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Il suo nuovo posto di lavoro era un ufficio pessimamente arredato ma con ampie vetrate su due lati che gli fornivano quella luce dalla quale era ormai dipendente.

Vi era una traballante libreria in finto legno e un armadietto scompagnato in lamierino beige,

Su di una vecchia scrivania con cassetti nivei stretti tra una gabbia di ferro dello stesso colore e un piano di panforte laminato color ciliegio, un vecchio computer e una tastiera antidiluviana facevano pessima mostra di sé.

“Lo cambieremo subito.” Rassicurò il direttore, “e per quello che riguarda l’arredamento si senta libero di ordinare quello che più le piace e l’ufficio logistico glielo andrà a ritirare, ma ora venga che la presento agli altri”.

Il seguito della mattinata fu tutto strette di mani sudaticce, frasi di circostanza, convenevoli sdilinquiti e frecciatine varie che Aldo battezzò immediatamente come prodotto di una latente invidia per il suo posto di lavoro, evidentemente molto ambito, nonché per la predilezione che il direttore pareva profondere a piene mani per lui.

Comunque anche questa via crucis ebbe termine al bancone dell’ufficio logistico dove il direttore consegnò ad Aldo un catalogo di arredi per l’ufficio e la raccomandazione di “usarlo con morigeratezza.” 

Svolta anche la pratica di arredatore, si diresse nuovamente verso il suo “loculo “, come l’aveva già soprannominato; aveva voglia di tornare al suo lavoro, l’unica cosa vecchia e conosciuta in mezzo a quell’oceano di novità.

Con perizia accese e configurò il suo PC con alcuni dischetti che aveva portato dal precedente ufficio, scaricò la posta elettronica che, oltre a una pletora di fastidiose missive pubblicitarie non richieste, aveva anche alcuni messaggi personali, tra cui quello dell’ex moglie.

Si meravigliò parecchio nel leggere il nome di Claudia sulle lettere, non aveva idea di cosa potesse passare per la mente della donna, ma era conscio del fatto che le pratiche legali erano già state svolte e che il giudice aveva già deliberato, non capiva per quale motivo avrebbe dovuto leggere quella mail, quindi senza nemmeno aprirle, le cestinò.

La mattinata era già passata ma Aldo era ancora intento nel suo trasloco, quando alla porta del suo ufficio si presentò lei.

“Dottore, è quasi l’una, noi dell’ufficio acquisti andiamo a mangiare, si vuole unire?”

La gentile richiesta arrivò proprio nel culmine di un tentativo, iniziato quasi un’ora prima, di bypassare un maledetto codice di controllo ancora attivo che gli impediva di ricevere i dati dal CED, quindi innervosito si volse verso la voce per rifiutare l’invito con fermezza.

Quando la vide però le parole gli morirono in gola, un casco di capelli ricci e neri la adornava come una corona indegna della bellezza di chi la portava, un viso tondo con due grandi occhi scuri e un radioso sorriso niveo circondato da due carnose labbra rosse.

Il fisico prosperoso, recluso in un tailleur che gli parve particolarmente, ma inutilmente casto, era degno di una silfide, sgranò incredulo gli occhi senza riuscire a proferire una parola, un vero colpo di fulmine lo trapassò.

“Allora Dottore, posso sperare che sia dei nostri?” Reiterò lei sbarazzina.

Finalmente Aldo riprese il controllo dei suoi ormoni:

“Arrivo subito, così potrà indicarmi dove è la mensa in questo edificio.” Gigioneggiò spegnendo il computer e perdendo tutto quello per cui aveva lavorato fino ad allora.

“Con piacere.” Ridacchiò lei, “Venga con me, a proposito il mio nome è Imma.”

“Piacere, Aldo. È strano, stamane non l’ho vista durante il mio giro nel reparto, e una bellezza come lei non passa inosservata.”

Non ci credeva, stava facendo il cascamorto con una donna appena conosciuta, non era da lui, non era mai stato da lui prima, ma in quel preciso momento non poteva farne a meno.

Il risolino imbarazzato di lei gli fece capire che forse si era spinto troppo oltre, quindi alzò le spalle, si impettì e la segui.

“Il cibo della mensa è tutto uguale.” Rifletté tra sé quando, riavviando il computer, ebbe la certezza di aver perduto tutti i dati “Ma mangiare con lei l’ha reso speciale.”

