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“Se vi son piaciute le storie del mio amico Zio Tibia, si spera che io, Cugino Femore, non sia da meno nell’illustrarvi altre terrificanti vicende spettrali! Sempre che la mia affezionata babirussa putrefatta, Rosmunda, mi permetta di farlo, perché è pur sempre una maialina, e se non sto attento a quanto mordicchia, mi ritroverò poche ossa a reggere la mia impalcatura! …E molla,Rosmunda! Non ti è bastato il postino? Non dirmi che era solo la tua colazione,eh?…”

COUSIN FEMUR’S HORROR TALES 1

Raven McWood era sempre stata una ribelle, finché John Colby non le aveva fatto mettere la testa a posto. E quella sera aveva voluto premiare quel marito speciale con una cena diversa, preparata con cura, che non avrebbe scordato. Ci mise non poco a preparare il menù, specie per la portata principale, dalla ricetta piuttosto elaborata.Non c’era niente forse che ognuno non avrebbe fatto per l’altro, come ci si aspetta da chiunque dica ad altri d’amare. Nessuno avrebbe creduto che in una cucina così pulita e ben ordinata qualcuno si era dato un ben da fare prima a scompigliare utensili e a imbrattare stoviglie per poi non lasciar altra prova di tanto snobbare e mescolare se non quelle pietanze così ben impiattate. Alcuni piatti e vassoi, pesantemente unti, volle lavarli subito, per riporre presto gli accessori nella madia. Sfregò fino quasi a farle risplendere, meticolosa. Solo allora le sparirono certe rughe temporanee, che le avevano mutato l’espressione.

John aveva ritardato un poco, ma era previsto. Se in azienda le cose gli andavano bene, era anche perché stava diventando indispensabile: e così il suo tempo. Raven ne approfittò per farsi una doccia. (Le occorreva sempre un po’ per non sentirsi più sporca. Se di complessi si trattavano, era perché era stata già sposata, e non aveva più di che potesse sentirsi pura.)

In tavola, il cibo era buono come non mai, squisito, come avesse un sapore nuovo e sorprendente. Veniva dall’amore? Se era così, chissá che significava: il retrogusto era strano per il palato, il sapore era ferrigno, selvatico, talora aspro…Inconsueto, ma molto temperato dal dosaggio sapiente d’una miscela di spezie. Perché però questo talento veniva fuori in quell’occasione, come mai prima?
-Caro, come va? Hai il viso pallido.-
-Non so, mi sento strano.-
-Pensi troppo al lavoro,ma devi finirla di portartelo anche a casa, o sarai sempre esausto. Qui ci siamo tu e io. Nessuno e niente altro.-
-Avrò mangiato troppo. Hai portato troppo in tavola e non me la sentivo di spilluzzicare solo qualcosa. Devi esserti impegnata molto per me.-
-Per noi…-
In effetti, tra rosei affettati, carni succulente e abbondanti frattaglie, le portate si erano susseguite troppo per solo due persone. Per fortuna, il grosso pitbull Lucky li avrebbe aiutati, spazzolando quel che restava nei piatti.
-Buono questo vino, ma è un po’corposo, troppo robusto…Cos’è?-
-Diciamo, una buona annata. Quella che cercavo…-
-Lo hai preso dalla cantina?-
-No, ce lo ha donato un amico…-
-Dovremo ringraziarlo. Chi?-
-Roscoe.-
A quel punto, John si rabbuiò: si trattava del suo ex marito, che conosceva come un tizio detestabile e poco raccomandabile. Il suo “errore di gioventù”, come lei stessa ammetteva. Sapeva che si vedevano ancora, non c’era niente di male in fondo. Ma di rado, e accadeva anche che litigassero animatamente, anche se lei non ne usciva mai tanto sconvolta perché lui dovesse preoccuparsene e decidere di intromettersi per scoraggiarlo ad insistere. Tutto finiva com’era cominciato, e lei non appariva mai turbata. Per naturale istinto, però, a John la cosa stava iniziando a infastidire.
-Quando inizierà a capire di dover uscire dalla nostra vita!?-
-Lo ha appena fatto. E per sempre.-
-Magari.-
-No, no, lo ha fatto. E ci ha fatto un altro ultimo regalo!-
-Oltre al vino?-
-Oltre al suo sangue…-

John si fece più cupo, nell’udire l’orrenda confessione. Il vino proveniva dalla loro riserva, ma era stato alterato dall’aggiunta di sangue umano! Il primo piatto era sì stato simile a tagliatelle al sugo, ma si trattava invece di… listelle di cartilagini e pelle al pomodoro e sangue! Il dolce era impastato con farina e osso tritato! E la portata principale…era la carne umana di Roscoe Williams!…
-Lo sai che quel porco è entrato anni fa in me senza che lo volessi? Ero poco più che una bambina, e avrei voluto pensare a ben altro che agli uomini. Lui era sempre fatto, perché mi riconoscesse anni dopo. Così potei sedurlo. Potevo star certa che gli piacessi…se gli ero piaciuta il giorno infame che mi violentò!-

-Cosa hai fatto,Raven!?-
-Quello che avrei dovuto far ben prima:fargli fare la meritata fine del porco! Ho cucinato per te…e ho cotto lui! Due cose che tenevo molto a far bene!-

Quindi Lucky si stava sbafando quel che restava del suo ex padrone: un po’ di “pasta” e di “torta”! Alzando gli occhi, John, che stava vivendo un vero incubo, vide solo allora che, mentre Raven sorrideva, lo faceva con un ghigno spettrale che mai le aveva visto fare e che la faceva apparire diversa, gli occhi lugubri e il volto infernale…Brani di cibo rossastro le spiccavano sui denti sinistramente, mentre finiva il suo dessert: il cuore non più pulsante di un uomo “senza cuore”…

“Eh, sì, chi la fa l’aspetti! Chi brucia troppo attorno a sé non si stupisca di finir scottato…o tutto bollito! Non so che fine abbia fatto il secondo marito. Se abbia fatto la fine del primo, e abbia riempito la pancia di una donna e di un cane…In ogni caso, sará corso per prima cosa a farsi fare una lavanda gastrica! Io che sono uno scheletro non potrei farla:non ho più stomaco! Però ho anch’io un animale da compagnia che sgranocchia quel che gli passa a tiro. Vero, Rosmunda? Che grugnisci? No, i lettori non puoi addentarli, ci servono perché leggano…Ma tu guarda, che ingorda: si mangerebbe anche voi!!!”

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FilippoArmaioli

Scrivo da anni: su Alidicarta, Meetale e Owntale. Teatro, romanzi e racconti. Su Facebook, ho dei gruppi come "I fan del Sugo Besugo" o "Concorso di bellezza Miss Utopia".

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