altro che non parlare, seguendo tette e fondoschiena qua e là; Sabine Leonardi, una bella surfista trentenne, dal fisico atletico; e Oswald Fichter, un opulento figuro dall’aria a volte arcigna, a volte animata da animo da buontempone, forse grazie all’aiuto psicoattivo di qualche bevanda alcolica dal colore improbabile. Le aree bar erano varie e piene di cameriere su pattini che effondevano sorrisi e sculettavano piroettando quando miravano ai clienti che spuntavano, chi timido chi deciso.

Io ascoltavo tutti, ma a nessuno pareva importare di che pensassi, o volessi. Tranne a Marcy, la cameriera tutta denti che mi sventolava il seno e mi chiedeva se volessi un drink. Declinai. Mi ero ripromesso di bere solo quando fossi ripartito. Preferivo rimanere lucido.

2.

– Quale è la sua storia? –

– Le interessa davvero? –

– Non so. –

– Per parlare, quindi. E va bene. Ho conosciuto una ragazza molto dolce. Ma ho fatto gaffe su gaffe.-

– E non va bene,giusto? Specie all’inizio.-

– Eh, no. Se si parte male. –

Sabine mi ascoltava, ma se credeva che raccontare avesse per me un valore propedeutico, si sbagliava. Avrebbe potuto farmi piacere se fossi stato sull’Isola dell’Amore per rifarmi una vita, ma io ero là solo per fuggire dalla città, e da tutta una forma di gente che pare squadrarti per scroccare non appena sei al bancomat. Avevo resistito finché ho preferito partire e lasciare quegli sfigati cronici nella loro fame chimica da ladri di vite altrui.

– Forse Vera non ti ha lasciato. Si è solo presa una pausa. –

– Non stavamo insieme. Le ho detto varie volte che l’amavo, pure troppe, in chat. Ma non so se vale. –

– Potevi dichiararti. –

– A San Valentino avevo da lavorare. E poi, è passato troppo tempo da quando siamo stati a letto insieme. Ho saltato due volte il suo compleanno, la prima volta perché avevo la febbre, e la seconda perché faceva un freddo cane, e quando fa freddo la mia virilità si eclissa. In Tv si vedevano solo paesi alluvionati e lei sta in uno di essi. –

-E davvero è stato per questo? –

– No. Non volevo spuntasse magari un suo ex a chiedermi un contributo per un regalo. O dover chiedere se si pagasse alla romana o pagava la festeggiata. –

– Non ti facevo un tipo così incasinato. Forse dovresti staccare la spina a volte. Pensi troppo. –

Certo che pensavo. Dovevo farlo perché la gente pareva non farlo e qualcuno doveva pure mandare avanti un pezzo di mondo.

 

3.

Clabs era davvero noioso. La ragazza, Clementine, lo aveva lasciato perché non la aveva invitata a nessun appuntamento. Niente cinema, locali, eventi. Voleva solo tenerla per mano, abbracciarla e fare l’amore. Io non ero la persona adatta per aiutarlo, ma dovetti sorbire la sua improvvisa logorrea. Mi salvò Sabine, mettendomi al corrente che Amanda Dawson era caduta in un formicaio, e si era sporcata pure di fango. Il primo incidente a rompere l’atmosfera idilliaca, ma niente di grave. Colsi l’occasione per alzarmi, e liberarmi da quell’accollo. Forse era quell’atteggiamento da perdente che lo aveva staccato dalla ragazza, che magari non aveva più voluto sopportarlo. Non era nemmeno per la mancanza di svago forse, ma proprio perché ci si stanca di tipi come Clabs. O come me.

Per Vera avrei potuto anche farmi Sabine (e non è che non ci avessi pensato). Ma potevo anche spassarmela al padiglione delle liceali, o a quello delle ventenni. Tutto era possibile sull’Isola. Si poteva soddisfare ogni fantasia, ed era, diciamo, tutto incluso. Talvolta spendendo qualcosa per le ragazze, regali o denaro. A rendere tutto pulito ci pensavano le docce. Non mi ero mai lavato così tanto. Ma anche il clima ci portava a farlo. I giorni erano caldissimi, mentre alla sera la brezza dall’oceano sferzava sui nostri viso, sia che fossero eccitati o stanchi.