Fu l’ultimo frivolo pensiero del giorno.

Tornò a casa che era quasi notte.

Si era fermato lungo la strada a mangiare l’hamburger di una nota catena di ristorazione, ma questi stava ballando la samba nel suo stomaco costringendolo a promettere che quella sarebbe stata l’ultima volta.

Entrò nell’appartamento, che ormai aveva acquistato un sapore particolare che a lui piaceva molto, quello dell’abitazione di un single.

Si svestì e si recò in bagno.

Non si lavò come era uso fare, aveva imparato, dopo che Claudia glielo aveva ripetuto dozzine di volte, che non è sano mettersi sotto la doccia a stomaco pieno, quindi si sciacquò pezzo per pezzo e si preparò per la notte.

Aveva in sé sentimenti contrapposti, avrebbe voluto sentire Claudia, come stava, se si era abituata all’idea di non averlo più intorno ma al contempo ne era spaventato, avrebbe potuto sapere che già qualcun altro aveva occupato il suo posto, forse lo stesso con il quale lei lo aveva tradito.

Il dolore e l’umiliazione erano ancora troppo potenti nella sua anima.

Decise di lenire questa sensazione di solitudine guardando la televisione, si sdraiò sul divano ma non spinse il bottone dell’accensione perché una bruciante sensazione lo colse tra capo e collo.

Finalmente, dopo tanto tempo la vera comprensione di quanto era successo realmente lo colpì come un fendente al cuore, il dolore finora compresso, poté prepotentemente uscire dal baccello nel quale la cognizione l’aveva relegato e Aldo pianse calde lacrime.

Adesso si rese conto, era davvero finalmente libero.

La mattina lo trovò così, addormentato sul sofà; si svegliò con le ossa rotte e con gli occhi arrossati e cisposi.

Una percezione di vuoto lo permeava, ma un vuoto positivo, piacevolmente caldo.

Si lavò per bene il volto, fece colazione, si vestì e uscì, salì nella macchina posteggiata a breve distanza e si recò nuovamente al lavoro, era contento anche del fatto che avrebbe rivisto Imma ed era consapevole che questo gli avrebbe allietato e alleggerito la giornata.

Così fu, e continuò anche per i restanti giorni delle seguenti settimane. Ogni volta che poteva, passava del tempo con lei, ormai la comprendeva. Aveva appreso che non era sposata né fidanzata, e queste notizie gli misero le ali al cuore, più la conosceva e più se ne invaghiva, e sembrava anche che lei ricambiasse questa simpatia.

Fu questo che gli diede un coraggio enorme quando un venerdì sera, proprio qualche minuto prima della chiusura degli uffici lui la prese da una parte e con ardimento le chiese.

“Imma, so che ci conosciamo da poco tempo, ma ormai non riesco più a smettere di pensare a te, stai diventando veramente importante per me, per questo ti volevo chiedere se domani sera ti piacerebbe uscire, conosco un ristorante dove cucinano il pesce in modo superbo.”

Aver fatto questo per Aldo fu come aver nuotato in apnea per un chilometro, infatti, la frase venne fuori tutto di un fiato e gli lasciò addosso un respiro pesante come nell’iperventilazione.

Sentiva le stille del sudore scendergli lungo la schiena e punzecchiargli il torace.

Tentò, inutilmente, di nascondere l’espressione di compassione che il suo volto ispirava e il tremore delle sue gambe.

“Ne sarò lieta.”  Rispose lei con un sorriso smagliante.

“Allora passo a prenderti domani sera alle venti e trenta, va bene?”

“Perfetto.”

La testa gli girava, non sapeva se per l’emozione o la felicità, la salutò e si diresse verso la porta d’uscita quando lei lo richiamò con un tono di voce a metà tra il sorpreso e il divertito.

“Aldo, questo è il mio indirizzo e il mio numero telefonico”.

Avvilito per la figuraccia l’uomo tornò sui suoi passi e prese il bigliettino da visita che lei gli stava porgendo, poi, come per scusarsi le disse.

“Mi devi perdonare ma non chiedo un appuntamento a una donna da anni.”

“Capisco, non ti devi preoccupare, a domani.”

“A domani sera.”

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Alcano
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Cinquantasette anni e un sacco di e-book all'attivo, scrivo solo per passione e per appassionare, per dimostrare che si è sempre giovani per scrivere.

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