– Martin e Leonard che parlano. Questa è bella da vedere. –

Oswald era in vena di gossip. A me non fregava niente di niente.

– Vedi, le donne sono sempre così. Prima arrivano, quando sono state lasciate da qualcuno, ti cercano, ti adulano, ti raccontano tutto della loro vita…-

– Mai tutto.-

– Non tutto, già…Poi? Ti succhiano fino al midollo e poi passano al “piatto seguente”. Avanti un altro! –

– Lo facciamo anche noi. –

– Ma noi siamo uomini, per diamine!, – sbottò paonazzo. Le vene del grosso naso gli si erano irrorate di sangue, ma capito che non era arrabbiato, solo infervorato. Sull’Isola nessuno ha voglia di arrabbiarsi. È un luogo di vacanza studiato per un totale ritrovamento di sé.

Ma tutte queste donne dall’aria perfetta, a che servivano? Tutte comunque volevano qualcosa. Non erano come Vera. Anche lei certo aveva desideri, ma non chiedeva niente. Offriva amore spontaneamente. E io ho creduto di essere il fortunato. Anzi, lo ero. Ma non lo avevo capito in tempo…oppure no, non era neanche questo. Ero “scivolato”, e nel chiedermi se fossi caduto del tutto, lei si era voltata e si era defilata dalla mia vita.

Così adesso dovevo camminare senza di lei, e forse cazzo doveva non importarmi. Ci sono donne ovunque. Ma. Non tutte sono Vera, anzi solo lei lo è. Ma a che serviva incaponirsi. I veri problemi erano altri, come la fuga di elefanti della riserva ad Ovest.

– È per il ripopolamento. Un idea di Mr Clements, il mecenate che ha costruito tutta Love Island. E di sua moglie Johanna. Ci sono animali di ogni genere a qualche chilometro da qui. –

– Spero lontano dall’Aquapark.-

Allora Clabs sapeva parlare di altro! Dovevo averlo sottovalutato. Ma anche gli innamorati cronici conservano del senno. Volevo una donna giovane, ma preferii fregarmene e andare a parlare col Capo Villaggio per rassicurarmi su quelle fughe animali. Non volevo fare incontri selvaggi. E giacere come ossa in quel sepolcro rigoglioso.

4.

– Lei è l’Italiano.-

-Sì.-

– Senta, ci son stato incidenti, ma è tutto sotto controllo. –

– Voglio solo una camera speciale, e poi andarmene. Non ci farò problemi, ma voglio integrare il pacchetto con qualche esperienza nuova.-

– Abbiamo giovani sportive da tutto il mondo, cantanti in incognito in fuga dai fans, e studentesse sempre ubriache. –

– No, voglio incontrare una signorina in particolare. –

– Non si potrebbe, ma…-

– Ma qualcosa potete fare per me.-

Si stupì di vedermi, come se avesse visto un fantasma. Nel suo sguardo scorsi emozioni contrastanti. Non mi respingeva, ma forse era quel luogo ad avere una sua malìa. O era l’effetto calmante delle onde che crepitavano a pochi metri da noi. Parlai a lungo con Vera Poly. Mi disse che l’avevano convinta di doversi sposare, perché un maschio accanto ci vuole; e che lei non aveva mai capito se voleva fare coppia o no, o essere libera, ma libera per una donna non significa essere sola (anzi, spesso significa non esserlo mai). Io la ascoltavo. Non sapevo che dirle. Ero lo stesso di sempre, non uno migliore. Persino la mia calma era apparente.

Qualche frase giusta però la dissi. O c’era stato amore lontano dall’Isola. Non mi facevo illusioni. Vera volò con me tornando a casa. L’aereo ebbe qualche turbolenza, e ci spaventammo entrambi. Ero convinto che saremmo caduti. Ma tornammo a casa, sani e salvi. Con gli stessi problemi, ma lasciando gli altri e i loro drammi alle spalle.

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FilippoArmaioli

Scrivo su Alidicarta e Owntale.

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